La Parola della Domenica



Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera ...

Chi non è contro di noi è per noi

DOMENICA 26 SETTEMBRE 2021

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B
VIDEO "CHI NON È CONTRO DI NOI È PER NOI" (clicca qui)

È interessante il brano del vangelo odierno proprio per comprendere come ognuno di noi stima e considera la propria “professione” qualunque essa sia. Una volta ci insegnavano che ogni professione deve essere vissuta come una vocazione in quanto è chiamata di Dio a fare qualcosa. Quindi qualsiasi lavoro, deve realizzare la nostra vita, le nostre aspirazioni e deve dare un senso alla nostra esistenza. Quando il lavoro non si esercita come vocazione, ma solo per mestiere o solo per arrivare al 27 del mese, nasce la gelosia, l’invidia, la paura, la pesantezza della vita, nasce la non sana concorrenza e si teme che altri possano rubarci il “mestiere”.

«Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva», non era dei nostri, non è del nostro gruppo. Chi guarda il comportamento delle persone con mente limitata e ripiegato solo su se stesso, non ama il vero bene, né la crescita della comunità, ma ama solo se stesso, i propri interessi, le proprie posizioni, le proprie convinzioni ed ha paura di perdere i propri privilegi e per conservarli è magari disposto a calpestare gli altri.

L’episodio del Vangelo di oggi c’insegna che non siamo noi i padroni della salvezza; noi cristiani abbiamo il compito di diffondere la parola di Dio, testimoniarla con la nostra vita e far incontrare le persone con il Cristo, unico Maestro. Fare il bene, bene, è un dovere di tutti e non è appannaggio di nessuno; non abbiamo solo noi l’imprimatur del bene.

Quanti giovani incontriamo oggi, che nella vita corrono come i bambini guardandosi affianco e dimenticando la meta! Hanno paura della concorrenza perché si sentono deboli dentro. Se qualcuno fa del bene, e magari lo fa anche meglio di te, ringrazialo e ringrazia Dio, vuol dire che il bene sta camminando. Il popolo di Dio non è composto da chi segue noi, ma da chi vive il Bene che è Gesù. Amico mio, non essere geloso, il bicchiere d’acqua fresca non è una buona azione solo se la fa un cristiano, ma è bene da chiunque venga compiuto.

Ogni bene,

don

 

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 9,38-43.45.47-48

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

La vita che non serve, non serve

DOMENICA 19 SETTEMBRE 2021
XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

VIDEO "LA VITA CHE NON SERVE, NON SERVE"
Curioso, meraviglioso, amico, confidenziale, quasi scherzoso, così ci appare Gesù in questo. brano odierno. Ed ancora una volta propone un insegnamento comportamentale dato quando fu in casa, cioè nella riservatezza delle cose familiari. Gesù non mette in piazza i problemi della sua “famiglia”, non fa sceneggiate napoletane, non prepara spettacoli con i problemi del suo gruppo; ma in casa, nella riservatezza e nel rispetto di ognuno, vuol correggere e chiede: “Di cosa stavate discutendo lungo la strada?” Gesù usa il termine discutere, perché c’era un dibattito animato, c’erano opinioni diverse. Non discutevano su un argomento di paese, sulla liberazione di Israele, o su cose che tutti conoscevano e di cui tutti parlavano e solo il maestro ne era all’oscuro! Questa volta parlavano del loro gruppo, del loro stare insieme, di chi era più importante, chi avrebbe preso il posto di Gesù, visto che Lui parlava di morte. Gesù aveva capito, ma conoscendo i suoi, non insiste nel chiedere, non vuol fare l’investigatore come delle volte accade in famiglia: dove sei stato, che hai fatto, chi hai incontrato, perché non me lo hai detto? Lui stimava i suoi per quello che facevano, non per quello che dicevano. Ed ecco ancora un altro modo di correggere: non indaga su quello che dicevano ma offre una soluzione ai loro pensieri. Loro parlavano di chi doveva essere il primo! Per il mondo è importante chi comanda, chi ha potere, per il suo regno è importante chi vive l’autorità come servizio. È un capovolgere la mentalità dominante. «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». Gesù non nega l’autorità, anzi Lui stesso accetta che ci sia un “primo di tutti”, e tracciandone un identikit, si sofferma sul come deve esercitare la sua autorità; non nega l’autorità ma spiega come deve esser vissuta: per Lui il “primo di tutti”, è il “servo di tutti”. Come è duro questo linguaggio, questo modo di pensare. Il primo “di tutti” deve porsi nel mezzo e saper ascoltare prima di tutto gli ultimi, avere una visione da concretizzare e lo sguardo sincero del bambino per vivere e costruire bene il domani. Lui abbraccia chi vive l’autorità in questo modo, Lui abbraccia colui che è il centro non delle loro attenzioni, ma chi è il punto fermo per preoccuparsi di loro e dei loro problemi. Amico mio non si governa con la paura, ma servendo ed ispirando entusiasmo: una vita che non serve, non serve.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 9,30-37
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Cosa pensi di me?

DOMENICA 12 SETTEMBRE 2021
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

VIDEO "COSA PENSI DI ME?"
Ancora una volta ci ritroviamo dinanzi alla domanda che Gesù, ieri come oggi, rivolge ad ognuno di noi: “Cosa pensi di me?” Cosa pensiamo di Gesù? È vero che Gesù prima chiede cosa pensano gli altri di lui, ma questo era per vedere se i suoi discepoli percepivano l’umore della gente e se sarebbero stati sinceri con Lui nel riferirlo o avrebbero occultato la verità pur se amara. Come è difficile per noi essere sinceri con gli amici, specialmente se dobbiamo riferire qualcosa che è doloroso, offensivo. Spesse volte la sincerità nell’amicizia non è il nostro forte, certo non per tutti, non vogliamo fare di tutta l’erba un fascio, ma... Gli apostoli riferiscono le cose buone che dicono di Gesù, tralasciando di dirgli che la gente dice anche che è un beone, un mangione, che accoglie le prostitute, abbraccia i peccatori, entra nelle case dei pubblicani... Gesù sorvola su queste dicerie perché è consapevole che è la sua coscienza a dargli ragione e chiede ai suoi, al suo gruppo quasi per uscire da quel bailamme di dicerie, che vanno ascoltate ma non certo prese in grande considerazione. Lui vuol sentire il loro parere perché se in un gruppo non c’è stima, non c’è fiducia reciproca, non si cresce. Il tutto è il quel “Ma”: “Ma voi cosa pensate di me?” Domanda forte; è come se tua moglie o tuo marito o un tuo amico all’improvviso, nel bel mezzo di un discorso importante o mentre fai qualcosa di bello, ti chiedesse: “Cosa pensi di me?”. Per nascondere la sorpresa, la più calma delle nostre reazioni sarebbe: “Che centra ora questo? Stiamo facendo un’altra cosa. Hai la capacità di rovinare tutto...” Forse anche i discepoli alla domanda provano disagio, ma Pietro, nella sua focosità, rompe il disagio. Dice quello che sentiva nel cuore: “Tu sei il Cristo” La più bella e spontanea professione di fede. Anche se un attimo dopo viene rimproverato perché ha un concetto di Dio lontano dalla realtà, ancora veterotestamentario, la sua parola resta sempre un punto fisso per un valido cammino di fede.
Amico mio, Gesù chiede anche a te: “Chi sono io per te?” Rispondi con il cuore e la mente, ritrova in te quel legame con Gesù che ti guida nella vita, e vivi di conseguenza.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 8,27-35
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

Effatà Apriti

DOMENICA 05 SETTEMBRE 2021
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

VIDEO "EFFATÀ APRITI" 
«Effatà», cioè: «Apriti!». Signore donaci il dono della parola, per vedere e lodare le meraviglie dell’universo, risveglia la forza della parola per saper confutare il male e diffondere il bene. Oggi la parola vera è nascosta nei meandri della paura. Viviamo come con il gioco delle tre scimmiette: non vedo, non sento non parlo. Quanta omertà nella società e perfino nella Chiesa, eppure Tu, Gesù ci hai detto “sia il vostro parlare “Si” quando è Si e “No” quando è No. Questo brano odierno richiama alla mente il giorno del nostro battesimo quando il sacerdote toccandoci le orecchie, la bocca e gli occhi ci aprì alla vita, all’ascolto della parola di Dio e alla sua testimonianza, con le stesse parole di Gesù e con una preghiera: “Effatà: Il Signore ti conceda presto di ascoltare la sua Parola e di professare la tua fede”. Seguono nel brano evangelico un susseguirsi di gesti che indicano il cammino giusto della parola da professare. Gesù tocca prima le orecchie e poi la bocca quasi a dire che l’ascolto è necessario per poter parlare e non dire parole vuote. Prima di parlare bisogna saper ascoltare, pensare e poi parlare. Una volta si insegnava ai bambini la regola delle 10 P: Prima Pensa Poi Parla Perché Parole Poco Pensate Portano Pena. Queste cose non solo non si insegnano più, ma gli adulti le hanno da tempo dimenticate; anzi prima ancora che tu finisca il tuo parlare, l’altro già ti offre la sua spiegazione. Lo vediamo nei dibattiti televisivi, l’accavallarsi di espressioni, di parole, di urla di concetti senza ascoltare ciò che l‘altro vuol dire; sembra ci si voglia pavoneggiare con il gusto di ascoltarsi e non con il dovere di ascoltare, riflettere e magari imparare qualcosa dall’altro. Questo appartarsi di Gesù con il balbuziente è insegnarci che l’ascolto è un cammino da fare, una scuola da frequentare. Solo dopo l’ascolto si può parlare con più convinzione, con sicurezza e correttamente. 
Amico, mio le parole passano attraverso le orecchie, devono riposare nella mente e solo dopo aver attraversato il cuore, possono essere dette in dialogo. Perciò, prima pensa poi parla perché parole poco pensate portano pena.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 7,31-37
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Ascoltatemi tutti e comprendete bene

DOMENICA 29 AGOSTO 2021 
XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

VIDEO "ASCOLTATEMI TUTTI E COMPRENDETE BENE"
Sorprendente questo brano di Marco; sembra un insieme di due quadri, volutamente dipinti da Gesù sulla stessa tela, quasi volesse sostituire il primo con il secondo dai colori più vividi. Il primo dipinto riguarda la diatriba con i farisei e scribi sul rispetto dell’igiene di lavarsi le mani prima di mangiare e altro su altri precetti pignoli! In realtà lo stesso evangelista Marco, vuole mettere in evidenza che loro stessi fanno le cose per tradizione, non per convinzione, non perché ne vedono l’utilità e la necessità per l’igiene del corpo, ma per scrupolo eccessivo. Marco lo scrive a perpetua memoria “fanno queste cose per tradizione”. Razza di ipocriti, incalza Gesù, trascurando Dio, vi attaccate a precetti di comodo. Guardiamoci attorno: quanti impiegati nella chiesa, nello stato, nella famiglia, insegnano, ma non vivono quello che insegnano? Quanti fanno le cose per tradizione esteriore e non con convinzione! E magari sono proprio quelli che vorrebbero che la Chiesa cambiasse alcune regole che non hanno bisogno di essere cambiate, perché sono parte viva, parte integrante della legge della vita, ma sono contrarie al loro egoistico modo di impostare la vita! Ed ecco Gesù che dopo aver fatto una amara riflessione “questo popolo mi onora con le labbra ma non col cuore”, ricomincia il nuovo dipinto con quelle parole: “Chiamata di nuovo la folla…” quasi a dire: cancellate il discorso di prima e riprendiamo sul serio, sul come deve essere il rapporto con Dio e diceva loro: “Ascoltatemi tutti e comprendete bene…”. È come passare una mano di bianco sul primo dipinto e iniziarne uno nuovo. Nella vita, delle volte, bisogna avere il coraggio di saper chiudere i discorsi. Non è un non discutere, ma un non perdere tempo. Ed il cambiamento è proprio in quel “Ascoltatemi”; è iniziare daccapo come niente fosse accaduto. Ascolta, è la prima parola della legge ebraica “Shemà Israel” Ascolta Israele... parliamo tra noi, è una ripresa confidenziale con i suoi ascoltatori. E anche se Gesù sembra ripetere il concetto di prima, ora lo approfondisce. Dio non guarda le apparenze ma ciò che suggerisce il cuore. Non ciò che entra nel corpo è peccato, ma nella vita bisogna stare attenti a ciò che esce dal proprio cuore.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 7,1-8.14-15.21-23
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Non si cambia fuggendo

DOMENICA 22 AGOSTO 2021
XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B
VIDEO "NON SI CAMBIA FUGGENDO"
Volete andarvene anche voi? Domanda che Gesù rivolge ai suoi di allora, ma certo la rivolge anche a noi che siamo qui insieme. La rivolge a noi sempre scontenti dell’operato del Papa, della Chiesa, delle leggi della chiesa: la rivolge a noi eterni delusi, incontentabili, insoddisfatti! È vero ci sono degli errori, delle interpretazioni sbagliate da parte dei suoi seguaci, ma non possiamo fare di tutta l’erba un fascio. A volte nella chiesa si fanno anche cose sbagliate, certo, ma anche quando si fanno cose buone, diciamo che il linguaggio è duro, lontano dalla realtà, fuori tempo e fuori moda. Riflettiamo un momento: il male deve essere sempre condannato ma chiediamoci, quale realtà vorremmo noi, quella che soddisfa i nostri comodi, i nostri piaceri, i nostri capricci, le nostre visioni? Si, perché delle volte siamo noi a non voler cambiare perché fissati nella nostra logica, nel nostro pensiero comodo o legati a mode piacevoli e non funzionanti, e non accettiamo l’idea dell’altro. Ci stiamo allontanando dalla Verità. Oggi è vero solo ciò che ci piace e, se una cosa la dice un altro, solo perché non la pensa, come la penso io, è falsa a priori, non si pensa a ciò che si è detto, ma a chi l’ha dice. Allora il linguaggio è duro! Anche oggi critichiamo alla Chiesa solo per sentito dire o per prurito di udire? Non parlo di errori che la Chiesa come struttura ha commesso negli anni, questi ci sono stati e forse ci sono ancora, speriamo che non si ripetano. Importante è riconoscere gli errori e questo la Chiesa lo ha fatto e lo sta facendo. Non dimentichiamo però che dove c’è l’uomo, l’umanità, c’è la possibilità dell’errore. Questo detto, non vuol essere una scusante, ma impegno a formarsi, formare e testimoniare ciò che il Signore ci ha insegnato veramente. Il primo vero gesto della Chiesa è impegnarsi a non “abbandonarsi alla tentazione” e secondo dove ha sbagliato, saper chiedere scusa con umiltà. E dinanzi a questa tempesta che avvolge oggi la chiesa, vogliamo abbandonare la nave? Non si abbandona la nave se il nostro “amore” è sulla nave, ma si lotta per rimetterla in rotta dall’interno. Inoltre ognuno deve sentirsi responsabile della sua andatura, finché non raggiunge il porto sicuro. Quanti lasciano la chiesa perché hanno litigato con il prete, con la “struttura chiesa”? La chiesa non è solo questo, essa è Annuncio di salvezza, è contenitrice di valori, di spiritualità, di proposte di stile di vita, di idee, di testimonianze, è conforto, ascolto, abbraccio, risposta è anima dell’anima! Certo, c’è da cambiare e credimi, c’è da cambiare, ma non si cambia fuggendo, ma stando dentro e facendo sentire la propria voce. Oggi si contesta più per salvaguardare il nostro ruolo, le proprie strutture che a concretizzare, testimoniare la parola di Dio. La risposta di Pietro è faro per ieri, come per l’oggi, non perché non abbiamo altro da fare o da scegliere, ma perché, nonostante tutto, la nostra “nave” è l’unica imbarcazione plausibile ai problemi della nostra vita ed ha un Cristo che può affrontare le tempeste della vita con padronanza.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,60-69
In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

L'anima mia magnifica il Signore

DOMENICA 15 AGOSTO 2021
ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – SOLENNITÀ
VIDEO "L'ANIMA MIA MAGNIFICA IL SIGNORE" (clicca qui)
Il Magnificat, il canto più superbo e nello stesso momento più umile e più bello che potesse uscire dal cuore di una donna. Stupendo il canto, meravigliosa la creatura che lo ha cantato! «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata...».
È un inno alla vita, alla gioventù, all’amore. L’uomo che si inginocchia all’uomo
La certezza della presenza di Dio nella nostra vita, ci rende forti e ci spinge a pensare oltre, fuori dalle righe, fuori dall’abitudinarietà a volte irrazionale. Maria pur vivendo una sua situazione di disagio, nuova, incomprensibile, abbraccia la sua felicità, perché non solo è certa che Dio è con lei, ma è anche consapevole che è anche con quelli che lei ama. A volte ci perdiamo in disquisizioni teologiche nel voler saper dove è il corpo Maria e dimentichiamo che tutta la descrizione del brano ci presenta una donna straordinaria che pur se donna nella carne, cammina già a tre metri da terra; lei vive dentro di sé le tue stesse paure, le tue speranze, le tue certezze e dedica anima e corpo a qualcosa che ha accettato con fatica, che farà nascere con sofferenza ma che in cuor suo già sa che non finirà mai. Questo stile di vita, questa consapevolezza è già Assunzione, è già essere prediletta, è già vivere da vivente a due metri dal cielo! Quando si ama una persona non importa sapere dov’è, perché si è certi che la si porta nel cuore e nella mente. Tante altre sono le riflessioni per la nostra vita che possiamo tirar fuori da questo brano. “Andò in fretta verso la regione montuosa...” Affrontare la vita con le sue difficoltà, sempre con la gioia nel cuore e con la certezza che Dio non l’abbandona perché lei ha fede, e l’evangelista Luca esalta questa fede. “E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore” La fede è la virtù che ha accompagnato Maria nel suo cammino e l'ha radicata profondamente nel progetto di salvezza di Dio.
Amico mio, il peccato della nostra società, è il credere solo in noi stessi, nelle nostre forze, nelle nostre istituzioni e poco abbandonarsi all’amore dell’Altro, alla forza della spinta di Dio che abita dentro di noi. Troppo attaccati alla materialità per assaporare le cose spirituali del cielo. Anche tu ripeti con gioia:
«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore”
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,39-56
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Non mormorate

DOMENICA 08 AGOSTO 2021
XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B
VIDEO "NON MORMORATE" (clicca qui)

Diverse volte incontriamo nel Vecchio, ma soprattutto nel Nuovo Testamento, qualche ammonimento sul verbo “mormorare”. Non solo “la mormorazione è un vizio volontario che fa morire la carità”, come dice Padre Pio, ma è certamente anche un malessere dell’animo che crea divisione, confusione. Questo brano del Vangelo capita a pennello durante l’estate, perché a volte sotto l’ombrellone, pur con le dovute distanze, è facile parlare di quella o di quell’altra persona, mormorare sulla sua vita, sul suo corpo... e chi più ne ha, più ne metta. Le parole di Gesù sembrano un accorato invito ai suoi, “non mormorate tra voi”. Pensate alla vostra vita da vivere e da spendere: avete già voi stessi tanti problemi, non fatevene degli altri; pensate a limare i vostri difetti, confrontatevi non con i difetti altrui, ma con il meglio che è in voi. Anche Papa Francesco nelle omelie a Santa Marta, tra i mali della Chiesa inserisce proprio la mormorazione e dice: «di questa malattia ne ho già parlato tante volte ma mai abbastanza: è una malattia grave che inizia semplicemente, magari solo per fare due chiacchiere e si impadronisce della persona facendola diventare "seminatrice di zizzania" e in tanti casi "omicida a sangue freddo" della fama dei propri colleghi e confratelli». È la malattia delle persone vigliacche che non avendo il coraggio di parlare direttamente parlano dietro le spalle. San Paolo ci ammonisce: "fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri" (Fil 2, 14-18). Fratelli, guardiamoci dal terrorismo delle chiacchiere! Consiglio questo quanto mai necessario per vivere in serenità. Amico mio non soffermarti sul male, ma aiuta a far camminare il bene; solo così, la Parola di Dio potrà entrare nella tua vita e diventerà forza e tu sarai attirato dal Padre misericordioso. Cibati non di parole vane, ma di Parola di Dio e della Parola che diventa Carne, diventa Vita.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,41-51
In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?». Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Affidati e fidati di Gesù

DOMENICA 01 AGOSTO 2021
XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B
VIDEO "AFFIDATI E FIDATI DI GESÙ" (clicca qui)
Diversi sono gli spunti di riflessione che il vangelo odierno ci suggerisce, ma in maniera particolare ne prendiamo due che sono più vicini alla nostra realtà, alla nostra vita, al nostro modo di vivere il senso del sacro: cosa bisogna compiere per fare le opere di Dio e il problema fede. Sono due concetti legati fra di loro in una complementarietà dinamica: l’uno non può stare senza l’altro, ed ancora l’uno cresce se l’altro agisce. Gesù, rispondendo alla domanda posta dai discepoli, ci dice che per compiere l’opera di Dio, bisogna credere “in colui che egli ha mandato». Cioè credere in Gesù Cristo inviato del Padre, ma credere vuol dire conoscere, accogliere il suo messaggio, condividere le sue idee e testimoniarle. Allora è lecito domandarsi: conosciamo noi Gesù Cristo? Seguiamo sui social network la vita, doppia vita di tutto e di tutti, calciatori, attori, giornalisti, amici... insomma conosciamo la vita altrui ed i fatti e misfatti altrui sono di nostro dominio, ma di Cristo conosciamo niente o poco meno di niente. Eppure, quella di Gesù è una vita che, quando la si accosta, innamora, alletta, attira. Accostarsi a Lui è già compiere le opere di Dio! E poi c’è l’altro spunto a cui abbiamo accennato, strettamente legato a questo: la fede. Non si può avere fede in una persona se non la si conosce! La fede è fiducia, stima, attenzione. Inoltre la fede ha bisogno di segni che ci aprano a credere e ci incoraggiano alla testimonianza. Non si crede al nulla e non si può dire di credere in qualcosa se non lo dimostriamo con i fatti. È questa forse una frase blasfema? Certamente no: come posso avere fiducia in una persona che non conosco o che si comporta in maniera diversa da ciò che dice; non è coerente con se stesso! La fede nella nostra religione o in una persona è perché quella persona mi dona delle garanzie, mi offre sicurezza, mi dona aspettativa. Oggi nel campo religioso o del sacro tutto, siamo molto superficiali. Ci interessiamo di santi, di chiese da costruire, di miracoli, ma il conoscere ciò che hanno fatto per essere santi non interessa. 
Amico mio, affidati e fidati di Gesù, Lui non ti lascerà mai solo.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,24-35
In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Per metterlo alla prova

DOMENICA 25 LUGLIO 2021
XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B
VIDEO "PER METTERLO ALLA PROVA" (clicca qui)

Gesù dopo il ritorno dei suoi dalla missione e il bel momento di condivisione, e dopo averli portato in un luogo deserto per farli riposare, ora vuole spingerli a crescere di più, li vuole mettere alla prova dinanzi alle difficoltà. È facile affrontare i problemi della vita quando tutto va bene e si hanno i mezzi necessari; si diventa maturi e responsabili quando dinanzi alle difficoltà impreviste non si perde la testa e si ha la forza, la capacità e il coraggio di prendere decisioni adeguate al momento con i pochi mezzi che ci ritroviamo tra le mani. Gesù ama i suoi, ma non vuole lasciarli nell’immobilità perché pensano: tanto Gesù risolverà Lui i problemi. Lui vuole spronarli a migliorarsi sempre e ad affrontare i problemi con le loro forze.
Nel Vangelo odierno, secondo l‘evangelista Giovanni, sembra che Gesù stesso crei questa situazione: “Diceva così per metterlo alla prova”. Non è un esame, perché chi ama non esamina ma incoraggia. Filippo, da buon discepolo, con la sua risposta non si fa trovare impreparato, anzi dimostra che ha visto il problema ed ha esaminato le casse del gruppo, quindi ha sotto mano la situazione, ma non sa trovare la soluzione, perché rimane ancorato alla sua prospettiva e non è capace di guardare oltre. A noi non interessa il miracolo in sé, ma l’episodio intero, come cioè gli apostoli si mettono in movimento dinanzi ad una situazione che potrebbe sfuggire dalle mani: chi cerca, chi trova, chi suggerisce, chi ha paura, chi ha dubbi... Dopo che Gesù ha visto il loro impegno, mette tranquillità e compie “il miracolo” con ciò che abbiamo aprendoci ad uno sguardo coraggioso: è la serenità dell’amore che, quando lo offriamo, si moltiplica a dismisura. Gesù non si sostituisce a noi nelle difficoltà, ma ci aiuta quando noi non possiamo andare più avanti; ed ecco quel “fateli sedere”. Abbiamo misurate le nostre forze, le nostre possibilità, le capacità di ognuno, ora affidiamoci a Lui, da soli non ce la faremo mai. Se ci affidiamo a Lui, nella nostra vita, ci sarà sempre il di più.
Amico mio, lavora con onestà ogni giorno secondo le tue possibilità e capacità, affidati a Dio. Lui sicuramente non ti abbandonerà e ti aiuterà a comprendere che in quello che hai in mano c’è già la soluzione. 
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,1-15
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Riposatevi un poco

DOMENICA 18 LUGLIO 2021
XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B
VIDEO "RIPOSATEVI UN POCO" (clicca qui)

Abbiamo ascoltato il Vangelo di oggi, esso è una lezione di quotidianità. Che bel momento di vita comune e che bel metodo per far sì che una comunità cresca: fare relazione, quando entri e quando vai via. Ciò è necessario per avere la situazione sempre condivisa, sotto controllo, sempre aggiornata. Ma questo dovrebbe accadere non solo nell’industria, nelle famiglie, nelle comunità, da parte di chi ha lasciato e di chi entra nel nuovo lavoro per vedere che cosa ha fatto e vuol fare, ma anche nella nostra coscienza, nella nostra vita spirituale. Il vecchio esame di coscienza, ora scomparso nei meandri delle battute “che il sacro non serve più”, serviva per fare il punto della situazione, della tua, della nostra vita spirituale, umana, comunitaria e con Dio stesso. Oggi c’è il rischio che non raccontiamo più quello che abbiamo fatto ed insegnato e come lo abbiamo fatto, non ascoltiamo la nostra coscienza ma reagiamo per quello che gli altri pensano di noi. È bello allora ricordare una frase di Charlie Chaplin: “Preoccupati più della tua coscienza che della reputazione. Perché la tua coscienza è quello che sei tu, la tua reputazione è quello che pensano gli altri di te. E quello che pensano gli altri di te è un problema loro.” La formazione della retta coscienza e il viver secondo coscienza è l’unico modo per non essere dipendenti dal parere della maggioranza. Gesù è contento dell’operato dei suoi discepoli, perché oltre ad aver predicato, diffuso, testimoniato il suo messaggio di salvezza, sono felici di averlo fatto. Gesù legge nei loro cuori la gioia della vita e la serenità per aver fatto il loro dovere.
Amico mio, vivi, testimonia la parola di Dio con amore e convinzione e segui sempre la tua coscienza, curati che sia ben formata. Agisci con coscienza verso te stesso e verso gli altri, abbi il coraggio di guardarti allo specchio, di apprezzare il bene che fai e di non rimproverarti continuamente, sii padrone e responsabile delle tue azioni. Sia la coscienza retta, l’ago della bussola della tua vita quotidiana. Gesù sarà contento di te e gli uomini ti apprezzeranno. Buona conversazione con Gesù e buon esame di coscienza.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,30-34
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Facciamo il nostro meglio

DOMENICA 11 LUGLIO 2021
XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B
VIDEO "FACCIAMO IL NOSTRO MEGLIO" (clicca qui)

La vocazione degli apostoli: andare, predicare, allontanare il male, e non preoccuparsi se le tasche si riempiranno o resteranno vuote. Questo è il programma di Gesù, l’idea che loro devono seguire! In ogni servizio da realizzare c’è la raccomandazione della povertà e della rinuncia che non deve essere vista come privazione ma come base per sentirsi liberi. Come siamo diversi, noi oggi. Quando ci chiamano per un servizio, la prima parola che diciamo è: “quanto mi dai?” È vero che il danaro è necessario per vivere, ma non deve mai essere priorità nel nostro discernimento, piuttosto sempre a servizio. Tu sei la casa della tua vita, dei tuoi amici, di chi ami; munisciti di amore, perdono, sorrisi, giovialità ed un pizzico di spensieratezza e sarà una casa serena. In un mondo dove il “dio quattrino” regna sovrano questo, determina le nostre scelte, condiziona la passione nel gestirle, guida la volontà nell’agire. Oggi manca la spontaneità e la libertà nel fare le cose. A seguire, il mandarli a due a due è perché ognuno possa essere testimone di ciò che viene fatto e testimoniato. Non deve essere la ricchezza o lo sfarzo a conquistare l’adesione degli ascoltatori ma la semplicità nel dire e nell’essere, la verità nel contenuto di ciò che annunciano e la coerenza del dire e fare. Un maestro, un predicatore che è appesantito da sacche di danaro, da valigie di potere, da rumore di applausi, da sete di fama ha un solo destino: “Quel giorno fu il primo della morte / e per primo fu la causa dei mali” (Virgilio).
Gesù con le parole del brano odierno, si preoccupa del come dobbiamo essere. A volte il “come” viviamo è molto più eloquente di quel che diciamo. Anche perché la povertà dei mezzi è lo strumento migliore che usa Gesù stesso; l’importante è avere il cuore straripante d’amore. “Non è per la grandezza delle nostre azioni che noi piaceremo a Dio, ma per l’amore con cui le compiamo” (San Francesco di Sales). Nel nostro servizio, nel tempo della predicazione, ci potrà essere l’insuccesso. D’altra parte Lui assicura il lavoro, non il successo: questo non dipende neanche da noi, da noi dipende fare il meglio che possiamo.
Amico Mio, i discepoli, vanno, annunciano come aveva detto Gesù ed accade loro quello che aveva previsto. Anche a te, a noi accadrà la stessa cosa se ci impegneremo ad essere e a vivere la vocazione alla quale siamo stati chiamati. Buona strada.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,7-13
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

L'incredulità dei conoscenti

DOMENICA 04 LUGLIO 2021
XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

VIDEO "L'INCREDULITÀ DEI CONOSCENTI" (clicca qui)
È veramente strano, si vive insieme nella stessa città, nella stessa casa, nello stesso condominio, nella stessa comunità e non sappiamo nulla gli uni degli altri. Gesù è vissuto a Nazareth per più di trent’anni, i suoi paesani lo hanno visto, forse si son serviti di lui per qualche lavoretto, in quanto falegname come suo padre, eppure appena questo Gesù esce fuori dalla sua bottega e propone uno stile diverso di vita, compie delle cose meravigliose e parla insegnando, nessuno lo conosce più. Quando una persona viene etichettata, fa molta fatica ad uscir fuori dall’abito che gli altri gli hanno cucito addosso. Così accade nel vangelo odierno, Gesù falegname, incomincia a predicare nel suo paese tra i suoi amici un modo di vivere nuovo, di pensare, di agire fuori dal sentire comune e nessuno lo riconosce più. Anche oggi si è amici, ma appena incominci a parlare di Dio o delle cose sacre, tutti si allontanano o ti etichettano “presuntuoso”. Per loro, Il figlio del falegname non poteva diventare maestro! Quanti pregiudizi abbiamo anche noi nella nostra testa! In questo brano però non possiamo non vedere che la fede non è una imposizione, ma scelta libera; se non ci apriamo all’accoglienza, Gesù nel rispetto della nostra libertà, non riesce né a convertire, né a guarire. Chissà quanti di noi, ancora oggi, vorrebbero vedere un Dio da segni straordinari, miracolistici, un Dio potente. Lui invece per amore si è spogliato delle vesti della sua divinità per essere più vicino a noi, mentre per noi è troppo uomo per essere creduto Dio, troppo sincero, per essere ritenuto vero uomo, troppo misericordioso, per essere ritenuto giusto e per questo le persone “si scandalizzavano di lui”. Era troppo aperto di mente, per essere ritenuto maestro, troppo veritiero per essere un salvatore, troppo buono per essere un messia giusto e fare una lunga strada con noi. 
Amico mio, Gesù nonostante questo fallimento, non demorde, non si arrende, il bene da fare è molto ed è più importante del male che riceve: egli continua la sua missione andando altrove, sempre predicando e operando il bene. Anche noi, non curiamoci di chi non vuole accettare la verità, ma lavoriamo sempre perché la verità vada avanti.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,1-6
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.

La fede: un cammino da fare

DOMENICA 27 GIUGNO 2021
XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B
VIDEO "LA FEDE: UN CAMMINO DA FARE" (clicca qui)

Due persone che vanno incontro a Gesù lungo la strada: due modalità di vivere la fede. La fede non è uguale per tutti. Essa non è un pacchetto azionario che si consegna in banca, essa è presenza che deve essere vissuta giorno dopo giorno e cresce con un cammino da fare in maniera personale. Gesù alla donna dice: “La tua fede ti ha salvata”, aveva camminato con la sua speranza, e all’uomo dice, “non temere, ti chiedo soltanto di aver fede” incomincia ad aver fede in me. La prima, un’affermazione, la seconda una richiesta di fiducia. Questi due episodi, narrati dall’evangelista Marco nel vangelo odierno, ci mettono non solo a confronto con la morte e la disperazione e con la conseguenza che crea la sofferenza; ma sono anche invito a vedere la forza che viene dall’avere fede. Chi vuol vivere la vita fino in fondo, non si arrende dinanzi alle difficoltà e, pur di liberarsi dalla sofferenza, tenta ogni strada. La donna dopo aver provato tutte le strade conosciute ed avere sperimentato l’incapacità e l’ignoranza di chi avrebbe dovuto guarirla, si rivolge a Gesù. “Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti” pensa la donna. Il tutto di questa donna è in quell’”anche”, è nel minimo, dopo aver speso tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, ora gli basta poco per dare vita alla speranza: il lembo del mantello di quel Messia. Questa è fede: la donna nel cuore è già guarita, manca l’atto, l’ufficializzazione del tocco, ed è fatta. Gesù cerca la donna impaurita, per affermare la determinazione della sua fede e dirle: non io, ma la tua fede ti ha salvato, va in pace! Tutti e due i personaggi del brano si buttano ai piedi di Gesù e Lui li alza, li incoraggia, si incammina con loro nella sofferenza ma poi li invita ad andare avanti a testa alta: li vuole in piedi dinanzi alle difficoltà. 
Amico mio le difficoltà non sono un muro, ma una spinta alla ricerca e ad andare avanti e camminare insieme con uno sguardo particolare verso chi è in difficoltà. Ai parenti della bimba dice con insistenza: datele da mangiare! Sostenetela voi ora. È nostro compito aiutare a vivere, non con l’assistenzialismo deleterio, ma con un sostegno che aiuti la persona nella ricerca della sua autonomia e nel rispetto della sua dignità.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 5,21-43 - FORMA BREVE
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Maestro, non t'importa di noi?

DOMENICA 20 GIUGNO 2021 
XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

VIDEO "MAESTRO, NON T'IMPORTA DI NOI?" (clicca qui)
Gesù, in questo brano evangelico oltre a suggerirci un approfondimento formativo, ci propone un metodo di convivenza. Il Vangelo, come tutto il mondo del sacro di ogni epoca, per essere credibile, non può non avere una corrispondenza nei comportamenti umani: esso è anche consiglio per una sana e concreta convivenza sia per chi crede come anche per chi non crede; è un buon galateo della vita.
In un momento di panico, Gesù prima risolve il problema e poi discute sulla situazione. A volte noi discutiamo sul problema e tralasciamo di riparare i danni che lo stesso problema continua a creare nelle comunità. I latini dicevano: “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur” che significa: “Mentre a Roma si discute Sagunto viene espugnata”.  In altre parole, mentre si fanno chiacchiere, la gente muore.
Quando la situazione è risolta, Lui discute, chiede: “Perché avete paura?” Questo lo ha chiesto ieri e lo chiede anche oggi ad ogni cristiano. È vero che i problemi non mancano mai e non dobbiamo chiudere gli occhi dinanzi alle difficoltà che ci assillano, ma è anche vero che dovremmo avere più fiducia in noi stessi e negli altri e lottare per costruire non per distruggere ciò che già funziona. Abbiamo la barca e gli strumenti per governarla ed inoltre Gesù è con noi, anche se sembra dormire, Lui non ci ha mai abbandonato.
Il problema è che non crediamo nelle sue possibilità, nelle sue capacità, crediamo che dobbiamo affrontare il problema solo con le nostre forze e magari abbiamo anche l’ardire di rimproverarLo perché non fa nulla. “Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Non accade così anche nella vita sociale? Lo Stato non funziona, la Chiesa agisce male, gli altri non sanno fare nulla e quelli scelti da noi che, dovrebbero pensare alle nostre necessità, non affrontano i problemi, non si preoccupano che siamo perduti! 
Amico mio, ti troverai certo deluso se credi che gli altri faranno per te lo stesso che farai per loro, ma tu non pagare con la stessa moneta. La severità del cuore non serve a nessuno, nell’attesa che la fiducia metta radici e cresca, tu, nel tuo piccolo, sforzati di costruire col poco che hai il molto che puoi; ne favorirai certo la crescita e avrai attorno a te, una gran bonaccia. 
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 4,35-41
In quel tempo, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Il Regno di Dio è...

DOMENICA 13 GIUGNO 2021
XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

VIDEO "IL REGNO DI DIO È..." (clicca qui)
“Come...”. Gesù si preoccupa di spiegare come è fatto il “Regno di Dio” ed usa dei paragoni. Lui sa benissimo che una cosa è ben detta se è ben capita. A Lui non interessa solo divulgare notizie, ma si preoccupa che i suoi ascoltatori comprendano quello che lui vuole insegnare. Questa è la tecnica del vero maestro: non si accontenta di aver fatto la lezione o aver fatto una bella predica, una bella spiegazione, ma si preoccupa di sapere se i suoi fedeli abbiano capito.
Capita spesso sentire dai nostri fedeli la frase: “Che bravo il nostro sacerdote, ha fatto una bella predica”, e quando chiediamo “cosa ha detto?” rispondono: “non ho capito nulla, ma ha fatto una bella predica”. La semplicità non vuol dire pressappochismo; noi non lavoriamo per ricevere applausi ma per concretizzare il compito ricevuto: diffondere la Parola, la Buona notizia.
Ed eccoci al Regno di Dio, un regno del cuore che non cresce secondo il nostro modo di pensare, ma secondo la logica di Dio. Il suo Regno è il compimento del cammino della vita umana, vissuta in pienezza con Lui. 
È simile ad un seme... Il bello di questa parabola, di questo paragone, è che ci mostra come Dio sia veramente un Padre. Lui non si preoccupa se noi lo amiamo o non lo amiamo, se dormiamo o vegliamo; Lui continua a crescere per noi e continua ad amarci e non solo, ma nell’umiltà del più piccolo dei semi, che “cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto” ci offre protezione, rifugio, accoglienza. È l’essenza di Dio. 
Amico, anche noi dobbiamo vivere questo regno; anche noi dobbiamo essere un piccolo seme e non dobbiamo solo crescere, diffondere questo Regno soltanto con le nostre parole, ma essere punto di riferimento. Lo Spirito Santo è sceso su di noi proprio per invitarci ad essere rifugio, sostegno, conforto, amicizia. È vivendo nell’umiltà del piccolo seme che saremo capaci di diventare grandi. 
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 4,26-34
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Buon Pastore, vero Pane

DOMENICA 06 GIUGNO 2021
SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO - SOLENNITÀ – ANNO B
VIDEO "BUON PASTORE, VERO PANE" (clicca qui)

È una pagina meravigliosa che cambia la storia della vita umana, che unisce con una fusione: la divinità con l’umanità. È difficile, ma è realtà, intorno a questo mistero gira tutta la vita umana e divina, diremmo quasi il nostro credo. Dal Dio che vive nel tempio e che si squarcerà, durante la morte di Gesù, si passa al Dio che è dentro di noi, che diventa nostra forza, nostro alimento, diventa acqua, nostro cibo di vita eterna. Ancora una volta, il tutto è sul “questo è il mio corpo… il mio sangue” e pensare che prima aveva detto “dove è la mia stanza dove celebrare la Pasqua”?
Lui ci vuole con sé, vuole farci attraversare il fiume del male verso la liberazione, vuole mangiare con noi del nostro cibo; usa la stanza del nostro cuore per celebrare la nuova Pasqua, ma si serve dei frutti del lavoro delle nostre mani e su questi dice “questo è il mio…”. Quasi a dire ad ognuno di noi: tutto ciò che è mio è vostro e la vostra vita, il vostro vivere è il mio corpo, le vostre preoccupazioni, sono mie: bellezza e grandezza dell’amore. È come se cambiasse il punto di vista della nostra quotidianità: il punto centrale non è Lui che è nostro padre, ma noi che siamo figli suoi. Specificità dell’amore di un Dio Padre misericordioso!
“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”.
Questa solennità del Corpo e Sangue di Cristo è la pienezza dell’amore e la sicurezza che Dio ha bisogno di noi e noi siamo importanti per Lui. Molti per credere cercano segni, ma la festa odierna è il segno più grande dell’amore e della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il suo amore supera il nostro peccato e a volte non considera neppure la nostra indifferenza.  
Amico mio, ripeti con fede parte della sequenza che ci viene proposta nella liturgia odierna  
Buon Pastore, vero pane,
o Gesù pietà di noi: 
nella terra dei viventi. 
Tu che tutto sai e puoi, 
che ci nutri sulla terra, 
conduci i tuoi fratelli 
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 14,12-16.22-26
Il primo giorno degli àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?". Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Unità nell'amore

DOMENICA 30 MAGGIO 2021 
SANTISSIMA TRINITÀ – SOLENNITÀ – ANNO B
VIDEO "UNITÀ NELL'AMORE" (clicca qui)
Ecco il segno, andate, battezzate, insegnate: è questo il compito della chiesa, dei cristiani, di chi sente dentro di sé la voce che lo chiama a voler essere seguace di Gesù Cristo. Ma prima di soffermarci su questi tre verbi del vangelo odierno, richiamiamo un movimento precedente. Gesù si avvicina: in genere sono gli altri che vengono portati o si avvicinano a Gesù; ora, dopo la risurrezione, in questo tempo di incredulità nella sua persona, è Lui che si avvicina, si affianca, vuole partecipare con la sua vita alla vita dell’umo, vuole sentire le sue difficoltà. È un mettersi a servizio, un incoraggiarli ad andare avanti, a far comprendere loro che non saranno soli nello svolgere un altro pezzo di strada.
Andate, smuovetevi, non aspettate che gli altri vengano a voi, ma voi andate a cercarli, andate nelle case, nelle loro città, entrate nella loro cultura, non siate pigri, poltroni, credendo che voi possedete la comodità e gli altri devono venire a cercarla. 
Voi ci siete perché ci sono loro; senza di loro la vostra presenza non serve.
Siate missionari, perché se la Chiesa non vive in stato di missione, può dare le dimissioni. Battezzateli, ecco la profezia di Giovanni il Battista che si realizza quando diceva “Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Ed ecco il Battesimo di Gesù: “Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo” è il riconoscimento dei cristiani. È l’Unità della Trinità che prende dimora in noi, e con Cristo, Uomo-Dio, ci fa essere parte integrante della Trinità stessa La Santissima Trinità, non è qualcosa di perfetto e concluso, essa si realizza con noi ogni giorno, è impressa sulla nostra vita umana. Mistero che non può limitarsi ad essere segno, ma deve continuare con l’altro mandato di Gesù: insegnate. Insegnare non è un pronunciare delle regole, ma spingere a pensare, a insegnare quello che noi abbiamo già fatto. Negli atti degli Apostoli c’è una frase riguardante l’insegnamento di Gesù: “Prima fece e poi insegnò”. Questo comporta saper ascoltare noi stessi e vedere se quello che diciamo corrisponde a verità vissuta. L’insegnare, che ci invita a fare Gesù, è scoprire la novità dell’insegnamento, è il far vivere la verità sempre fresca e genuina in ogni tempo. Infatti, Gesù dice: “Insegnate ad osservare quello che io vi ho comandato” Non siate solo predicatori, ma testimoni della verità  e questa tutta intera.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 28,16-20
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Vieni, Santo Spirito

DOMENICA 23 MAGGIO 2021
DOMENICA DI PENTECOSTE – MESSA DEL GIORNO – ANNO B
VIDEO "VIENI, SANTO SPIRITO" (clicca qui)
“Non siete capaci di portarne il peso”: questa la frase che deve spingerci a credere che la fede in Cristo è un cammino da fare ed è un cammino da sperimentare giorno per giorno, attimo dopo attimo, come è anche doveroso sottolineare la grandezza del Maestro. Noi spesso vogliamo i cristiani a stampo, come una falange macedone, dove tutti camminano con lo stesso passo, con lo stesso ritmo e non si accettano diversità, ritardi, seconde file. La Pentecoste è altra lezione! 
Oggi infatti è la festa dei tempi diversi, dei cammini diversi, è il giorno dell’accettazione dei tempi diversi, delle tappe diverse, è la festa della Pentecoste, dell’unione delle diversità per fare l’unità, per costruire la comunione. È la festa dove ognuno di noi è chiamato a mettere a servizio dei fratelli quel dono personale che lo caratterizza. È la festa della fede che si ha nel cuore. Oggi vengono smascherati quelli che credono che per essere credenti basta dire: “credo se mi va”, o del “credo perché si deve”, “i miei hanno fatto così ed io faccio così”. Questa religione dell’emozione o del dovere, o del libricino da timbrare per ricevere la Cresima; o del dover fare qualcosa per ricevere un sacramento non serve, non fa camminare, non fa essere felici. Oggi è la festa della libertà della fede, della nostra autorevolezza per poter decidere se vogliamo o non vogliamo essere fedeli seguaci di Gesù. Senza la forza, il fuoco di questo “Perfezionatore della fede”, liberatore del cammino di ogni uomo, non c’è cammino. Credo che oggi più che mai, il Vangelo abbia bisogno di essere letto in ogni sua parte ma soprattutto approfondito nelle sue parole. “Vi guiderà”, ci camminerà accanto, non ci imporrà, ma si prenderà del tempo, tutto il tempo di cui abbiamo bisogno noi con le lo nostre lentezze, per farci capire, per guidarci alla Verità tutta intera. Ogni parola della Sequenza, preghiera e invocazione allo Spirito Santo, è un invito a guardarci dentro e a saper scegliere la nostra fede.
Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce...
Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,26-27; 16,12-15
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paracleto, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Mettiamoci in cammino

DOMENICA 16 MAGGIO 2021
ASCENSIONE DEL SIGNORE – ANNO B 

VIDEO "METTIAMOCI IN CAMMINO" (clicca qui)
Importanti alcuni verbi del brano odierno: andare, proclamare, ascendere. Se potessimo avere il tutto in una immagine fotografica vedremmo una foto tridimensionale dove, il punto focale, è il luogo dove c’è Gesù insieme agli apostoli e attorno come raggi di luce, i movimenti dei verbi: “andate” ed è indicata la destinazione, proclamate ed è specificato il messaggio, e “da dove”, tutto ha origine dal punto in cui Gesù si eleva. In altre parole, se stessimo guardando un video, mentre resta vuoto il punto focale, intorno si riempie di attività che svolgono gli apostoli e s’intravedono anche i benefici che ricevono chi crede a questo annuncio. 
Andate: è un invito ad uscir fuori, un allontanarsi, separarsi gli uni dagli altri. Sembrano lontani e divisi nel tempo e nello spazio, in realtà sono uniti per l’annuncio della stessa Parola e per la presenza certa di Gesù in ognuno di loro. 
Ma questa pagina del Vangelo non è una immagine fotografica; essa è la vera Vita della Chiesa di ieri, di oggi, di sempre e dovrà essere così sino ai confini del tempo e del mondo: comunione nel vivere, unione nel fare e missionari nella vocazione.
Oggi non si annuncia il Vangelo, ma la propria parola creando la Babele delle verità! Abbiamo dimenticato il punto focale: l’unione con Gesù! Questo ci dice Gesù oggi: “Andate nel mondo e non siate del mondo, Io sono con voi”. Oggi abbiamo dimenticato questo insegnamento. Siamo vuoti nel cuore ed ottimi impiegati di uffici pastorali. I sermoni dei padri della Chiesa, erano pieni di parola di Dio, poi col passar del tempo sono diventati massime morali, giudizi, punizione. Oggi c’è il rischio che i nostri sermoni, le nostre omelie siano veicolo per diffondere le nostre idee. Il risultato infruttuoso e fallimentare è visibile ieri come oggi.
Chiese vuote e vita spirituale povera. Non è la Pandemia che ha svuotato le chiese, ma la Pandemia certo ha messo in evidenza il problema della povertà spirituale della vita della nostra gente.
Amico mio, la celebrazione della liturgia odierna, dell’Ascensione di Gesù è contemporaneamente un invito ed un impegno, andare e proclamare la buona notizia e l’impegno di testimoniare quello che predichiamo. Mettiamoci in cammino, proclamiamo il Vangelo.  Buon cammino!
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 16,15-20
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Vi chiedo: "Amatevi..."

DOMENICA 09 MAGGIO 2021
VI DOMENICA DI PASQUA – ANNO B

VIDEO "VI CHIEDO: AMATEVI..." (clicca qui)
“Come!” Quante volte Gesù ripete la parola “come” nel vangelo che abbiamo appena ascoltato! “Come il Padre ha amato me, io ho amato voi, come io ho osservato …”, e così via in tutto il brano odierno. Bisogna allora chiedersi “come” ha amato il Padre! “Come” ha osservato i comandamenti, la legge...”. Qui tutto il problema! Dio ha amato ed ama di un amore infinito, di un amore che supera le offese, che illumina le tenebre, sconfigge l’odio, supera la vendetta. Ci ha amato così come siamo! Ci ha amato anche quando lo abbiamo offeso. Ha amato più di se stesso. Ed ecco allora un concetto di amore molto lontano dalle nostre mentalità.
Per noi amare è chiedere, pretendere, esigere, volere, fare differenze culturale, religiose e di etnia, è fare compromessi, voler cambiare con forza l’altro. Per Gesù amare è servire, è lavare i nostri piedi sporchi, amare è rendere l’altro felice senza distinzione, senza dimenticare che ognuno è l’altro per l’altro. Forse tutti vogliamo la stessa cosa, ma appena toccano i nostri interessi, le nostre comodità, ci tiriamo indietro. Tutti amiamo, ma bisogna soffermarsi sul “come” amiamo. E poi osservare la legge! Quanti la osservano per paura, o vedono la legge solo come una restrizione? Il rispetto della legge è un principio per avere tutti la libertà. Oggi c’è un libertarismo dilagante che rovina la società. Ed ecco allora l’imitazione dello stile di vita di Gesù e osservare i suoi comandamenti. Certo, non sarà facile, lo diremo sempre è il perché ed il come facciamo le cose che dona senso alla nostra vita.
Amico mio, non farti trascinare dall’abitudine, Dio non ti ha amato, non ci ha amati per abitudine, ma con la novità e la fantasia che porta in sé l’amore. Nessuno ha un amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici. Il suo amore è “oltre” così deve essere il tuo, il mio, il nostro.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,9-17
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Lasciati potare

DOMENICA 02 MAGGIO 2021
V DOMENICA DI PASQUA – ANNO B
VIDEO "LASCIATI POTARE" (clicca qui)

Oggi il Vangelo con l’informarci sul come vive, cresce una pianta, vuol darci un altro insegnamento. Oltre all’importanza del terreno, di cui parlerà in un altro momento, Gesù ci presenta la necessità della potatura e il valore della linfa. Cose che certo conosciamo anche noi, ma Gesù vuol dirci altro, non solo personifica le cose, dicendo che Il Vignaiolo è il Padre, la vite è Lui, i tralci siamo noi, ma vuole anche insegnarci a viver in unione con Lui e con il Padre. Tre soggetti così complementari tra loro che l’uno non può vivere senza gli altri. Se questo trio di soggetti lavora in sintonia, vivendo al massimo il proprio ruolo e rispettando quello altrui, si potrà vedere l’armonia della pianta e i frutti che porta per il bene comune. Il tutto si gioca sulla forza dell’unione, sulla vitalità della linfa e sull’importanza della potatura. Come la linfa è necessaria per la vita della vite e dei tralci e la potatura è conveniente affinché la vite porti frutti in abbondanza; così l’unione con Gesù attraverso la preghiera, l’Eucarestia, il sacrificio sono importanti per la vita di ogni cristiano. Gesù non solo ribadisce l’importanza dell’unione e della complementarietà dei ruoli, ma si pone al centro di questo cammino: “senza di me non potete fare nulla”. Cristo in altre parole è il centro del nostro vivere quotidiano, la linfa della nostra vita. Ma, come detto, non basta che il tralcio sia attaccato alla vite, che succhi l’energia, esso deve essere anche potato. Ed ecco la necessità della mano esperta del Potatore che non pota secondo i suoi gusti, ma secondo il rendimento positivo di ognuno. 
Questa similitudine è segno della nostra vita spirituale e della nostra vita umana: senza la centralità del Cristo, dentro di noi non c’è vita.
Amico mio, per crescere e portare frutti bisogna cibarsi della forza della Parola di Dio, dell’Eucarestia, delle buone opere ed avere il coraggio di “potarsi “e farsi potare dalla mano esperta e amorevole del vignaiolo. Se provassimo a potarci da soli, sceglieremmo certamente cose comode e non sempre utili alla nostra vita; se invece ci lasciamo potare da Chi ci ama, questi lo farà per il nostro bene in maniera tale che la nostra vita porti frutti e frutti in abbondanza.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,1-8
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Tu, pastore o mercenario?

DOMENICA 25 APRILE 2021
IV DOMENICA DI PASQUA – ANNO B
VIDEO "TU, PASTORE O MERCENARIO?" (clicca qui)
Tutto si gioca su questi due termini: “pastore” e “mercenario” e sul loro differente modo di vivere. Uno dinanzi al pericolo dà la vita per le sue pecore, l’altro invece scappa e le abbandona. Quello che è importante nel Vangelo è una sottolineatura in più, ripetuta nelle parole di Gesù per sottolinearne la gravità e specificare quale sia la vera relazione con il gregge. Il Signore, non si limita a dire che il mercenario scappa e di conseguenza lascia le pecore, ma evidenzia che “abbandona le pecore”. 
Questo è il grave della situazione, perché lui veniva pagato per il servizio che avrebbe dovuto fare: custodire le pecore. Non veniva pagato per occupare una sedia in un ufficio, o per il tempo che trascorreva passeggiando nelle pianure della tranquillità. Lui doveva custodire le pecore. Che bello, invece, questo buon pastore, che non solo custodisce rischiando la propria vita, ma si preoccupa anche di far crescere il suo gregge. Si preoccupa di quelle che sono lontani, di quelle che non possono venire al suo pascolo! E non solo gioisce di quello che ha, ma si preoccupa di quelli che deve chiamare ancora. Gesù afferma: “Io sono il buon Pastore”, ad indicarci il modello che dobbiamo seguire.
Oggi è la giornata vocazionale, dei pastori che lavorano nel gregge. Papa Francesco, qualche tempo fa disse che il pastore deve sentire il puzzo delle sue pecore, cioè deve viverci insieme, ascoltare la loro voce, i loro lamenti, i loro bisogni, le loro preoccupazioni e presentarli poi al “Datore di lavoro”. Lui è il ponte, la sicurezza. Quanti bravi impiegati e pochi pastori ritroviamo oggi nella chiesa e non solo, ma anche nelle professioni laicali. Oggi non si ama il lavoro che siamo chiamati a svolgere, ma soltanto il danaro che riceviamo; certo, il salario è importante, ma a scuola una volta ci insegnavano, “Non scholae, sed vitae discimus”, “non per la scuola ma impariamo per la vita”.
Amico mio, fa' le cose con passione, ne gioirà la testa e il cuore, e tutto il resto sarà una dolce e fruttuosa conseguenza. 
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 10,11-18
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio»

Il Cristo patirà, risorgerà

DOMENICA 18 APRILE 2021
III DOMENICA DI PASQUA – ANNO B
VIDEO "IL CRISTO PATIRÀ, RISORGERÀ" (clicca qui)

Davanti al mistero della morte e della perdita di una persona cara, facciamo fatica a credere che la morte non sia la fine di tutto e la sofferenza non sia parte integrante della nostra vita; sappiamo, per certo, che ogni vita avrà il suo ultimo giorno, quasi fosse una necessità, ma non sempre riusciamo a darcene una ragione. Le nostre risposte, possiamo trovarle nella vita di Gesù e nell’evento della sua risurrezione. Anche Cristo, accettando la nostra umanità, si è sottoposto alla legge umana della gioia, della sofferenza e della morte. Eppure, nonostante questa consapevolezza, la sua stessa vita aveva uno scopo ben più profondo: diffondere la possibilità di vivere la vita inabissandosi nell’amore e accettare la volontà di Dio per vivere il meglio di noi stessi. Egli non è vissuto per non morire, ma per vivere la vita in pienezza. Accettando la morte, Lui non intendeva subirla passivamente, ma entrare dentro di essa per sconfiggerla dal di dentro, distruggere il suo pungiglione come dice San Paolo: “La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? … Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!” (cfr. 1Cor 15).
La vittoria di Cristo sulla morte, è la vittoria dell’amore sulle tenebre, perché è l’amore che non muore… Più forte della morte, è l’amore!”
È difficile credere che l’amore vince la sofferenza; come è difficile, per chi non ama, non vedere la sofferenza come punizione di Dio. Ancora oggi ci sono dei profeti di sciagure che vorrebbero far credere che i mali che affliggono la terra e gli uomini, sono una diretta punizione di Dio per correggere le cattiverie dell’uomo. 
Costoro non conoscono Dio e non si sono mai sentiti amati da nessuno, sanno meravigliarsi dei miracoli da baraccone, ma non vedono l’umanità del Cristo risorto che gli è dinanzi. Gesù dopo la risurrezione usa diverse volte il termine “toccatemi” quasi ad indicare che Lui è una realtà, un Dio divenuto uomo che vuol restare con noi. Nelle apparizioni, Gesù non fa pesare l’errore dei suoi che sono scappati, lo hanno tradito, lo hanno abbandonato. Non ha parole di rimprovero, ma sempre di speranza e di coraggio: “Non abbiate paura”. Anzi con maggior fiducia affida loro la missione di predicare a tutti “i popoli la conversione e il perdono dei peccati”.
Amico mio, Cristo non ti allontana dalla sofferenza o dai momenti difficili della vita, ma attraverso di essa, ti dona la forza e coraggio di andare avanti. Non aver paura, Lui è con noi sempre, sino alla fine dei tempi. 
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 24,35-48
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Vieni, vedi anche tu

DOMENICA 11 APRILE 2021 
II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA – ANNO B
VIDEO "VIENI, VEDI ANCHE TU" (clicca qui)
Tommaso, Tommaso «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Credo possiamo sicuramente sostituire il nome Tommaso con il nostro nome. Anche noi abbiamo dubbi sulla risurrezione, su Cristo, sulla Chiesa... Siamo delle persone strane, crediamo ai benefici o malefici delle fatture e non crediamo ad un uomo in carne ed ossa che cammina, vive, mangia con noi. Siamo condizionati da maghi ed oroscopi e non crediamo nella promessa di un Uomo che è storicamente vissuto che ci ha insegnato cose che dureranno in eterno, non crediamo ad un Figlio di Dio che si è fatto uomo, che ha rivoluzionato la storia.
Ma Dio non si stanca di bussare al nostro cuore ed usa il tempo per dialogare con noi. Chi ama non si stanca mai di amare!
Dopo otto giorni, Gesù il Risorto, si ripresenta con le stesse parole, con una metodicità voluta e cercata quasi a dire: caro Tommaso partiamo da qui, da dove son partiti gli altri, vieni, vedi, tocca.
La difficoltà nel credere è fondata sulla nostra pigrizia; oggi non vogliamo più spostarci dalle nostre comode credenze, non vogliamo scomodarci dalle nostre posizioni. La nostra mente chiusa ha ristretto il nostro cuore, non vogliamo andare oltre, non vogliamo vedere oltre l’apparenza, constatare i nostri limiti; 
“Metti qui il tuo dito”, riprende a dire Gesù a Tommaso, tocca. Un po’ per difficoltà creata dal Covid, un po’ per trascuratezza, oggi non ci si saluta più, non ci si tocca più, non ci si abbraccia più, non ci si confronta più, noi sappiamo tutto, non c’è bisogno di imparare, di ascoltare l’altro, anzi siamo certi che l’altro non ha nulla più di noi!!!
Tommaso metti il dito sulla piaga, sulla realtà, prendi coscienza di ciò che è accaduto. Non aver paura, non aver vergogna, non preoccuparti di richiamare alla mente la mia sofferenza. La sofferenza fa parte della vita, solo che io ho sofferto di più perché ho voluto portare dinanzi al Padre mio e padre vostro, sulle mie spalle, il tuo peccato e l’ho fatto per e con amore.
Amico mio, il credere è una scelta, ma esiste anche uno stile di gratitudine per chi ti ha amato, nonostante tutto.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,19-31
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

È risorto

DOMENICA 04 APRILE 2021
DOMENICA DI PASQUA – RESURREZIONE DEL SIGNORE (VEGLIA)
VIDEO "È RISORTO" (clicca qui)
La frase del Vangelo che ci colpisce in questo clima di festa pasquale è “Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso non è qui”. Proprio così! Oggi, dopo più di duemila anni,
noi cerchiamo ancora Gesù Nazareno, il crocifisso, per continuare ad imbalsamarlo affinché resti nella tomba nuova scavata nella roccia, dove crediamo che egli sia per noi o dove lo abbiamo deposto noi e dove lo abbiamo murato con le nostre credenze, le nostre paure, le nostre preoccupazioni. Noi cerchiamo un Cristo morto perché ci fa comodo lasciarlo “morto” per farlo vivere a nostro piacimento, come “il gran signore” che possiamo manovrare a nostro piacimento sulla scena delle nostre comodità. Noi cerchiamo un Cristo che abbiamo avvolto in teli di nuove devozioni e con aromi di preghiere da fede casalinga, opportunistica; cerchiamo un Cristo in cui “speravamo”, che avrebbe potuto salvarci dalle tasse, da nemici privati, che avrebbe dovuto spianarci la strada per farci raggiungere i nostri personali successi. Ma se cerchiamo il Risorto, il Cristo che Dio ha mandato a prendere dimora in mezzo a noi, il Cristo “l’Agnello di Dio venuto a cancellare il peccato del mondo”, Lui non è lì, è risorto, ha vinto la morte, ha già lascito il freddo del sepolcro, cammina, vive, opera, predica, ci aspetta in Galilea, quasi a dirci che la sua lezione si è conclusa, ora inizia la nostra pratica. Ora è tempo di testimoniare con le opere, e le parole di andare noi stessi nel mondo, per annunciare la Buona Novella.
Amico mio, incamminati verso un domani migliore, costruisci tu il futuro. Gesù, il Risorto, ti ha dato gli strumenti, ti ha indicato la strada; Lui stesso ha ribaltato la pietra della paura che copriva il tuo cuore, la tua gioia di vivere, il tuo desiderio. diffondi ciò che hai visto:
“La tomba del Cristo vivente,
la gloria del risorto;
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le vesti”
Annuncia a gran voce, come le donne:
“Cristo mia speranza è risorto
e precede i suoi in Galilea”
Siamo certi che Cristo è veramente risorto.
Tu, Re vittorioso, abbi pietà di noi.
Amen. Alleluia.
Buona Pasqua!
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 16,1-7
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare ad ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande.
Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto».

Osanna

DOMENICA 28 MARZO 2021
DOMENICA DELLE PALME: PASSIONE DEL SIGNORE – ANNO B

VIDEO "OSANNA" (clicca qui)
In questa domenica delle Palme, in cui ricordiamo l’ingresso di Gesù in maniera festosa nella Citta di Gerusalemme,
vogliamo soffermarci su un’espressione così strana del Vangelo, che rischia di passare indifferente: "Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”.
Gesù ha bisogno di te, dei tuoi doni, di ciò che hai, che ti appartiene ed a cui sei legato. Il legame e l’interesse lo comprendiamo dalla frase del contadino:” Perché fate questo?” Il punto focale è tutto qui.
Gesù, il Figlio di Dio, ha bisogno dell’uomo, ha bisogno di ciò che questi possiede, ha bisogno di cose che l’uomo usa, per usarle anche Lui. È la sua divinità che scende nella nostra umanità. E questo accade proprio in un giorno in cui tutta la gente lo proclama “Salvatore”, lo vede “Messia”, lo “Osanna” come fosse Re; lo osanna perché vede in Lui il salvatore del popolo eletto. Lui che dovrebbe aver tutto, chiede permesso, e promette di restituire subito, non ne approfitta. Oltre la promessa di Gesù, c’è da vedere anche la fiducia di questo uomo che crede nella restituzione dell’oggetto prestato. Oggi nella comunità regna sovrano il detto: “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”, e usare le cose altrui senza rispetto. Stiamo costruendo una società basata sull’egoismo, eppure questo Figlio di Dio, che cavalca un asinello, che dovrà poi restituire, è venuto a instaurare un mondo nuovo basato sulla fiducia, sull’amore, sul perdono. In questa domenica delle Palme è come ritrovare due mondi che si scontrano: un mondo opportunistico ed un mondo basato sulla fiducia. L’uomo costruisce quello dell’opportunismo, dell’egoismo, Cristo viene a proporre un mondo basato sull’amore, sul perdono, su nuovi valori.
Amico mio, aldilà della frase che stiamo meditando, oggi iniziamo la settimana Santa, la settimana che ricorda gli ultimi giorni della vita di Gesù. Giorni di passione, di amore, di sofferenza, i suoi ultimi giorni: è la settimana del servizio, della donazione dell’amore completo, totale. Vivila anche tu pensando a due concetti fondamentali: Dio, non solo ha bisogno di te come persona, ma ha anche bisogno delle cose che ti appartengono e che tu usi. Tieniti sempre pronto e disponibile per dargli una mano ma soprattutto sii buono di cuore nel prestare ciò che credi ti appartiene e che sia efficiente. 
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 11,1-10
Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: "Perché fate questo?", rispondete: "Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito"».
Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.
Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!».

Quale Cristo cerchi?

DOMENICA 21 MARZO 2021
V DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO B
VIDEO "QUALE CRISTO CERCHI?" (clicca qui)

Il desiderio dei Greci che cercano Gesù sembra trovi chiarimento alla fine dell’episodio odierno. Ma andiamo con ordine per comprendere il senso di questo brano così complesso. È la festa della Pasqua ebraica, Gerusalemme si popola di tanti pellegrini venuti dai paesi vicini. Alcuni Greci vogliono conoscere questo Gesù di cui tanto si parla perfino nel loro paese. Ed ecco la trafila.
Chi non conosce chiede, si informa, aspetta, ascolta, finché il passa parola giunge tra i discepoli, diretti interlocutori e più vicini al Maestro, loro dovrebbero conoscere Gesù. Quanti di noi dicono di amare Gesù ma non lo conoscono veramente fino in fondo? Noi, quale Gesù conosciamo? E soprattutto, quale Gesù cerchiamo! Quello che deve farci i miracoli o quello che ci insegna la via al Padre, ci insegna a pregare e cammina con noi? Aldilà di queste domande cui ognuno può e deve dare una risposta personale, il Vangelo con questo passa parola tra i discepoli, incerti sul da farsi, ci porta a capire che il momento era veramente drammatico. I discepoli di Gesù avvertivano che la sua vita era in pericolo e avevano paura che gli potesse capitare qualcosa.
Dal brano non conosciamo la risposta a questo desiderio di conoscenza dei greci, certo è che Gesù continua per la sua strada e ufficialmente pronuncia ancora delle condizioni per seguirlo: “Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. E quando sarò innalzato attirerò tutti a me”. E queste condizioni vengono confermate da una voce dall’Alto. Amico mio, è vero, nel finale Gesù indica di quale morte deve morire, ma non è questo quello che deve preoccuparci, quanto il sapere e credere che è morto per amore, per me, per cancellare le mie mancanze, e dire a suo padre che sono innocente e per darmi la possibilità di una vita nuova. Guardalo, sulla croce è annoverato tra i malfattori, chi lo cercava non c’è più, coloro che avrebbero dovuto conoscerlo sono andati via, ai suoi piedi solo Maria e Giovanni…
Tu dove sei, per ingraziarlo di ciò che ha fatto per te?
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 12,20-33
In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c'erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsaida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.
Adesso l'anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest'ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L'ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Il mondo ha bisogno di luce

DOMENICA 14 MARZO 2021
IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE – ANNO B
VIDEO "IL MONDO HA BISOGNO DI LUCE" (clicca qui)
Oggi Domenica “Laetare”, Domenica della gioia. “Rallegrati, adesso!” Sii felice adesso.
Anche se sembra impossibile parlare di gioia durante la quaresima, con una pandemia in corso, e con tanti problemi da risolvere, la liturgia oggi ce lo impone: Rallegrati e gioisci… E la Parola di Dio ci viene incontro.
Chissà quante volte leggiamo nel Vangelo le stesse frasi, le stesse parole e sembra non ci dicano nulla; poi, basta un episodio, uno stato d’animo diverso, una battuta di un’altra persona che, mischiata alla nostra conoscenza, al nostro stato d’animo, ci apre un altro mondo. Questa è la bellezza della Parola di Dio, sempre viva, sempre presente, non tramonta mai. Così per il brano di oggi, letto, ascoltato chissà quante volte ed ora, come non mai, vedi la condizione necessaria per essere felice, salvato, vedi una consequenzialità cui certo avevi pensato altre volte, ma oggi ti appare nuova, perché avverti come tu, uomo di ogni tempo, peccatore o santo, sei importante per Dio. “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”. Lui c’è, Lui ti ama, qualunque sia la tua scelta, la tua risposta. Tu puoi scegliere di amarlo, ma il suo amore per te è sempre disponibile e per l’eternità. E poi, ecco, un’altra affermazione stupenda: “Dio non ha mandato suo figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui”. Lui, Gesù, è lì per salvarti, non per condannarti. Che grande questo Dio! Lui ti ama sempre e senza condizione e lascia a te la scelta di rispondere al suo amore. 
Invece “Gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce”. Qualche volta anche a me, a te è capitato di preferire le tenebre, scegliere situazioni apparentemente più attraenti, che poi ci hanno lasciato l’amaro in bocca. Non temere! Abbi fede e va’ avanti, cerca la luce, e segui la strada del cuore che ti viene indicata.
Amico mio, l’amore vero, libero, è quello che si dona, perché non ha interessi, non ha richieste, non si nasconde. Ogni azione fatta alla luce del sole, porta beneficio, porta gioia; se si vive nell’ombra, con sotterfugi, si vive nel male. Guidato dalla luce, vivi alla luce e sarai luce; il mondo ha bisogno di luce. Il mondo ha bisogno di te.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,14-21
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Agisci con consapevolezza

DOMENICA 7 MARZO 2021
III DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO B
VIDEO "AGISCI CON CONSAPEVOLEZZA" (clicca qui)

L’episodio della cacciata dei venditori dal tempio, per i sinottici accade poco prima della passione di Gesù, l’evangelista Giovanni, invece, così come lo leggiamo, lo situa all’inizio della sua missione apostolica. Aldilà della sua collocazione storica, è un episodio che segna una svolta stimolando all’azione. Da un lato è insegnamento sulla coerenza dei nostri comportamenti, dall’altro è un riferimento importante sul valore del tempio, casa di Dio, e che ci spinge a riflettere su come sono ridotte oggi le nostre chiese, i nostri santuari. Gesù non agisce d’impulso, prima osserva, si prepara, dopo agisce e motiva il suo agire. Non si agisce con istintività, questa non è mossa dalla ragione e preclude la possibilità di poter scegliere il modo migliore di agire. La motivazione di Gesù è chiara:” non fate della casa del padre mio un mercato”. Aldilà che certi luoghi di preghiera oggi sono più che mercato materiale, il messaggio che arriva, è che il Signore vuol farci comprendere che il rapporto con Dio Padre non è un mercanteggiare, do ut des, ti do qualcosa affinché Tu mi dia qualcos’altro…: ti faccio una preghiera e Tu mi dai, ti accendo una candelina e Tu mi assicuri, ti offro un sacrificio e Tu ti impegni a darmi in cambio qualcos’altro! Il sacrificio gradito a Dio è ben altro: è cuore contrito, fiducia, perdono, gioia. La preghiera è lode, è canto che si ascolta e si comprende anche tra mille stonature perché sorge da un cuore che, assetato di verità e giustizia, ama.
Amico mio, cerca di pensare prima di agire, non essere istintivo e trova il tempo per parlare con Dio, fatti guidare da Lui, abbandonati a Lui! Lasciati purificare dalla sua Parola e cancella dal tuo cuore e dalla tua mente le false immagini, idee che hai di Dio. Lui è Padre non un mercante con cui barattare. Inoltre, trova il gusto della preghiera: essa è permettere a Dio di entrare nel tuo cuore, nella tua vita come tu entri nella sua e nel suo cuore. Ricorda che con la preghiera, entri nel terreno di Dio e ti avvicini alla fiamma del Suo cuore, al centro del Suo cuore, al motore della Sua Vita!
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 2,13-25
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull'uomo. Egli infatti conosceva quello che c'è nell'uomo.

È mio figlio, ascoltatelo!

DOMENICA 28 FEBBRAIO 2021. 
II DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO B
VIDEO "È MIO FIGLIO, ASCOLTATELO!" (clicca qui)

La frase che più colpisce in questo brano del Vangelo della seconda domenica di Quaresima è quella di Pietro: “Rabbi, è bello per noi stare qui, facciamo tre capanne…”. Gesù, da vero Maestro, vedendo che i suoi, dopo che aveva annunciato loro la sua passione, stavano attraversando un momento di delusione, vuole consolarli anticipando con la sua trasfigurazione ciò che anche a loro è riservato… Egli vuole insegnare loro che le difficoltà non sono mura invalicabili, ma spinta a continuare il cammino; vuole trasmettere loro che i problemi sono un incitamento a trovar soluzioni, non a cincischiare attorno ai tavoli: gli ostacoli e le difficoltà non devono trattenere il loro cammino verso la gioia finale, ma stimolo a cercar soluzione. Ed ecco che li porta sul monte Tabor per rincuorarli, dar loro un aggancio al quale aggrapparsi quando gli sembrerà di pendere nel vuoto.
Egli fa vedere loro ciò che il Padre ha riservato per chi lo segue. È chiaro che Pietro, in altre parole esprime ciò che ogni persona di questo mondo avrebbe desiderato: Signore, perché soffrire?, stiamo in questa gioia, non torniamo alle preoccupazioni, facciamo dimora qui, fa’ che il mondo sia sempre così bello sereno, pacifico.
Aveva dimenticato, Pietro, che la gioia è una meta da raggiungere, è un seme da far crescere. La voce che si ode dall’alto, “Ascoltatelo, questi è mio figlio” è un incoraggiamento ai discepoli e ad ogni uomo di buona volontà a non aver paura, a non dubitare dell’insegnamento di Suo Figlio, a seguirlo nonostante le apparenze ed i contrasti con il mondo circostante. Lui, il Padre garantisce.
Negli avvenimenti successivi vediamo che Pietro nonostante fosse stato testimone oculare di questa gloria, nonostante avesse esclamato “restiamo qui perché è bello per noi”, non si dimostrerà poi così forte dinnanzi alla domanda della serva nella notte di pasqua e rinnegherà il suo Rabbì.
È facile cadere, la paura e la nostra debolezza a volte prendono il sopravvento, ma l’importante è rialzarsi. Pietro pianse amaramente il suo rinnegamento. 
È Quaresima: chiediamo perdono a Dio e ai fratelli delle nostre mancanze d’amore e di misericordia.
Preghiamo con convinzione “Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli e sorelle che ho molto peccato in pensieri, parole, opere ed omissioni, e ne chiedo perdono”. 
Non temere! Dio non guarda le tue cadute, ma è lì pronto ad aiutarti e gioisce quando ti rialzi.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 9,2-10
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Credi al Vangelo

DOMENICA 21 FEBBRAIO 2021
I DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO B
VIDEO "CREDI AL VANGELO" (clicca qui)
Poche righe per questo Vangelo odierno. Esso si apre con un paradosso: “stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”. Tra le estremità, Gesù è al centro, quasi a dire “sono il centro della vita, sono colui che governa il cielo e la terra, il bene e il male”, quasi a dire “non ho paura di stare al centro e non mi piace essere ai margini”, e cosi indica come deve comportarsi l’uomo creatura di Dio.
L’uomo può essere e deve essere padrone della sua vita, saper padroneggiare il male e accettare il bene con gioia. È il primo insegnamento che ci viene da questo piccolo brano di pochi versetti. È bene sottolineare che questo passo del Vangelo, posto all’inizio del nostro tempo quaresimale, avviene all’inizio della vita apostolica di Gesù: è una porta da aprire, da passare per andare nel mondo, nelle attività della vita. Cioè Gesù prima di iniziare la sua predicazione, fu messo alla prova. Spinto dallo Spirito Santo, Gesù accetta di prepararsi alle tappe successive con 40 giorni di deserto, lontano da tutti i rumori del mondo, privo di tutto, avrebbe dovuto arrangiarsi nel deserto per ritrovare se stesso, fortificare se stesso, far vivere Dio, Suo Padre, nella sua carne umana, ed in questo contesto Satana, il negativo, lo tentò. Lo tentò, perché voleva deviarlo dalla sua strada, distoglierlo dal suo progetto, staccarlo dal suo traguardo, ma Gesù, non cede, attraversa quella porta e si ritrova già pronto per la sua predicazione: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”. Non più tentennamenti, non più compravendita di favori, di piaceri, non più ricatti, ma coerenza. Ora sei tu e la tua vita. Tu e il tuo domani! Tu e la tua coscienza. Tu e le tue scelte da fare se vuoi seguire il Signore ed andare fino in fondo ed ascoltare i suoi consigli.
Amico mio, Lui ha scelto di essere coerente accettando responsabilmente le conseguenze della sua scelta. Anche tu intraprendi il cammino quaresimale ritrovando il meglio di te stesso. Sii forte nel credere a ciò che la fede ti suggerisce e vivi con coerenza ciò che credi. Questa è la vita che sei chiamato a vivere. Convertirsi e credere al Vangelo: svuotarsi e riempirsi. Svuotiamoci dell’egoismo, dell’orgoglio, dell’arroganza, del voler avere a tutti costo ragione e lasciamoci riempire dalla Parola di Dio.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,12-15
In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Togliere la maschera

MERCOLEDÌ 17 FEBBRAIO 2021 
MERCOLEDÌ DELLE CENERI

VIDEO "TOGLIERE LA MASCHERA" (clicca qui)
Con il rito dell’imposizione delle Ceneri, iniziamo oggi il cammino quaresimale e in questo tempo così strano ci riesce difficile concentrarci sulle cose dello spirito, dell’anima. La Liturgia ci viene incontro, e Gesù stesso nel Vangelo ci spinge a ricercare il perché facciamo le cose. Il Vangelo non è solo una guida spirituale, ma anche un buon galateo della vita. Prima di essere cristiani bisogna mettere in pratica l’umanità di ogni uomo, rispettarne la dignità e tutti i valori che essa comporta. Essere cristiano non è un abito da festa che indossiamo a seconda dell’occorrenza. Ed ecco Gesù nel suo insegnamento direi quasi comportamentale, prima di essere maestro della nostra anima. Egli ci spinge a chiederci: Il perché fai le cose: Per farti “vedere”? Togli quella Maschera, carnevale è già passato! Non facciamo le cose per essere ammirati dagli uomini, per farci vedere belli e poi nell’animo abbiamo il veleno. Se il nostro agire è ipocrisia, abbiamo già ricevuto la ricompensa dell’ipocrisia e allora non c’è bisogno di Dio. Questi cerca lealtà, sincerità. 
Perché preghiamo? Perché andiamo a messa, perché siamo buoni? Perché facciamo carità, perché siamo solidali con chi soffre? Per ricevere la ricompensa? Sono domande importanti per il nostro agire e per dare senso al nostro vivere di Cristo. Questi ci spinge a fare questo benedetto viaggio introspettivo nella nostra anima e nella nostra mente, a volte è arduo e tante volte fastidioso , ma è necessario. A nessuno di noi piace guardarsi allo specchio e scoprire le proprie debolezze. Eppure è un viaggio utile per cercare e tirare fuori il meglio di noi stessi. Dobbiamo imparare ad educarci a vivere: non imporci regole comode, ma tirar fuori il meglio che abbiamo dentro.
Perché fai penitenza? Perché ti flagelli? Per farti vedere compunto e silenzioso mentre il tuo cuore brucia di ruggine e non riesce a perdonare il fratello, l’amico? Amico mio fa le cose con coscienza, non sappia la tua destra ciò che fa la tua sinistra, prega nel silenzio del tuo cuore mentre cammini, nella tua camera, ogni azione sia una preghiera; e profumati di virtù, di sorriso, mostra la gioia della vita con Cristo e non la pesantezza del pietismo come fanno quelli che vogliono attirare l’attenzione. Essere con Cristo e di Cristo è gioia, sorriso, serenità, mostra tutto questo e la vita giornaliera sarà un’altra cosa, la tua quotidianità brillerà di pace. Buon cammino di Quaresima.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 6,1-6.16-18
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

La guarigione del lebbroso

DOMENICA 14 FEBBRAIO 2021
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B
VIDEO "LA GUARIGIONE DEL LEBBROSO" (clicca qui)
Nella sua semplicità e chiarezza l’evangelista Marco ci presenta oggi dei concetti fondamentali per la vita cristiana: la consapevolezza di essere bisognosi di Dio e la certezza che se glielo chiediamo, Lui può aiutarci. Così si esprime il lebbroso: “io ho bisogno di te, tu se vuoi, puoi aiutarmi”. Questa convinzione, questa disponibilità riduce la distanza tra la sua posizione e quella di Gesù. 
D’altra parte anche Gesù non vuol essere da meno nel superare le divisioni e le distanze e vuole avvicinarsi visibilmente sempre più all’uomo sofferente. Tutti i presenti sapevano che se avesse toccato il lebbroso sarebbe diventato impuro e considerato peccatore anche Lui. Gesù vuole stare con l’uomo: lo toccò e lo guarì; egli vuole concretizzare fino in fondo il sentimento della “compassione: patire con l’uomo, prendere su di sé i mali dell’uomo, non vuol lasciarlo nel suo peccato da solo; nel guarirlo lo tira fuori dalla situazione della solitudine e lo inserisce di nuovo nel consesso della comunità, gli ordina di non fare pubblicità ma di andare dai sacerdoti a farsi ratificare la guarigione, secondo la legge di Mosè.
In altre parole ieri, come oggi, Gesù vuole insegnare che il problema non è il male esistente che deve ugualmente essere curato, ma spinge a cercare la causa che lo crea; è su questo che bisogna puntare le nostre forze, le nostre energie. L’aver inviato il guarito ai sacerdoti, non è altro che un invito alle autorità: fate qualcosa per evitare il male. Cercate la causa dei problemi, il perché del problema, non cincischiate sul problema ma provate a risolverlo. 
Inoltre, dall’episodio della guarigione del lebbroso, ricaviamo un altro insegnamento più profondo: il peccato dell’animo cercato, voluto, fatto. Questo peccato allontana l’uomo da Dio, lo offende nella sua dignità e rovina il rapporto con il prossimo dando spazio ad una nova lebbra che offende l’uomo di tutti i tempi: la solitudine, l’indifferenza. 
Bello ripensare a quei due verbi: lo toccò, entrò nella sua miseria, lo guari lo attirò nella sua salvezza. È l’inizio   di un modo nuovo di vivere con Cristo e di Cristo.  
Amico mio, anche tu con il battesimo sei stato toccato e sei stato attirato in questo nuovo cammino di salvezza, disponi il tuo cuore a lodare, ringraziare Dio e a metterti a servizio di chi ha veramente bisogno preparando un domani migliore.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,40-45
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Gesù agisce e prega

DOMENICA 7 FEBBRAIO 2021  
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

VIDEO "GESÙ AGISCE E PREGA" (clicca qui)
Il Vangelo di oggi ci propone un’altra giornata tipo di Gesù; lo stile è sempre lo stesso: attività e preghiera.
Procediamo con ordine, seguendo il racconto dell’evangelista Marco.
Il primo episodio è quello con la suocera di Pietro: era ammalata, viene guarita e si mette a servire. Sembra una notizia così normale che non c’è meraviglia per la guarigione da parte di nessuno, solo una informazione e subito la vita riprende con i suoi impegni di sempre. È la nostra vita: servire! Servire con amore è dare valore alla vita, anche amare è servire perché si vuole il bene dell’altro. Oggi sembra che la vita sia importante solo se è stampata sulle pagine dei giornali. Questo fatto dell’essere guariti e di seguito il mettersi a servizio della persona guarita, è così normale nelle persone che seguono Gesù, che nel racconto evangelico non suscita meraviglia. Fare del bene è la pienezza della vita. La salute, è un bene primario, e bisogna tutelarlo. Ma non dobbiamo vedere il servizio come schiavitù o sottomissione. Abbiamo talmente frainteso le cose spirituali, i valori, che non solo pensiamo di esserne noi gli artefici, ma anche di poter imporre questo nostro modo di pensare a tutti, sminuendo l’importanza e la bellezza del valore stesso che nella sua spontanea gratuità, è più grande di noi; noi ne viviamo solo una parte.
E poi un altro punto del Vangelo, al mattino presto quando ancora era buio, uscito di casa andava a pregare in un luogo deserto. Gesù ha bisogno di confrontarsi con Dio, di mettersi difronte al Padre e parlare e ascoltare il Padre. La preghiera è linfa della vita cristiana. La preghiera non è un riempitivo delle nostre giornate, ma anima della giornata. La preghiera è sussurrare con Dio, è permettere a Dio di accarezzare la nostra anima rendendo così la nostra vita più delicata, più gentile. Pregare è lodare e a sua volta accontentare un’esigenza.  
E poi ancora quella lusinga: sei da poco Maestro e già “tutti ti cercano”: Una tentazione comoda per seguire l’andazzo dei sacerdoti, per seguire gli “Osanna”, seguire l’onda del successo. Gesù risponde con chiarezza, affermando: “andiamocene altrove”. Andiamo dove si ricomincia ogni volta e non restiamo dove si vive sugli allori. Per questo sono venuto.
Amico mio, Gesù ha chiaro qual è lo scopo della sua vita, non è venuto né per cercare fama, né per avere successo, né per avere consensi, ma per mostrare, predicando con la sua umiltà, il vero volto di Dio, Padre suo e Padre nostro.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1, 29-39
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni.

Insegnava con autorità

DOMENICA 31 GENNAIO 2021
IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B
VIDEO "INSEGNAVA CON AUTORITÀ" (clicca qui)
Ecco un insegnamento di ieri e di oggi per chi annuncia la Parola, o per chi deve trasmettere valori. Gesù “insegnava con autorità, non come…” ed i suoi ascoltatori erano stupiti del suo insegnamento. Non solo la parola ha il suo valore, ma anche il modo di professarla è importante. Una parola predicata che non ha una corrispondenza nella vita pratica di chi la proferisce, non è credibile. Gesù parla con autorità perché le sue parole sono veritiere e colpiscono l’intimo dell’anima. Certo, sappiamo che 
annunciare la Parola si Gesù non è sempre facile, era così ai suoi tempi e lo è certo anche ai nostri giorni. 
Gesù stesso lo sperimenta, Lui predica amore, misericordia, impegno, bontà, ma non sempre è accolto. Amico mio, tu lo sai, la strada del Signore non è mai quella più facile, ma è quella che alla fine porta più soddisfazioni, offre più frutti.
Il brano del vangelo odierno ci presenta quasi una giornata tipo di Gesù, come occupa il suo tempo: Lui insegna, agisce, prega, vive con la gente. Inoltre Lui predica la sua parola ovunque, nella sinagoga, nelle piazze, nei crocicchi delle strade, e non esiste un tempo stabilito, il bene deve essere predicato sempre e comunque. Anzi sembra che Gesù voglia cancellare una visione frammentata del nostro rapporto con Dio: quelli che credono che esiste un tempo di Dio ed un tempo del non Dio. Chissà quanti di noi pensano cosi: ho fatto il mio dovere di cristiano ed ora posso fare ciò che voglio; ho pregato, ho messo l’animo in pace ed ora posso rivolgermi ad altro e magari contrario a quello per cui ho pregato. Senza Cristo nella vita, senza i suoi insegnamenti siamo in balia del nulla e non basta neppure dire come spesso sentiamo: “Io sono casa e chiesa, non faccio nulla di male”. Il cristiano non è colui che assolve una serie di pratiche religiose, adempie dei culti o conosce tutti i santuari d’Italia o del mondo, ma è chi testimonia Cristo con le azioni e le parole della sua vita. È lo stile, il contenuto e la coerenza che deve avvinghiare, è la sua parola, la sua vita che deve suscitare meraviglia e voglia di sequela, altrimenti non c’è vera vita, non c’è pace, non c’è verità.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,21-28
In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

 

Chiamati ad essere se stessi

DOMENICA 24 GENNAIO 2021
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B
VIDEO "CHIAMATI AD ESSERE SE STESSI" (clicca qui)

Ed ecco che Gesù inizia la sua missione con un annuncio di salvezza ed un invito all’azione: Il tempo è compiuto, convertitevi e credete al vangelo”. Per realizzare tutto questo, ha bisogno di persone, non vuole agire da solo. Gesù è comunione e così incomincia a formare il suo gruppo, inizia a chiamare persone che possono aiutarlo. È fondamentale vedere come il Signore sceglie i suoi collaboratori, per questa particolare missione: “scelse quelli che egli volle”. A differenza degli operai della vigna dei quali chiama tutti quelli che sono in piazza oziosi, per questa missione specifica che è l’annuncio della buona notizia, chiama gente già impegnata, persone che stavano già lavorando. Dal brano vediamo che chiama alcuni che riparavano le reti, altri che gettavamo le reti per la pesca. Dinanzi alla voce di Gesù, dinanzi al suo invito, dinanzi alla prospettiva della realizzazione del suo nuovo Regno, non ci sono tentennamenti. I chiamati rispondono subito e lasciate le reti, il loro impegno, il loro padre, lo seguono. La vita è costruita su scelte di priorità. Spesso tentenniamo perché nel nostro vivere non abbiamo progetti, non abbiamo chiarezza, non abbiamo sogni, non abbiamo desideri di miglioramento, non abbiamo domani. Seguire Cristo è realizzare il nostro io migliore, è concretizzare la nostra vocazione, è progettare la nostra vita per uno scopo molto più grande. Gesù è il nostro domani, Lui ha bisogno di noi. Ed è questa ancora la novità del Vangelo: Gesù, che potrebbe far da solo, chiama l’uomo a collaborare con lui per renderlo partecipe della salvezza del mondo. Amico mio, Gesù chiama anche te e non per farti fare cose che non sai fare, pescatore eri e pescatore sarai, ingegnere eri ed ingegnere sarai, solo che avrai una visione più grande, andrai oltre le tue carte; tu, con le tue capacità parteciperai alla realizzazione dei progetti di Dio. Lui ti chiama per farti mettere a frutto i doni che hai. Aderisci alla sua chiamata, impegnati per la diffusione del regno di Dio, metti la tua disponibilità a suo servizio e sarai sicuramente una persona felice. Chi lo ha seguito, non è mai stato deluso.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,14-20
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Seguire Gesù

DOMENICA 17 GENNAIO 2021
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B
VIDEO "SEGUIRE GESÙ" (clicca qui)

È la seconda domenica del tempo ordinario e ci imbattiamo in un incrocio di sguardi, di verbi di movimento che trasformano la vita delle persone. È bellissimo questo voler mettere a fuoco un’immagine che è in movimento, voler fissare lo sguardo su qualcosa che si muove. Giovanni Battista, infatti fissa il suo sguardo su Gesù che passava, lo indica agli altri e questo spinge due dei suoi discepoli a seguirlo. Gesù non è un prodotto finito, è un cammino, una sequela, è un work in progress. Inoltre è importante riflettere sui verbi di questo brano: da un parte si chiede qualcosa sulla stabilità, dall’altra tutti sono in movimento. I primi discepoli chiedono a Gesù dove ha la sua casa, dove ha la sua “stabilitas”, e Gesù risponde: “venite a vedere…” e poi Gesù stesso, fissando lo sguardo su Pietro gli rivela la sua identità. Quando Gesù entra nel cuore dell’uomo, lo converte e ne fa risplendere la parte più intima, più vera, più bella; poche righe, ma tanto cambiamento, poche parole ma un’avventura da poter raccontare ad altri, per attirare nuovi discepoli.
Chi incontra veramente Gesù ed è toccato dal suo sguardo non può non trasmettere la gioia che Egli infonde in chi lo ama. Se ci si lascia toccare nell’animo da chi ci ama, si diventa subito trasmettitore della sua presenza in noi, si diventa annunciatore della gioia. I primi discepoli che lo seguono, vedono in Gesù il realizzatore dei loro desideri, con Lui e da lui si aspettano grandi cambiamenti. Il tutto si gioca in uno sguardo. Per amarsi bisogna avere la forza di guardarsi dentro, lasciarsi scandagliare nell’animo, ed è questo quello che Gesù fa. Con la sua domanda “Che cosa cercate?” Lui non vuole insegnarci una dottrina, ma mettere in noi il desiderio della ricerca, di migliorarsi, di progredire ogni giorno. La domanda stessa implica camminare, mettersi in discussione, scavare, lavorare, riflettere, lasciarsi sorprendere dalle meraviglie della ricerca. La frase “che cosa cercate”, stimola il desiderio racchiuso nel nostro cuore e diventa risposta silenziosa: noi vogliamo stare con te, vederti da vicino, condividere i tuoi sogni.
E rimasero con Lui in quel giorno e fecero una esperienza contagiosa che non seppero non condividere con altri. Amico mio, il bello della vita è tutto qui: trovare qualcosa che ti conduce alla vera felicità e viverla fino in fondo insieme agli altri.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,35-42
In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa maestro - dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» - che significa Pietro.

Festa della vita

DOMENICA 10 GENNAIO 2021
BATTESIMO DEL SIGNORE – ANNO B

VIDEO "FESTA DELLA VITA" (clicca qui)
Con questa domenica si conclude il tempo di Natale, per iniziare il tempo delle manifestazioni di Gesù, dopo la visita dei Re magi, annuncio a tutte le genti. L’episodio del battesimo di Gesù, pur se con sfumature diverse, viene raccontato da tutti e quattro gli evangelisti così da indicarne l’importanza. È l’inizio della vita apostolica di Gesù. È l’inizio della sua missione, è l’inizio del suo camminare con l’odore delle pecore, è essere uomo tra gli uomini, è vivere l’umanità dentro l’animo di ogni uomo. Ed ecco Gesù stesso ci appare pronto ad affrontare la vita con i suoi limiti, le sue sofferenze e le sue gioie. Il battesimo di Gesù è la festa dell’accettazione della vita, 
In altre parole Gesù inizia il suo cammino ufficiale da Rabbì - Maestro del popolo d’Israele e lo inizia con un passaggio di consegne: seguace di Giovanni Battista suo cugino, riceve da questi la carta d’identità:” Ecco l’agnello di Dio”. Giovanni, il precursore del Messia, riconosce che il suo lavoro è terminato ed ora tocca a Gesù portare avanti il dono della salvezza. E questo passaggio avviene nel fiume Giordano, dove Gesù entra nell’acqua per intraprendere il suo cammino, di uomo peccatore. Ed è in questo gesto di umiltà che si squarciano i cieli di un vecchio mondo per fare e dare spazio alla forza dello Spirito Santo, è la scintilla della nuova vita di Dio che cammina con l’uomo tramite Gesù e il tutto viene sancito dalla voce che proclama dall’alto “Tu sei il figlio mio, l’amato, in te ho posto il mio compiacimento”. L’unione di Dio con l’uomo avvenuta nella carne nella grotta di Betlemme ora si fonde nella volontà, nella mente, nel cuore. È questa la novità del Vangelo: Cristo figlio di Dio, cammina con l’uomo
Amico mio il battesimo di Gesù è la manifestazione della sua libertà. Con questo gesto Lui accoglie la sua vocazione, abbraccia la sua missione, di compiere, senza privilegi, la volontà del Padre. Riscopri la tua dignità di figlio di Dio e vivi di conseguenza.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,7-11
In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Provarono grande gioia

MERCOLEDÌ 06 GENNAIO 2021
EPIFANIA DEL SIGNORE
VIDEO "PROVARONO GRANDE GIOIA" (clicca qui)
Nessuno aveva prestato attenzione a questo grande avvenimento che stava per accadere e già previsto dai profeti.
Così nel Vangelo di Matteo di oggi, Erode chiede ed i sacerdoti, gli scribi rispondono. Loro sapevano ma non era importante per loro ciò che diceva la Scrittura perché il re lo avevano in casa. Che buffa la vita, che strano il nostro modo di procedere, di vivere. Sappiamo tante cose ma non le riteniamo importanti e quindi viviamo con superficialità. Tutto il brano di Matteo sembra, a dire il vero, una storia di intrighi di palazzo, cose che accadono anche nei nostri giorni, dove ognuno cerca il proprio interesse, le proprie comodità, nascondendo ciò che potrebbe nuocere a se stessi. Certo l’arrivo di un nuovo re avrebbe spodestato Erode e tutti i suoi cortigiani e quindi tutti i favoritismi, i vitalizi di corte sarebbero andati in fumo. Allora è meglio conservare lo “status quo”, non far cadere il potere comodo è prolungare ancora per molto tempo i favoritismi che la situazione attuale garantisce. La storia, per gli opportunisti, insegna poco o niente. Fatto è che quando c’è il rischio del cambiamento, di perdere la poltrona, si diventa cattivi, per conservare le comodità. Per questo motivo, Erode tira fuori tutta la sua cattiveria: si informa, chiede, si accerta, organizza, decide in suo favore. Ma la vera intelligenza non è mai a servizio della cattiveria e dell’egoismo. 
I Magi, al contrario, prendono ciò che può servire per il viaggio ed escono. Nella libertà dell’agire e della coscienza serena, rivedono la luce, rivedono la guida che li aveva condotti fin lì. L’evangelista Matteo usa il termine “partirono” quasi a dire che si allontanarono da quel modo di pensare, di vivere che offende ogni dignità umana.
“Ed ecco la stella…” ed ecco altri verbi significativi di questo Vangelo: provare gioia nel rivedere la guida sicura; entrare, nel mistero: è bastato poco capire chi era quel bambino atteso e segnalato dai profeti; prostrarsi, adorare riconoscere la grandezza dell’atro.
È importante sottolineare i tempi di questa descrizione di Matteo. I Magi si prostrano, adorano la divinità e poi aprirono i loro scrigni. Loro non erano venuti per portare oro, incenso e mirra, loro erano venuti per incontrare il Re, per adorarlo. Non volevano mostrare la loro grandezza con i doni, non cercavano un alleato e fare sfoggio della loro potenza. Loro erano venuti per adorare, ammirare qualcosa di grande, più grande della loro conoscenza. Come sono lontani dal nostro modo di pensare, noi andiamo da Dio spesso per chiedere, poco per ringraziare e pochissimo per onorare, venerare, adorare. Questi Re magi, sono venuti con umiltà per imparare da Lui, per prostrarsi dinanzi a Lui come servi. Soltanto in seguito, quando sono entrati nel clima di familiarità con Lui, offrirono i loro doni. Amico mio, non pensare che puoi comprarti Dio, ma certo puoi vivere di Dio sin da ora.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 2,1-12
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele"». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

In principio era la Parola

DOMENICA 03 GENNAIO 2021
II DOMENICA DOPO NATALE

VIDEO "IN PRINCIPIO ERA LA PAROLA" (clicca qui)
“In principio…” Sembra ricordare le prime parole del libro della Genesi, mentre è una pagina del Nuovo Testamento e precisamente l’inizio del Vangelo di Giovanni. È un nuovo inizio. Una nuova impostazione del vivere. È una pagina di poesia, di bellezza artistica, di mistero, di teologia profonda. Bisognerebbe chiudere gli occhi, sentire leggere questo brano e pensare all’amore che Dio ha avuto da sempre per l’uomo. Riflettere su tutto il Vangelo odierno sarebbe lungo, ma certo possiamo prendere in considerazione alcune parole.
Iniziamo proprio da quel “In principio era la Parola…”: parola creatrice, parola sintesi del cuore e dell’animo. È la Parola che crea, che salva, Parola che diventerà carne e che Gesù darà ad ognuno di noi. Chi non accoglie questa Parola non vivrà felice, e già qui troviamo un altro insegnamento importante della filosofia giovannea. Gesù, il figlio di Dio, prende dimora nella vita dell’uomo. Questo concetto del Vangelo ci presenta la grande anima dell’universo, la Parola che diventa carne, cioè Gesù, Figlio di Dio ha preso su di sé la debolezza della carne umana e per viverla in maniera concreta, è venuto ad abitare in mezzo a noi. Non più un Dio sopra di noi, ma un Dio che prende un corpo e cammina con l’uomo; allora mi ritorna in mente un pensiero, non so a chi appartiene: “se ti volti e non mi vedi, neanche avanti non mi vedi, io sono al tuo fianco, senza spingere, né tirare, sono nel posto in cui ti puoi appoggiare quando perdi l’equilibrio. Sono di fianco per dirti all’orecchio che ti voglio bene, per non perderti di vista neanche quando ti allontani. Di fianco per non oscurare la tua luce, per non coprire la strada che vuoi fare, per solleticarti se ti chiudi nei pensieri… E non occorre che allunghi la mano per cercare la mia, la tua non l’ho mai mollata, E non occorre che allungo la mia mano per cercare la tua, è sempre stata nella mia. Abbi fede. Ti amo.” Cosi ci dice questo Gesù che cammina con l’uomo.
Altro concetto fondamentale è che Dio lascia la libertà all’uomo di accoglierlo.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio.
In altre parole non si vive più per Gesù, ma si vive di Gesù per andare verso gli altri. Di conseguenza figli di Dio si diventa, non si nasce. L’appartenenza a Dio è un cammino da fare con volontà e rinunce. Diventare figli di Dio vuol dire avere la sua stessa vita, la sua eredità, una vita capace di superare la morte. 
Amico mio, Il credente non è più colui che obbedisce a Dio osservando le sue leggi, ma è colui che assomiglia al Padre accogliendo e praticando un amore simile al suo. Sii orgoglioso di te stesso: Il Verbo si è fatto cane ed è venuto ad abitare nel tuo cuore 
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,1-18
[In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta.] Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. […..]
Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Una famiglia come tante

DOMENICA 27 DICEMBRE 2020 
SACRA FAMIGLIA DI GESU', MARIA E GIUSEPPE, FESTA – ANNO B

VIDEO "UNA FAMIGLIA COME TANTE" (clicca qui)
In un tempo in cui una norma per il bene comune viene vista come una privazione della libertà personale, il vangelo odierno ci appare decisamente controcorrente mostrandoci un rispetto della legge quasi maniacale.
L’evangelista Luca, in questo brano sottolinea per ben 5 volte il rispetto della legge da parte della famiglia di Gesù. In una società come la nostra, dove il libertarismo ci porta ad essere egoisti, aggressivi e non curanti di qualsiasi norma che possa portare al bene comune, chi rispetta la legge è fuori gioco. La libertà è diventata seguire la norma del: “piace a me e lo faccio e nessuno può impedirmelo”. Oggi viviamo con l’idea che chi ci vive accanto, non è il fratello da rispettare, ma un gradino su cui poggiare i piedi per salire più in alto. 
Luca mette in chiaro che questo bambino cresce e si fortifica in una realtà dove i genitori danno il buon esempio osservando loro stessi la legge del Signore.
Non possiamo dimenticare che i figli non sono una nostra proprietà, ci sono stati affidati da Dio con un atto d’amore, essi vanno educati perché dobbiamo lanciarli nel domani formati e sicuri del vivere. È chiaro che forse dovremmo rivedere il concetto di educare che non è dare nozioni o imporre regole o un trasmettere ciò che è stabilito da vincoli familiari, culturali e sociali e religiosi, ma è un tirar fuori con rispetto, il meglio che hanno e solidificarlo, è un aprire la mente e la loro docilità al senso del sacro e alla parola di Dio. Queste cose non sono un contorno nella vita dell’uomo o un superfluo a libera scelta, ma sono l’essenza del vivere e della vita stessa. Con il termine genitori richiamiamo tutti quelli che hanno il potere: sono loro i primi che devono osservare la legge. Cosi dicevano i latini: “Verba movent exempla trahunt”: le parole incitano, gli esempi trascinano. 
Il rispetto della legge, se lo testimoniamo, non solo porta sicurezza a tutti ma protegge la libertà di tutti. La Famiglia di Nazareth ci insegna che nel rispetto della legge del Signore c’è la pienezza della vita. 
Guidi la famiglia di Nazareth, le nostre famiglie sulla via della pace e dell’amore reciproco ma siano anche le nostre famiglie pronte a scegliere dei punti di riferimento per vivere felici e sereni. 
Se si adempie ogni cosa secondo la legge del Signore, il bambino che rappresenta i nostri figli, la nostra società, crescerà e si fortificherà pieno di sapienza e la grazia di Dio sarà su di lui.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,22-40
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazareth.
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Andarono senza indugio

VENERDÌ 25 DICEMBRE 2020 
NATALE DEL SIGNORE (MESSA DELL'AURORA)
VIDEO "ANDARONO SENZA INDUGIO" (clicca qui)
«Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro”. È questa la bellezza del Vangelo: “La sete di Dio:” questo è come dire con Agostino: “Il mio cuore non trova pace finché non riposa in te”.
Questo bambino è ancora avvolto in fasce e già c’è una sete di conoscerlo, una voglia di approfondire, verificare ciò che si dice di Lui. Per vivere la pienezza della vita bisogna camminare con e per amore, bisogna spostarsi dal proprio io e andare verso l’altro. Oggi in gran parte della società, manca questo desiderio di spostarsi dalle proprie comodità, progredire nelle proprie conoscenze. E questo non solo in ciò che riguarda la propria vita ma anche al conoscere le cose di DIO. La ricerca di voler migliorare, la propria condizione di vita morale, sociale, sembra sia passate di moda. Ci culliamo nell’assistenzialismo dei genitori, dei nonni, dello Stato. Anche nel campo culturale nessuno può insegnarci più nulla perché noi sappiamo, conosciamo più del maestro, più dell’insegnate, dei genitori, del professore, oggi siamo diventati tuttologi nel dire e nel fare. Anche la conoscenza di Dio è un di più! Non suscita più interesse.
Eppure lo stimolo della curiosità spinge l’uomo al progresso appaga i perché della vita. Perdere la curiosità è potenziare il seme di morte che già è dentro di noi. I pastori dormivano, nel sonno dell’ignoranza, della comodità governata dal guadagno con le pecore. La mente ed il cuore si alimentano e progrediscono con la curiosità. Oggi non sappiamo meravigliarci perché non sappiamo essere curiosi, non sappiamo più provare stupore, sorpresa, abbiamo gli occhi spenti, la mente intorpidita ed il cuore senza interesse.
L’avviso degli Angeli ai pastori di ieri e agli uomini di oggi è un invitarli ad uscir fuori dalla monotonia della loro vita e suggerire un di più che potrebbe dar senso al loro vivere, esso è stimolo a conoscere di più e avere la sete del conoscere.
Amico mio, agisci come i pastori, alzati senza indugio e mettiti in cammino per cercare Dio. Mettiti in cammino per andare ad incontrare quel Bambino avvolto in fasce. Riconosci la sua grandezza, il suo amore e tornerai a vivere lodando e glorificando le opere di Dio nella tua vita. Sii curioso delle cose d Dio, la buona curiosità ti donerà la forza per superare la paura di essere te stesso. 
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,15-20
Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere».
Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Un bambino in una mangiatoia

VENERDÌ 25 DICEMBRE 2020
NATALE DEL SIGNORE (MESSA DELLA NOTTE) 
VIDEO "UN BAMBINO IN UNA MANGIATOIA" (clicca qui) 
“Non temete, non abbiate paura, vi annuncio una grande gioia”
Sono queste le parole, a pochi attimi dalla nascita di Gesù, che si sentono attorno alla grotta e man mano si espandono per tutta la regione e oltre, fino ad arrivare al tuo, al mio, al cuore di ogni uomo di buona volontà. Non abbiate paura!
È l’incoraggiamento che Dio dice all’uomo di ogni tempo, incoraggiamento a superare la paura, ad accettare la novità,
è incoraggiamento a vedere qualcosa di nuovo, un barlume di speranza durante la notte più lunga e più buia dell’anno.
Ognuno di noi, particolarmente in questo periodo, sta vivendo momenti di paura, di tensione, di scoraggiamento e ci manca il punto su cui appoggiarci, una spalla su cui riporre la testa e chiedere conforto. Ed ecco, proprio adesso, quasi in un tempo inopportuno, noi viviamo il Natale, una festa, un mistero da contemplare, perché in quel Bambino che nasce, c’è pace, bene e salvezza.
Il Salvatore, l’Atteso, viene come luce che illumina ogni uomo ed è colui che ci darà motivazione, colui che ci donerà la vita nuova, colui che ci offrirà la possibilità di vedere la luce nel domani. Non sono parole, ma fatti reali e Luca lo testimonia mettendoci attorno documentazione storica, nomi concreti quasi a ripeterci: ciò che dico è vero, l’ho controllato, non temete; anzi ci dona un segno di riconoscimento che si può vedere in quella grotta povera, buia e fredda: “un bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia”. Quasi a dirci che la nostra speranza si concretizza, ed è deposta in una mangiatoia, per farsi nostro cibo e nostra bevanda per la vita. Direbbe S. Agostino: “É nato oggi per noi il Salvatore. È sorto pertanto oggi su tutto il mondo il vero sole. Dio si è fatto uomo perché l'uomo si facesse Dio. Perché il servo si cambiasse in padrone, Dio prese la condizione di servo. Abitò sulla terra l'abitatore dei cieli perché l'uomo abitatore della terra, potesse trovar dimora nei cieli”.
Non c’è più spazio per la tristezza, non c’è nessuno che viene escluso dal partecipare alla gioia. Nasce allora spontaneo il grido di gratitudine che diventa gioia, diventa lode.
Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama.
La gioia e la pace si diffondano oggi in maniera più forte con il mio, tuo saluto di buon Natale.
Buon Natale a te, ai tuoi familiari, a noi e a quanti amiamo.
Ogni bene,
don
  
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,1-14
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Ave, piena di grazia

DOMENICA 20 DICEMBRE 2020

IV DOMENICA DI AVVENTO – ANNO B

VIDEO "AVE, PIENA DI GRAZIA" (clicca qui)

In questa ultima domenica di avvento, la figura che ci aiuta a prepararci per accogliere il Cristo Figlio di Dio nella nostra quotidianità, è una giovane fanciulla di Nazareth di nome Maria.

“Ecco la serva, del Signore…” sono queste le parole che esprimono lo stile di vita di colei che era appena stata dichiarata Madre di Dio. Per amare Dio, servire Dio bisogna essere umili. Questo, non vuol dire perdere la propria dignità e la propria forza, infatti che valore avrebbe l’umiltà se non fosse contornata da dignità, da rispetto, consapevolezza di essere se stessi sempre, ovunque e comunque?

Questa è l’umile fanciulla di Nazareth che, chiedendo spiegazioni ha fatto aspettare Dio; l’unica donna che ha avuto il coraggio, la forza di mettere per un attimo le lancette nell’orologio del tempo di Dio. Bella, grande, coraggiosa, giovane fanciulla, segno, modello di tutta l’umanità che dialoga, parla, che crede in Dio, ma non ha paura di Dio e si confronta con Lui. Questo è il Dio che ascolta l‘uomo, questa è Maria che rappresenta l’umanità che Dio aveva creata all’inizio e che ora si risveglia dal torpore del peccato per essere degna di essere la nuova Eva. Se non ritroviamo questa forza, questo rispetto di noi stessi e di Dio, se non riprendiamo questo contatto con Dio, non possiamo predicare, annunciare che c’è un Dio che ci ama. In quel “Come è possibile” della ragazza di Nazareth, c’è tutta la saggezza, la calma di Maria di Nazareth. Si, “veramente umile e alta più che creatura”! Maria ha calpestato il terreno arido e sassoso di questa terra, ha superato gli ostacoli che incontra l’uomo di ogni tempo, non si è arresa dinanzi alle difficoltà, e per questo è stata degna di essere eletta e diventare grembo per contenere il Figlio di Dio, l’Emmanuele, il Dio con noi. Dio non si è forgiato sua madre, ma è stato colpito, si è innamorato dell’umiltà che ha trovato in questa “vergine promessa sposa di un uomo chiamato Giuseppe”. Credo che dinanzi a questa donna noi oggi possiamo dire con cuore superbo e con orgoglio di figli: Ave Maria piena di Grazia il Signore è con te, Tu sei benedetta fra tutte le donne e benedetto è il frutto del tuo seno Gesù. Possiamo rivolgerci ancora a lei, supplicandola: Santa Maria Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

Ogni bene,

don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,26-38
In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.

Non era lui la luce

DOMENICA 13 DICEMBRE 2020
III DOMENICA DI AVVENTO – GAUDETE – ANNO B

VIDEO "NON ERA LUI LA LUCE" (clicca qui)
In questa domenica di gioia in quanto c’è la certezza che il Signore oramai verrà, Giovanni ci invita a cercare la nostra identità e ci insegna a farlo con un metodo che non è nuovo nel mondo filosofico orientale: “sapere di non sapere”.
Giovanni sa, quello che non è! Un uomo di grande valore che pone la sua fiducia nella ragione e nella consapevolezza della propria ignoranza nel non sapere chi è per gli altri. È importante questo passaggio di Giovanni; lui sa che non può sapere quello che la gente pensa di lui, e lo afferma subito togliendo ogni equivoco.
E lui si presenta, confessa e non nega; uomo sincero che non accetta etichette che altri potrebbero mettergli in base al suo comportamento o alle apparenze. 
Spesso accade anche a noi di sentirci etichettati, siamo felici quando pensano bene e non conoscono il nostro cuore, stiamo male, quando, pensando forse bene, gli altri pensano male, sparlano di noi…
Giovanni dice: non sono quello che voi cercate, che voi pensate, io sono soltanto uno che grida nel deserto. Sono l’ultimo passo di Dio verso l’uomo, sono colui che è riconoscente verso Chi mi ha fatto sussultare nel seno di mia madre ed ora vivo per lui e annuncio il Salvatore, il Messia che verrà dopo di me e battezzerà con fuoco. Quello che cercate è in mezzo a voi e voi non lo riconoscete perché cercate uno che vorreste contenere, voi cercate voi stessi, la vostra misura, la vostra immagine riflessa!
Voi cercate un Dio del comodo, un Cristo che potete dipingere a vostro piacimento.
In questo parlare è la grandezza di Giovanni il Battista, che indica, rivela, la grandezza dell’Altro e invita a seguirlo; anzi lui si umilia pubblicamente: io non sono degno neppure di sciogliere i legacci dei sandali a Colui che voi cercate. Ed ecco la crisi, la contro domanda: “Perché fai queste cose, perché battezzi se non sei il Cristo, chi ti da questa autorità?” Quanti farisei di ieri e di oggi e di sempre, credono di essere i livellatori sociali e che solo loro possono riconoscere chi può e non può fare le cose di Dio.
A volte l’invidia offusca la mente, annebbia il cuore! Se poi è unita all’ignoranza, diventa violenza, divisione, sopraffazione e ci si veste di autoritarismo. E ci si arroga anche il diritto di controllare, sorvegliare, giudicare, condannare. E Giovanni, con l’umiltà di chi sa di non sapere, afferma: “io battezzo con acqua, io invito alla conversione, io non condanno, non giudico e non sono legato al potere, vivo nella libertà del deserto, predico per chi vuole ascoltare, sono a servizio di Colui che mi ha mandato”. Amico mio, sii anche tu Voce di una Parola che annuncia la pace, la salvezza, il perdono.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,6-8.19-28
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell'acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

È la tua occasione!

DOMENICA 06 DICEMBRE 2020
II DOMENICA DI AVVENTO – ANNO B
 VIDEO "È LA TUA OCCASIONE!" (clicca qui)
Avendo come punto di riferimento l’atteso, la liturgia odierna ci presenta una guida, un esempio, un messaggero che ci invita a preparare la via del Signore, la via dove questo Signore, il più forte, deve camminare per raggiungere l’intimo del nostro cuore. Ed ecco allora due consigli fondamentali che ci offe Giovanni il Battista: uno per accogliere chi viene e un altro, per essere veramente noi stessi.
Raddrizzate i sentieri: è raddrizzare il nostro comportamento su questo mondo, essere onesti e vivere senza sotterfugi; è convertire il nostro modo di pensare, riprendere il nostro rapporto con Dio confessando i nostri peccati e provando pentimento per aver sbagliato: Il miglior pentimento è quello di sforzarsi di fare sempre il meglio nella vita. Un meglio come lo suggerisce il Salmo: “Beato l’uomo il cui diletto è la legge del Signore”, e su quella legge medita giorno e notte”. Questo è vivere l’avvento.
Inoltre ci suggerisce uno stile di vita che oggi sta scomparendo: oggi più che mai tutti vogliono essere personaggi di rilievo, importanti, dimenticando che ciò che conta è essere persone attente a se stesse e agli altri. Non preoccuparti di ciò che pensano di te, tu sii te stesso nella verità del cuore, in ogni occasione. 
Ed ecco la figura di Giovanni il Battista, uomo semplice, forte, deciso. Ma nello stesso momento anche umile da presentare i suoi pregi, ma soprattutto nel riconoscere i pregi dell’atteso. Oggi sappiamo tutto, sappiamo fare tutto e senza di noi sembra che il mondo vada a rotoli. “Dopo di me, il diluvio,” diceva qualcuno, Giovanni invece dice: “Dopo di me, viene uno che è più forte di me…!”
Quanta fatica nel riconoscere i pregi degli altri… Allora raddrizzare i sentieri è evitare la cattiveria, l'arroganza, la falsità e praticare l’umiltà, in altre parole essere nella vita sempre allievo “perché uno solo è il vostro Maestro”.
Spesso si dice: predica bene e razzola male… Manca la coerenza tra il dire ed il fare. Se il fare corrisponde a ciò che diciamo, allora accadrà che “accorrevano a lui e si facevano battezzare confessando i loro peccati”. Anche tu, con il tuo comportamento, nel tuo piccolo puoi aiutare gli altri a capire che esiste un domani migliore pieno di speranza, coraggio. È la tua occasione, è il tuo momento!  
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,1-8
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaia: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Non vi trovi addormentati

DOMENICA 29 NOVEMBRE 2020

I DOMENICA DI AVVENTO – ANNO B
VIDEO "NON VI TROVI ADDORMENTATI" (clicca qui)

La parola chiave di questo brano evangelico di inizio avvento è: “Vegliate”.

Vegliare, essere attenti per non farci trovare addormentati quando verrà il padrone che ritorna. È un vegliare con uno scopo ben preciso: l’attesa del padrone. Come detto qualche volta: Addormentarsi con un sogno e svegliarsi con uno scopo e poi durante il giorno ricordare l’uno e vivere l’altro è la forza della nostra vita. Le difficoltà non mancheranno, ma l’aquilone per volare in alto ha bisogno di andare contro vento: allora vola, sogna e concretizza la gioia. 

Aspettare una cosa di cui non solo sentiamo la mancanza, ma della quale ci sentiamo già parte, è vita. Se il vegliare viene vissuto così, allora non esiste tempo d’attesa, non esiste preoccupazione per l’incontro, non esiste sofferenza come mancanza di libertà perché non si può fare altro, ma tutto diventa vita in pienezza e serenità, perché perfino il tempo dell’attesa è già gioia in quanto si è certi del compimento. Allora bisogna trascorrere il tempo facendo le cose giornaliere con il cuore e la mente, e non preoccuparsi del tempo, del quando il padrone verrà, perché “quanto a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli in cielo, né il Figlio, eccetto il Padre”. La veglia che ci suggerisce il Vangelo è stile di vita, è alimentare stima, è accettare la libertà del padrone che non ha preoccupazione di tornare, in quanto i suoi averi sono stati assegnati a persone di fiducia. La logica dell’attesa del ritorno del padrone sta nel non aver paura di essere sorpresi, o sentirsi sorvegliati, controllati se si fa o non fa il proprio dovere, ma non far attendere il padrone quando torna e bussa alla porta. È il servo che deve stare attento e deve compiere ciò che gli è stato affidato, non per “dovere” ma per “amore”.

Il vegliare dei servi non è pesante perché lo sentono come il loro servizio e lo vivono con gratitudine e operano per ciò in cui credono. Loro guardano le cose con gli occhi dello spirito, vegliano per respingere le tenebre del torpore e della negligenza, vegliano per prepararsi ad accogliere con gioia il padrone che certo verrà e non tarderà.

Ogni bene,

don

 

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 13,33-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.

Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati.

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

È come se lo aveste fatto a me

DOMENICA 22 NOVEMBRE 2020

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO

VIDEO "È COME SE LO AVESTE FATTO A ME" (clicca qui)

L’invisibile Signore è sempre presente in mezzo a noi. Il re dei popoli, Cristo Signore, re dell’universo, chiama al soglio regale, tutti quelli che sono oppressi, affamati, assetati, stranieri, carcerati, nudi, ammalati. Il Vangelo di questa domenica di chiusura dell’anno liturgico, gira attorno alla frase “… è come se lo aveste fatto a me”. Cristo che crediamo lontano dall’uomo, lo possiamo vedere, incontrare nell’uomo di tutti i giorni. Ancora una volta, possiamo ribadire che il “Dio lontano”, lo possiamo amare, servire se siamo capaci di vederlo nell’uomo, nel fratello e nella sorella che ci vivono accanto, che avevamo ignorato perché presi dalle nostre preoccupazioni o dal nostro desiderio di “non essere disturbati” nelle comodità. 

Il brano infatti ci fa notare che la differenza tra il “Venite benedetti…” e il “Via lontano da me” non ha il suo fondamento su questioni morali, o su problemi teologici, ma semplicemente nel fare le cose nella carità: nell’aver servito, visitato, aiutato il fratello bisognoso. Tutto è in quel fare o non fare: gli uni hanno fatto e gli altri non hanno fatto.

Ma la cosa che stupisce ancor di più è l’incredulità che manifestano ambedue i gruppi con la frase: “Quando ti abbiamo visto… e ti abbiamo amato?”  

Ecco un’altra novità evangelica: non fare le cose per interesse personale, ma opera perché l’altro sia felice del nostro lavoro e veda in noi la gioia di averlo fatto. 

Il fare rappresenta sempre la sensibilità del cuore. 

La risposta di Gesù è una lezione di vita. Lui non solo presenta le opere di misericordia come mezzo per vivere la pienezza della vita, ma si identifica nel povero, nel bisognoso, nel “malcapitato della vita”; ed afferma: “è come se l’aveste fatto a me”.

Amico mio per essere veri cristiani, non basta professare a parole la propria fede, ma bisogna metterla in pratica. L’unità di misura dinanzi a Dio per essere veri discepoli è l’amore, l’attenzione che abbiamo dato al nostro prossimo, come ha fatto Lui. 

Ogni bene,

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria.

Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.

Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi.

Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?.

E il re risponderà loro: In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.

Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?. Allora egli risponderà loro: In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me.

E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Ho avuto paura

DOMENICA 15 NOVEMBRE 2020

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

VIDEO "HO AVUTO PAURA" (clicca qui)

Il brano odierno presenta tante domande ma soprattutto tante considerazioni: la fiducia nell’altro, un concetto di giustizia lontano dal modo usuale e, alla fine della vita, il dover rendere conto del proprio operato.

Il Vangelo, lo ripetiamo, è guida ma anche formazione continua per ogni persona credente o non credente. Per chi crede è Parola do vita, per chi non crede può essere un ottimo galateo con sane regole comportamentali. 

Questo padrone del Vangelo ha massima fiducia dei suoi servi, tanto da consegnar loro i suoi beni per farli fruttificare ed opera usando un metro di giustizia che certamente ci mette in crisi o che certo ci pone dei perché. Perché ad uno 5, ad un altro due, ad un altro uno? La risposta è scomoda ma è un criterio di giustizia: “Secondo le capacità di ognuno”. Anche per i latini, nel miscuglio dei loro dei, avevano, tra le tre regole d’oro: “Unicuique suum tribuere” che non è dare a tutti la stessa cosa, ma a ciascuno secondo i suoi bisogni e capacità. Ancora una volta siamo chiamati a distinguere i concetti di uguaglianza e equità. Non dobbiamo dimenticare che uguaglianza guarda il merito, l’equità il bisogno, Uguaglianza significa avere tutti la stessa cosa, equità significa avere tutti le stesse opportunità. Difficile la dottrina sociale della chiesa. Inoltre vediamo che la gioia non fa differenza, chi ha fatto fruttificare il dono ricevuto ripete la stessa frase quasi ad esprime la gioia totale, piena. È chi non mette a frutto ciò che ha, che diventa cattivo contro tutti ed infelice per se stesso. Anche Dio usa la stessa beatitudine sia per chi ha lavorato con cinque, sia con tre… Lui guarda l’impegno nel fare le cose, nel raggiungere il risultato. 

Dio dona a tutti la sua piccola o grande coppa piena, siamo noi che dobbiamo farla fruttificare. 

Tu non darai mai ad un bambino che ti chiede un bicchiere d’acqua, una bottiglia intera, ma soddisferai i suoi bisogni secondo le sue forze e capacità.

Amico mio, nella vita ognuno riceve secondo le sue capacità che non è di meno o di più dell’altro, ma quanto possiamo contenere. La differenza è come accettiamo le cose e che considerazione abbiamo di chi ce le offre. I primi accettano li doni e guardano la grandezza del padrone e presentando i risultati del loro lavoro, prendono parte alla sua gioia; l’ultimo, la prima cosa che riconosce è la cattiveria del padrone. L’ultimo ha perso l’occasione di confrontarsi con Dio, ha avuto paura di guardarsi dentro, ha avuto paura di mettere in mostra i suoi doni, ha avuto paura di sé, ha avuto pura di Dio, e si è vergognato di se stesso, non ha messo i suoi. doni a servizio degli altri: è stato pigro e malvagio.  Metti a frutto i tuoi doni, piccoli o grandi che siano e sarai invitato a prendere parte alla gioia del tuo Padrone.

Ogni bene,

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 25,14-30

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.

A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.

Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.

Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo.

Il padrone gli rispose: Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti».

Quel pesante: "Non vi conosco"

DOMENICA 8 NOVEMBRE 2020  

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

VIDEO "QUEL PESANTE: NON VI CONOSCO" (clicca qui)

Ancora una similitudine del Regno di Dio, questa volta però protagonisti sono persone come noi, con pregi e difetti e tanta voglia di vivere la vita. 

Le invitate, 10 vergini, si preparano ad una festa ma con modalità differenti: alcune vivono per il “tutto e subito”, altre prevedono l’attesa per far crescere il desiderio dell’incontro.

Infatti l’insegnamento si snoda e ruota attorno a quel “ritardo dello sposo”; se non ci fosse stato non sarebbe stata evidente questa differenza, quasi a dirci, che noi possiamo misurare la forza del nostro carattere e della nostra personalità proprio dinanzi alle difficoltà. È difronte a questo ritardo che emergono le differenze. Alcune pronte per un’ora stabilita, altre avevano previsto l’imprevisto, il “non si sa mai”. 

Il brano ci presenta alcune vergini, le stolte, che, per non sbagliare si attengono alle norme, al “tu hai detto così”, non erano educate all’attendere e quindi la passione per la festa, per lo sposo era limitata al ciò che bisognava fare, dovuto, e così la gioia dell’incontro si è spenta con le loro lampade. Una mente ristretta nel “così si deve fare”, offusca il cuore e l’agire umano.

Le altre, invece, desiderano l’incontro, senza limitarlo in un tempo definito. In questo clima sono state accolte al banchetto per la festa nuziale perché hanno vissuto l’attesa come “già” parte del piacere. Questa è la vita.

Delle volte siamo così presi da noi stessi che non pensiamo al fatto che tutta la nostra vita è attesa della festa finale.
Ci manca l’esperienza della presbiopia. Il vedere le cose lontane senza dimenticare il presente. 

Si assopirono e dormirono tutte: ma alcune con il sonno della fine, altre convinte che, dopo il silenzio del sonno, avrebbero realizzato l’incontro.

Amico mio, tutte le vergini fanno le stesse cose: si assopiscono, si svegliano, sono gioiose dell’invito; la differenza è che alcune credono che fatta la festa tutto ritorna come prima, altre che dopo la festa potevano vivere ancora il già vissuto.

Tutto è nel progettare, avere la lungimiranza, l’attenzione nell’essere previdenti per affrontare la crisi del sonno del cuore, della mente e del ritardo. Le prime, più che alla festa con lo sposo, forse pensavano di avere un’occasione in più per far festa tra loro.

Per questo è pesante quel: non vi conosco! 

Ogni bene,

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: "Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi.

Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: "Ecco lo sposo, andategli incontro!". Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: "Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono".

Ma le sagge risposero: "No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene".

Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.

Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!". Ma egli rispose: "In verità vi dico: non vi conosco".

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora".

Le Beatitudini: cammino di santità

DOMENICA 1 NOVEMBRE 2020
TUTTI I SANTI – ANNO A 
VIDEO "LE BEATITUDINI: CAMMINO DI SANTITÀ" (clicca qui)
Ogni pagina del Vangelo ha la sua ricchezza, ma a volte basta una situazione, una coincidenza e quella pagina ti innalza a una riflessione diversa. Oggi Festa dei Santi, ci vengono proposte “le Beatitudini”, la Magna carta della Chiesa. E, visto proprio ciò che accade nella Chiesa in questi giorni, è difficile leggere quel “Beati voi” e non sentire nella mente e nel cuore, il freddo titolo di qualche giornale che rispecchia una Chiesa umana coperta di piaghe, di debolezze e mostra i suoi peccati amari. Non vogliamo consolarci dicendo che dove c’è l’uomo c’è la possibilità dell’errore, ma proprio in forza di questo “Beati voi” vogliamo alzarci, riprendere il cammino sforzandoci di non ricadere nell’errore e riconoscere la forza di queste parole: «Pietro, io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli». La Chiesa ha bisogno necessariamente di conversione per fortificare gli altri. 
Non è santo chi non sbaglia mai o spera nella bontà degli altri che tacciono sulle nostre mancanze, ma chi ha l’umiltà di riconoscere l’errore, il coraggio di rialzarsi dopo la caduta, sa accettare il giudizio e crede in un Dio misericordioso. Santi non si nasce, si diventa.
Il Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium, a proposito dei Santi, dice: “In loro noi abbiamo modelli, esempi, della vita cristiana” e non solo, in loro abbiamo anche “intercessori, anzi, amici che ci aiutano” con l’esempio della loro vita a vivere il nostro meglio! 
Amico mio, i Santi ci sono ancora oggi quando facciamo entrare lo spirito di bontà, di mitezza, di compassione dentro di noi e viviamo di conseguenza.
L’invocare i Santi, non accresce certo la loro gloria, ma di sicuro serve per risvegliare in noi la voglia di imitarli. “Si iste et ille cur non ego?” Cosi Agostino, incoraggiava se stesso a percorrere la via della conversione. Se gli altri hanno avuto il coraggio e la forza di farlo, perché non posso farlo io? La gioia di quel “Beati voi” è per il tuo oggi, ogni qualvolta ringrazi nel vedere il sole che sorge, asciughi una lacrima, visiti un ammalato, hai una parola di pace, compi il lavoro con fedeltà e giustizia, sai tirare fuori il bene anche dal male. Sei beato quando percorrendo la strada saprai dare ogni giorno gloria a Dio e restare unito a Lui anche nei momenti difficili. Nessuno potrà toglierti quel seme che ti fa essere beato, felice, oggi.  
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,1-12a
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Il comandamento scomodo: amare

DOMENICA 25 OTTOBRE 2020

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

VIDEO "IL COMANDAMENTO SCOMODO: AMARE" (clicca qui)

Anche nel Vangelo di questa Domenica, Gesù viene provocato da nemici che non accettano i suoi insegnamenti e negano la sua sapienza; essi vogliono screditarlo agli occhi della sua gente: la cattiveria del cuore invidioso è veramente insensata, recidiva e ostinata.

L’idea del fariseo dottore di semplificare la legge, non è nuova. Già nel Vecchio Testamento il re Davide, il profeta Isaia, Michea, Amos, avevamo cercato il più grande tra i 248 comandamenti e le 365 prescrizioni della legge, ma l’impresa non è per niente facile, specialmente se fatta con la testa e non con il cuore.

Gesù ascolta e risponde con il precetto dell’amore: “Amare Dio con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente, e amare il prossimo come se stessi”.

La novità della risposta di Gesù spinge a riflettere perché mette sullo stesso piano l’amore per Dio e l’amore per il prossimo, individuando in questa similitudine la sintesi della Legge e dei Profeti.

Gesù crede che amare Dio e il prossimo siano le colonne portanti, non solo delle Scritture, ma anche di qualsiasi società. 

Oggi, come ieri, e certo anche domani, il comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo, è un comandamento che darà fastidio, perché richiede impegno, rispetto, verità e soprattutto continuità. 

I comandamenti di Dio non sono solo uno strumento per regolarizzare il rapporto con Dio, ma sono una proposta per affrontare le sfide del mondo nella vita sociale. Cercare di amare Dio con tutto il cuore, con tutta la vita, con tutta la mente, significa entrare nella stessa vita di Dio e quindi non si ama Dio come atto di obbedienza o per rispettare la legge ma come atto di risposta, di gratitudine per l’amore che Dio stesso ha per ognuno di noi.

L’amore per il prossimo è conseguenza dell’amore per Dio. Se l’amare Dio che non si vede non si concretizza nel prossimo che si vede, non è vero amore. Amico mio, la regola d’oro, “Fa’ agli altri ciò che vuoi sia fatto a te”, testimoniata anche nella cultura di tutti i popoli, è sintesi di questi due comandamenti. 

L’amore del prossimo non è generalizzato nel dire che amiamo tutti e poi non si ama nessuno, l’altro da amare è chi cammina con te, chi ti offende, ti insulta e forse anche chi ti aiuta. Amare, è un comandamento scomodo, ma è l’unico che può dare un senso vero alla nostra vita.

Ogni bene,

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 22,34-40

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo  alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

L'adulazione: arte sbagliata

DOMENICA 18 OTTOBRE 2020

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

VIDEO "ADULAZIONE: ARTE SBAGLIATA" (clicca qui))

“Timeo Danaos et dona ferentes” direbbe Laocoonte ai Troiani. È come dire che non ci si può fidare delle persone con il cuore cattivo, anche se fanno un gesto amichevole.

Così nel vangelo odierno, una sviolinata iniziale, per nascondere la cattiveria della domanda. Farisei ed Erodiani, nemici fra loro, si accordano per incastrare Gesù; è un’alleanza “per andare contro”. Anche oggi in politica, nella società, nelle associazioni, ci si allea non per costruire qualcosa di utile per il bene comune, ma per andare contro qualcuno. Il tema del Vangelo odierno sono le tasse da pagare. Questo problema ieri come oggi, crea malumori, ma Gesù, questo Rabbi rivoluzionario, oltre a presentalo come un dovere di giustizia verso lo stato: “Date a Cesare ciò che è di Cesare” aggiunge quello verso le cose di Dio: “date a Dio ciò che è di Dio”. È un ridonare, ciò che ti è già stato dato, affinché ti sia restituito ancora una volta per tuo beneficio; è in questa circolarità che il bene, anche materiale, si moltiplica a vantaggio di tutti. 

Gesù distingue le due cose: le cose di Cesare, cioè le cose dello Stato e le cose di Dio. Due realtà separate e distinte ma ognuna, pur rimanendo nella propria specificità dovrebbe essere complementare all’altra. Dante paragonava Stato e Chiesa a due spade, l’una a servizio dell’altra ma con principi chiari e stabiliti. Dove lo Stato comanda le cose di Dio, o dove la Chiesa diventa Stato, non c’è libertà e neppure senso di Dio. 

Il pagare le tasse è un dovere sociale a cui nessuno, neppure il cristiano può sottrarsi. 

Amico mio, il Maestro, uomo giusto, che opera con giudizio e buonsenso vuole richiamare, soprattutto nel nostro oggi, il dovere di pagare le tasse e sostenere le cose che riguardano Dio.

Quelli che con l’evasione fiscale credono di fare i furbi, rendono il cammino della crescita sociale molto difficile e danneggiano le categorie più deboli della società.

Il rispetto delle cose di Cesare e delle cose di Dio non solo porterebbe il mondo in una situazione migliore ma offrirebbe pioggia di protezioni a favore di tutta la collettività 

Tu, io, noi, con il nostro operato, agiamo secondo giustizia sociale, e diamo a Cesare quel che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio?

Ogni bene,

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 22,15-21 

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»

Gli invitati difficili

DOMENICA 11 OTTOBRE 2020

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A  
VIDEO "GLI INVITATI DIFFICILI" (clicca qui)

La cosa che risalta nel vangelo odierno è la voglia del Re di condividere la gioia con il suo popolo in un banchetto di nozze. Manda allora servi a chiamare gli invitati una volta, ed una volta ancora. Ma questi rifiutano, hanno le loro priorità, i loro impegni, anzi non vogliono essere disturbati, per questo alcuni maltrattano i servi e altri li uccidono. Loro cercano il Re quando serve, lo usano come “Dio comodino”: vivono nel nulla. Il Re non fa parte della loro vita, lo sentono lontano e le nozze di suo figlio non interessano loro.

Si sentono schiavi di un dovere da svolgere e non sanno gioire di ciò che fanno. Qui il dramma della parabola: mancanza di dialogo tra il Re e i sudditi, rifiuto di incontrarsi, e paura del loro Re.

La paura rende schiavi, sconfigge l’amore, nebulizza l’intelligenza.

Ma la festa è pronta e non si può rinviare. Dio non chiude mai il portone della gioia. Essa viene ugualmente vissuta con gli invitati dell’ultima ora. Tra questi c’è un uomo che non rispetta le regole d’obbligo: le abluzioni, il vestito per la festa. Non sappiamo chi sia ma certo è uno preso dai crocicchi delle strade e si sottrae alle regole dell’amore.

Mi sembra come quelle persone cui tutto gli è dovuto senza pensare che ad ogni diritto corrisponde un dovere e viceversa. Il “pretendere” non dovrebbe fare parte della vita, anzi dovrebbe lasciare lo spazio alla gratitudine. La bontà dell’altro, non ci dispensa dal mostrargli rispetto. A volte il nostro vivere superficiale non ci fa vedere l’altro nella sua pienezza. Siamo così confidenziali per sottolineare i puntini neri e non siamo in grado di capire che quei puntini fanno risaltare la completezza, bellezza del quadro; siamo così attenti a criticare le cose che vanno male nella Chiesa che non vediamo la bellezza, l’importanza della Chiesa stessa. Sentire lontano chi ti ama è ottima scusa per accusarlo dei tuoi mali, della tua infelicità.

Amico mio quando nella vita ci lamentiamo di tutto e vogliamo solo il cambiamento degli altri, o il cambiamento delle strutture e cercare sempre forme nuove di adattamento ai tempi, e non si cambia in se stessi e non ci si sente inseriti in una comunità, in una famiglia, in una società, ogni cosa buona che viene fatta, ha sempre il sapore di stantio. 

L’amore è gratuito, infinto, non guarda le offese, ma non puoi calpestarlo. 

Ogni bene,

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 22,1-14

In quel tempo, Gesù riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze! Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale? Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

La vigna di Dio

DOMENICA 4 OTTOBRE 2020

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A 

VIDEO "LA VIGNA DI DIO" (clicca qui)

Anche questa domenica, Gesù parla in parabole. Dopo quella dei due figli, oggi i protagonisti sono “i vignaioli omicidi”. Gesù si rivolge a sacerdoti e anziani del popolo dicendo: “Ascoltate!”, quasi a dire: “prestate attenzione, perché ciò che dico è per voi”, un voi che coinvolge anche il nostro operare.

Allora approfondiamo alcuni elementi del vangelo: 

La vigna: era curata, amata, ben lavorata, pronta già a dare frutti. Dio non fa mai le cose a metà. La sua vigna deve fruttificare, altrimenti verrà tolta a quei primi vignaioli e sarà data a chi la farà fruttificare.

Capi dei sacerdoti e anziani del popolo, non solo di allora, ma tutti quelli che oggi hanno posti di responsabilità nella chiesa, nella società, nella famiglia.

Il tempo di raccogliere i frutti in cui bisogna dare il rendiconto del proprio operato, della propria vita.

Affidata, la vigna, ci viene affidata, non è nostra, noi dobbiamo solo farla fruttificare. La chiesa, il mondo, la famiglia, la comunità, la vita è la Vigna che ci è stata affidata, dobbiamo usarla con rispetto e gratitudine.    

Il ritardo del padrone, spesso questo tempo di libertà ci sfugge. 

È forse questo presunto ritardo che fa credere ai vignaioli di essere padroni assoluti della vigna. Per questo colpiscono i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Il Padrone però sembra interessato più al raccolto che ai servi, infatti ne manda altri e altri ancora, fino alla fine, rischiando il proprio figlio, “avranno rispetto per mio Figlio”: è il “rischio dell’AMORE”. Quando si ama non ci sono limiti insormontabili. L’amore è la più grande stranezza della vita e la più grande fantasia di Dio che soltanto l’uomo può rendere visibile e reale. 

Ma quando non si ha cuore, si è egoisti e ci si sente sempre al centro del proprio destino, senza accorgersi delle persone che ci stanno accanto.

Amico mio, in questa parabola ritroviamo la storia della salvezza e l’amore infinito di Dio per l’uomo. Tu sei la sua Vigna e sei anche il suo vignaiolo. Credersi padrone assoluto di ogni cosa senza voler avere una persona per confrontarsi, è ancora un concetto sbagliato della libertà. I doni ricevuti per il nostro bene, per una sana convivenza tra gli uomini, per la gioia di tutti, dobbiamo usarli come ringraziamento a Dio e metterli a servizio degli altri: soltanto ciò che è donato fruttifica!

Ogni bene,

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 21,33-43

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!

Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!

Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?

Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Foto di famiglia

DOMENICA 27 SETTEMBRE 2020

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A  

VIDEO "FOTO DI FAMIGLIA" (clicca qui)

Il titolo del brano del vangelo odierno potrebbe essere: foto familiare. Quante volte i genitori ci dicono: padre ho due figli, stessa educazione, stessa casa, stessa famiglia, uno obbedisce, è bravo e con l’altro non sappiamo come comportarci.

Al di là della questione sociale della famiglia che avrebbe bisogno di maggiore attenzione, essendo la prima cellula della società, diciamo che in questo tempo di pandemia, essa si è sentita abbandonata, messa da parte dalle strutture sociali, religiose e civili. Si sono fatte norme, promessi bonus, ma la famiglia è li che ancora aspetta “la cena dei suoi rondinini”. Sappiamo bene che se la famiglia è sana, serena, tutta la società sarà sana e serena. 

L’episodio del Vangelo c’insegna che non è sufficiente promettere la disponibilità. Bisogna essere attenti che l’impulsivo e generoso “eccomi signore, farò, mi impegnerò”, non venga distratto da altre faccende in apparenza più interessanti. Ed ecco due modi di vivere la risposta ad un invito: il primo risponde in maniera negativa ma poi riflette sullo sgarbo fatto a suo padre si pente e trova il coraggio per rettificare ciò che aveva detto. Dobbiamo sempre correggere le decisioni sbagliate, la parola falsa, con un gesto giusto: questa è vita; il secondo superficiale, risponde positivo per compiacere il padre ma non riflette.

Due elementi fanno da sfondo a questo brano: obbedienza e fare la volontà del Padre. Tutte due sono legate fra loro e sono di una interdipendenza strabiliante; ma la formazione ed il modo in cui viviamo oggi, non ce ne fa più cogliere il legame. 

Si pensa che obbedire sia sottomissione, mancanza di libertà. La libertà invece è un dono e bisogna custodirla con la rinuncia, con lo spirito di sacrificio, attraverso l’ascolto, l’essere disponibili ad accettare la vita con i suoi pro e contro. Obbedire è sentirsi liberi di rispettare i nostri limiti e quelli altrui. Senza rispetto dell’altro non c’è libertà.  “Libertà” vuol dire rispettare lo spazio dell’altro, non fare ciò che ci piace. Inoltre fare la volontà del Padre non è una costrizione, perché Lui vuole ciò che vogliamo noi: vivere bene, essere felici. Lui ci chiama, ci tratta come figli e vuole che ci prendiamo cura dei beni che sono il nostro futuro. Lavorare nella sua vigna, non è altro che rendere migliore il mondo in cui viviamo. Dire che ci impegniamo e poi non farlo è tutto a nostro danno. 

Amico mio, anche in noi ci sono questi atteggiamenti di falsità, di rifiuto e di pentimento. Il tutto si gioca proprio qui: riconoscere i nostri limiti, i nostri errori, chiedere perdono e ricominciare. Dio ci aspetta sempre, ritardare il tempo del pentimento, non altera i sentimenti di Dio, ma certo danneggia il tempo della nostra presa di coscienza e della nostra maturità.

Ogni bene,

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 21,28-32

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: "Sì, signore". Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

La giusta ricompensa

DOMENICA 20 SETTEMBRE 2020

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A 
VIDEO "LA GIUSTA RICOMPENSA" (clicca qui)

In questa pagina del Vangelo così realistica da essere senza tempo, Gesù è attore principale. 

Se da un lato lo vediamo mentre chiama operai in tutti i momenti delle ore della vita per costruire il Regno di Dio, dall’altra affronta il problema del lavoro, lo sfruttamento sociale, l’assistenzialismo, la meritocrazia. 

Il lavoro è un diritto e la giusta ricompensa al lavoro fatto, è un altro diritto dinanzi al quale non si può indugiare. La mancanza di progettualità, la scarsità di lavoro, lo sfruttamento dell’operaio, sono anche i problemi dell’oggi. Provvedimenti inadeguati o ritardatari con l’aggiunta dell’egoismo delle persone, fanno crescere confusione e illegalità. Ascoltare giovani che desiderano un posto statale per avere lo stipendio assicurato ma non si chiedono il perché e il come si deve lavorare, è preoccupante. Aldilà di quella norma del “tutti siamo uguali” senza considerare il percorso che ognuno di noi deve fare o ha fatto e le esigenze che ognuno di noi può avere rispetto ad un altro, non possiamo non leggere questo brano in un’ottica di giustizia sociale. 

La risposta alla domanda di Gesù “che fate sulla strada oziosi…” è chiara: “non siamo noi oziosi, nessuno ci ha chiamati a lavorare”. “Bene, dice Gesù, “andate e ciò che è giusto vi darò”.

Qui la questione sociale di ogni tempo: “il giusto” che riceveranno, è per il lavoro fatto o è il necessario per vivere?

Il Vangelo ha ricompensato ciascuno secondo il suo bisogno, lasciando spazio alla critica dei primi impiegati, per spingerci a ripensare al bisogno di un minimo salariale che non sia assistenzialismo, al giusto salario e all’importanza della meritocrazia. Il problema non si risolve certo con poche parole, ma è sicuramente spinta alla riflessione. 

Le parole di Gesù ci invitano a guardare oltre. Egli, da buon amministratore, ha avvertito la necessità, la sensibilità dei chiamati e ha valutato chi lavora con il cuore, chi agisce per mestiere e i bisogni delle persone.

Amico mio, Dio attraverso i bisogni della tua comunità, della tua famiglia, della tua società, chiama ad agire anche te; non far “orecchio da mercante” come se altri dovessero risolvere il problema; rimboccati con amore le maniche e datti da fare. Dio ti vuole compartecipe per la realizzazione di un mondo migliore. Oggi, il peccato più grande è rimanere oziosi davanti alle necessità.

Ogni bene,

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 20,1-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono.

Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto.

Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”.

Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.

Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.

Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Come noi li rimettiamo

DOMENICA 13 SETTEMBRE 2020   

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

VIDEO "COME NOI LI RIMETTIAMO" (clicca qui)

“Non ti dico fino a sette ma settanta volte sette…” Il Signore non vuol giocare con i numeri ma insegnare a Pietro, ed a noi oggi, che il perdono non è una formula matematica, ma un cammino da fare all’interno del proprio cuore. In altre parole vuole spingere Pietro a ragionare non utilizzando la legge del contrappasso dove ad ogni delitto corrisponde una pena contraria o come se la vita fosse una giustizia del “chi sbaglia paga”. D’altro canto, Gesù non vuole neppure sembrare superficiale come se niente fosse accaduto; egli vuole usare un metodo di correzione partendo da un cambio di mentalità.

Il debitore del racconto, “non avendo nulla…” secondo la giustizia, avrebbe dovuto andare in carcere per saldare il debito e sarebbe diventato ancora un peso, ed ecco che Gesù gioca sulla richiesta di perdono. 

Chiedere perdono richiede un viaggio dentro se stessi, prendere coscienza del male fatto e volontà di ripagarlo compiendo il bene con la vita e con le opere. Gesù vuol credere alle parole del suo servitore “dammi tempo e ti restituirò interamente il dovuto”.

Il fatto è che tutto questo non corrisponde a verità nel cuore del debitore. Infatti uscito fuori non sa perdonare ad un suo debitore. Non aveva compreso “Perdona a noi i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori”.

Un altro insegnamento di questo brano è la denuncia del male: gli altri vedono e riferiscono al padrone l’accaduto; quanti oggi si nascondono dietro l’omertà facendo il gioco delle tre scimmiette: “Io non ho udito, non ho visto, non so”.

Arrestare il male e favorire il progredire del bene è un dovere di tutti. 

Il male avanza perché il bene ha smesso di camminare.

Amico mio, spesso troviamo scuse per giustificare i nostri errori, ma siamo intolleranti per le colpe altrui; sii misericordioso per vivere nella pace dell’animo. Guarda te stesso ed il perdono ricevuto e sarai certo più tollerante verso gli altri. L’infelicità arriva quando chiudendo il nostro cuore, spezziamo la catena del fare il bene.

Ogni bene,

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 18,21-35

Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette. A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.

Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato.  Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?  E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto.  Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

Correzione fraterna, arte difficile

DOMENICA 6 SETTEMBRE 2020  

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A 
VIDEO "CORREZIONE FRATERNA: ARTE DIFFICILE" (clicca qui)

Oggi il vangelo ci invita a meditare sulla correzione fraterna e sull’importanza della preghiera in comune. Credo che dovremmo abbandonare un modo di dire: “quello che ho da dire lo dico e basta, quello che ho sul cuore, l’ho sulla lingua”, e non ci curiamo se le nostre parole aggrediscono, feriscono l’altra persona.

Gesù ci invita a correggere chi sbaglia, ma rispettando sempre la dignità dell’altro. L’altro non è il peccato personificato, ma una persona che merita stima, sempre.

Il cammino della correzione è prima di tutto presenza, comprensione ascolto: è questa la novità del Vangelo: camminare con amore accanto a chi ha sbagliato.

Oggi sembriamo dei fustigatori del mondo, degli amanti delle crociate al grido “Dio lo vuole” e via! Con l’arma in pugno pronti a lottare contro chi non si converte o non accetta la nostra interpretazione della parola di Dio.

Ancora una volta, come già i discepoli, il nostro cuore urla: “Signore vuoi che li distruggiamo, fa’ scendere un fuoco su di loro”, etc etc…! 

E Gesù ancora una volta ci invita alla pazienza. Ci dice: aspetta, dialoga, educa, ci dà delle regole di galateo. La correzione non è impastata di chiacchere, pettegolezzi, di megafoni, ma deve essere fatta con carità, sincerità, umiltà, soprattutto deve essere fatta con la consapevolezza che ognuno di noi è fragile e noi non siamo superiori all’altro. Una correzione che non educa crea danni.

Se ti innalzi come giudice, non otterrai nulla, ma se ti confronti con chi ha sbagliato, prima da solo, poi con un amico comune, e soltanto in casi estremi coinvolgendo l'intera comunità, otterrai il bene di tuo fratello.

Noi, invece, appena sappiamo di un errore suoniamo le trombe d’argento. L’estrema soluzione proposta nel vangelo di considerare chi sbaglia “un pubblicano” non vuol dire che debba essere abbandonato alla propria sorte; nessuna persona si separa da Dio, allora si prega: se due di voi si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio li ascolterà. Mi sembra una sfida di Dio, non nuova nella Bibbia. 

Amico mio: due persone che pregano insieme con lo stesso scopo, lo stesso ideale di bene, è oggi possibile trovarli? È Cristo il centro del mondo non noi, e attorno a Lui deve ruotare la nostra vita.

Non siamo noi i giudici della comunità ma possiamo cercare di renderla migliore se con la comprensione di tutti, la preghiera di molti, ci impegniamo a camminare sulla retta strada. 

 

Ogni bene,

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Accettare la propria vita

DOMENICA 30 AGOSTO 2020
XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A 
VIDEO "ACCETTARE LA PROPRIA VITA" (clicca qui)
Il brano odierno ci propone un modo nuovo di concepire la divinità: un Dio che diventa uomo, ne condivide il destino come fosse il suo destino; accettando così la morte. Gesù, vero uomo e vero Dio, sa bene che il suo modo di agire, il suo modo di trasmettere la parola del Padre, il suo stesso stile di vita fuori da ogni formalismo, avrebbe provocato resistenza ed incomprensione tra i sacerdoti del tempio e la classe dirigente di allora, e certo sarebbe di provocazione anche oggi, in una società fluida e di ipocriti benpensanti. Egli sa che si farà molti nemici e proprio per questo vuole preparare gli apostoli a comprendere l'amore concreto che ha per loro, tangibile dietro i tragici eventi che lo colpiranno. Troviamo così nelle parole di Gesù il primo dei tre annunci della sua passione, morte e risurrezione. Ma per Pietro è impossibile accettare che il destino di Cristo avesse una fine così. Egli come tanti di noi, vive secondo la logica del mondo, non secondo il progetto di Dio. E la correzione forte e decisa di Gesù non si fa attendere: Pietro, tu non puoi pensare come pensa il mondo, tu hai un concetto di Dio che non corrisponde alla verità. Dio si è fatto uomo per riscattare integralmente l’umanità, quindi abbracciare la vita dell’uomo nella sua totalità. Ma quanti di noi, si sono costruiti un Dio che risponde alle loro ambizioni di carrierismo, che soddisfa i loro bisogni personali, e che, raccolto in teche d’orate, profuma di fanatismo! Gesù, consapevole della sua missione, abbraccia la sua croce e invita ciascuno a portare la propria per seguirlo. 
Per realizzarsi pienamente, nella vita, bisogna assumere liberamente la propria responsabilità, accettarsi con tutti i limiti, prove, pregi e difetti, in altre parole bisogna portare quel legno con dignità. Non esiste un uomo che non abbia i propri pesi. Non possiamo evitarli, ma dobbiamo chiederci come portarli, perché siano parte di un giogo dolce e leggero. Una spiritualità che banalizza il dolore, o che fa del dolore uno strumento di punizione da parte di Dio, non può essere un ideale di vita.
Cristo non si allontana per lasciarci soli, ma cammina con noi portando la sua croce.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16,21-27
In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Chi sono io per te

DOMENICA 23 AGOSTO 2020
XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
VIDEO "CHI SONO IO PER TE" (clicca qui)

La lettura del brano odierno, mi ricorda un episodio, quando prete giovane in una chiesa abbastanza gremita, chiesi ai fedeli:
"Chi di voi è cristiano, alzi la mano!!" Dopo un attimo di imbarazzo una sola signora, alzò la mano, ma vistasi sola, abbasso la mano, quasi vergognosa di averlo fatto.
Se dovessimo oggi chiedere: chi è cristiano alzi la mano, cosa faremmo, cosa succederebbe? Ogni tanto, credo sia importante interrogarci sulla nostra fede.
Gesù, dopo tante guarigioni, miracoli, predicazioni, vuol sapere cosa pensa la gente di Lui. Forse per misurare il cammino di fede dei suoi ascoltatori, forse per verificare il seme della parola seminato negli uomini come stia crescendo, forse…
Gli apostoli, più vicini al mormorio delle folle, sono gli unici che potrebbero dare una risposta concreta, disinteressata. Da ciò che riferiscono, Gesù comprende che la gente non ha una identità chiara di Lui, la folla parla, esprime opinioni, ma è lontana dalla verità. Oggi come allora, ciarlatani dell’ultima ora sparano opinioni su tutto e su tutti, senza avere a volte un minimo di veridicità su quello che essi stessi dicono e vorrebbero essere creduti solo perché alzano la voce o usano un linguaggio poco civile. Gesù non fa commenti sulle opinioni ascoltate, ma chiede ai suoi cosa pensano di Lui. Nell’attesa e nell'imbarazzo di tutti, la risposta di Pietro è spontanea ed immediata: "Tu sei il Cristo!" Tu sei quello che aspettiamo e che deve liberare Israele.
“Beato sei tu Simone, dice Gesù, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio, ha parlato attraverso te e per questo io su te e con te fonderò la mia Chiesa”. Pietro nella sua povertà, è strumento nelle mani di Dio e Gesù si fida di lui nonostante conosca già quelle contraddizioni che manifesterà in seguito, nel momento della paura e della prova. Gesù lo sceglie come garante della verità, come testimone del Suo messaggio di salvezza, come prima pietra della Sua Chiesa.
Dio ancora una volta non guarda chi cade, ma dove il suo seme può mettere radici e chi ha il coraggio di rialzarsi dopo ogni caduta, confidando in un Padre che non ci abbandona mai. Fanno ridere quelli che dicono “sono credente ma non praticante”, è come dire: so che sei mia moglie, mio marito, mio figlio, ma non ti amo. Tanti sono credenti, molti sono alla ricerca di qualcosa, altri sono solo curiosi.
Gesù vuole entrare in dialogo e a tutti e a ognuno in particolare chiede: “Chi sono io per te?” Rispondiamo con sincerità e viviamo con coerenza il cammino che Gesù ci indica.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16,13-20
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

La forza delle briciole

DOMENICA 16 AGOSTO 2020
XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

VIDEO "LA FORZA DELLE BRICIOLE" (clicca qui)
Diverse sono le riflessioni che scaturiscono dal Vangelo odierno che ha come protagonista una donna e per di più "straniera”. In un contesto in cui la società ha perso il senso del rispetto della dignità umana, l'episodio di oggi ha molto da dire ed insegnare a tanti governanti che si perdono in quisquiglie senza far fronte al rispetto dell’uomo nella sua interezza. Una donna “straniera” chiede aiuto ad un’altra cultura! Ne traiamo l'importanza del dialogo e la consapevolezza che la patria di un uomo è dove vive, lavora ed ama; non ci sono confini che possono stabilire i ghetti degli uomini, non ci sono trincee o fili spinati che possono rinchiudere la libertà di ciascuno. I diritti e doveri dell’uomo, non vengono scritti a secondo del colore della pelle. È veramente strano che ancora oggi, da quel lontano 1948, ci sia ancora molto lavoro da fare per il rispetto dei diritti umani. Il primo articolo della carta costituzionale dei diritti umani così recita: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.” Eppure ancora oggi milioni di persone sono intrappolate in forme moderne di schiavitù; tuttavia non vogliamo inoltraci in un discorso che forse esula da questa meditazione, ma non dalla vita. Non si salva l’uomo se non si lavora per il rispetto dell’uomo.
A te, a noi che amiamo il possesso dell’abbondanza e viviamo nello spreco, questa donna cananea straniera insegna che anche le briciole servono per fare strada e per star meglio a chi non ha niente. Lei è rispettosa dei suoli limiti, non chiede e non vuole il pane della abbondanza, lei si accontenta delle briciole del pane diviso sulla mensa della giustizia. Il povero con il poco, sfama il molto. L’egoista con il molto sazia appena se stesso.
Amico mio, è tempo di ferie, di pausa, rileggi questo brano del vangelo e guarda la società odierna, guarda il tuo operato. Quanta gente soffre perché altri vivono nello spreco. La felicità è fatta anche delle briciole che dai; a volte basta il poco, per far felice tanti. Il tuo superfluo, il tuo spreco, il tuo di più, certo manca a qualcuno. 
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 15,21-28
In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore disse la donna, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.

Maria si mise in viaggio

SABATO 15 AGOSTO 2020
ASSUNZIONE BEATA VERGINE MARIA – ANNO A
VIDEO "MARIA SI MISE IN VIAGGIO" (clicca qui)
Celebrando la Solennità della Assunzione della Vergine Maria, vogliamo ricordare il compimento della sua vita: Dio, diventa in lei, cielo.
Una vita vissuta per amore, condivide anzi tempo, con il figlio Gesù, la Sua stessa corona di gloria. Parliamo di Maria, Madre di Gesù e Madre nostra.
Sin dalle prime battute del vangelo odierno vediamo l’esempio di una vita spesa per gli altri. Donna, sposa, madre, è modello per ogni persona ma soprattutto per chi vuole seguire Gesù. Lei ci indica alcune sue caratteristiche
Ascolta: lei donna del silenzio, usa la parola con discrezione e ciò che ascolta lo conserva meditandolo nel suo cuore. 
Insegna: lei ha insegnato con l’esempio, ha seguito le scelte di suo figlio, a volte con tanta sofferenza, ma sempre presentando il suo ruolo di madre; lei si è fatta culla lasciando che il figlio crescesse nella libertà, abituandosi a portare fino in fondo il legno della croce e diventasse Cireneo di ogni uomo.
Lei ha vissuto nel suo presente, ma con lo sguardo oltre il futuro.
Mai ha imposto al figlio le sue scelte. Oggi tanti genitori proiettano sui figli i loro sogni non realizzati, violentandoli nella crescita e nella libertà di decidere.
Umile: nella sua umiltà ha raddoppiato le sue forze dando valore a chi camminava con lei, confidando in Giuseppe, in Giovanni, in te, in me, in ogni persona. Donna così umile che riesce a cantare con sincero orgoglio e con semplicità di cuore, le meraviglie operate da Dio nella sua vita.
“Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso di eterno consiglio".
Presente e discreta: durante la sua vita terrena, ed ancora oggi con noi, aiuta ad affrontare e superare le difficoltà. Qualcuno diceva che la madre insegna tante cose, tranne a come si fa a vivere senza di lei, perché senza di lei non c’è vita.
Amico mio, di Maria non si parla mai abbastanza, ma ricorda che Lei ci precede nel Regno di Dio. La strada che lei ha percorso, è anche la nostra. 
A Lei che, ai piedi della croce, raccolse tra le braccia suo figlio e non mise i sigilli alla pietra tombale, affidiamo noi stessi, l’umanità e quanti amiamo. 
Ogni bene, 
don

Dal Vangelo secondo Luca 
Lc 1,39-56
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Sono io, non abbiate paura!

DOMENICA 9 AGOSTO 2020
XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A 

VIDEO "SONO IO, NON ABBIATE PAURA!" (clicca qui)
Quante attenzioni, quante manifestazioni di amore verso Dio e verso gli uomini ritroviamo in questo brano del vangelo.
Dopo che la folla ebbe mangiato Gesù “costringe” i suoi ad andare via, e Lui, congedata la folla chiude la sua giornata con la preghiera, per offrire al Padre ciò che ha fatto e per ringraziare del bene fatto. Oggi siamo così indaffarati che non abbiamo tempo per confrontarci con Dio e con noi stessi.
Quanto farebbe bene anche a noi ritrovarci nel silenzio e parlare con Dio, aprire a Lui il nostro cuore, la nostra mente. Oggi si ha paura di Dio e la paura blocca la speranza. Anche la conoscenza che si ha del Cristo è così lontana dalla nostra realtà che Lui stesso ci sembra un fantasma. Al suo incoraggiamento a non avere paura, al suo dichiararsi, “Sono io non temete”, noi chiediamo prove di veridicità. Noi chiediamo: “se sei tu, dacci un segno…”.
In questo marasma di idoli che ci circondano, in questa massificazione di sentieri spirituali che ci fanno vedere Dio nelle nostre comodità o lontano dal nostro vivere, facciamo fatica a scoprire il vero Dio. E oggi, come allora Pietro e Tommaso, diciamo: “Signore se esisti veramente, fatti vedere, dacci un segno…”
“Fammi venire da te, camminando sulle acque “, chiede Pietro.
Il Signore ascolta, ci rende partecipi della sua vita, ma noi non sappiamo ricambiare la sua fiducia. Siamo così pieni di noi stessi che non abbiamo spazio per credere in Lui. Eppure alla nostra richiesta di aiuto Lui risponde “subito”, e ci offre la salvezza.
Quando c’è da fare il bene, il Signore non aspetta il domani, Lui ha sempre tempo per chi si affida a Lui e subito stende la sua mano.
Ma noi vediamo la sua mano tesa o già pensiamo ad altro?
Signore aumenta la nostra fede ed ascolta il grido di sofferenza che si innalza a te!
Signore salvaci, salva questo uomo che si credeva potente, salva la famiglia che ha perso il suo significato, salva la gioventù che non vive la sua gioia, ridonaci la fanciullezza non vissuta. Salva l’uomo Signore!
Amico mio, sussurra, grida, prega anche tu con queste parole "Signore, salvami!", affidati a Lui e sicuramente incontrerai una mano già tesa verso di te. 
Ogni bene. 
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14,22-33
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Fateli sedere

DOMENICA 2 AGOSTO 2020
XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
VIDEO "FATELI SEDERE" (clicca qui)
Dopo la notizia dell’assurda ed ingiusta morte di Giovanni Battista, Gesù si ritira in un luogo solitario.
Ma la gente lo segue, ha bisogno di Lui. 
Il modo di pensare e di agire di Gesù con le folle, è rinchiuso nei verbi di questo verso del vangelo odierno “egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati”. Gesù sente i problemi della gente, li incarna nella sua vita quotidiana.
Egli, come un buon padre di famiglia, prima di fare grandi programmi, guarda e analizza la realtà in cui è chiamato ad operare, ne studia le possibilità, e intuisce i modi per realizzare il da farsi. Gesù vede che ha difronte gente dispersa e senza guida, si preoccupa della loro salute, del loro vivere. Lui non offre alla gente ciò che piace a Lui, ma ciò di cui essa ha bisogno: guarisce i malati, offre pane, li istruisce. La salute del corpo e dello spirito devono andare di pari passo. Egli, uomo concreto, per risolvere i problemi, non crea altre complicazioni, ma valorizza nelle persone le risorse e i talenti che hanno.
Quel “Date voi stessi da mangiare” è spingere i suoi discepoli a mettere le loro capacità a servizio degli altri. Lui spera nel “Sì” delle persone e nella semplicità del cuore, al resto provvederà Lui stesso. Gesù ha bisogno anche di te, della tua disponibilità, e anche se hai “solo cinque pani e due pesci,” e credi sia poco per il ruolo che dovrai svolgere, non disperare. Abbi fiducia nelle tue capacità, metti a frutto ciò che hai, e ricorda le sue parole: “poiché sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto”.
Egli alla soluzione del problema, proposta dai suoi discepoli "congeda la folla", contrappone la sua soluzione: "fateli sedere…"
Amico mio, non temere di abbracciare la sua soluzione e di metterti in gioco.
Lui ti chiama a distribuire alla folla il pane spezzato da Lui, a raccogliere i pezzi rimasti, ma soprattutto ti dice: fatti pane.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14,13-21
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Come una perla preziosa

DOMENICA 26 LUGLIO 2020
XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

VIDEO "COME UNA PERLA PREZIOSA" (clicca qui)
Ancora la spiegazione del regno dei cieli in parabole. Oggi, troviamo un tesoro nascosto nel campo. Gesù ci dice che “un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo”.
L’uomo è stato creato per la felicità, e questa la si raggiunge non vivendo sulla comodità della pigrizia sociale, civile e religiosa ma con lavoro faticoso sul proprio carattere, sulla propria vita. Il “tutto ci è dovuto” non è realistico. La vita non è assistenzialismo, ma impegno continuo e costante.
Inoltre bisogna calcolare l’eventuale rischio. Il mercante della parabola trova una perla in un campo, vende tutto, va e compera il campo ed è felice. Questo è il suo stile: vede, osserva, decide, realizza… Siamo degli eterni bambini che dipendono dal sostegno degli altri pretendendo libertà senza doveri. Il mercante, vende tutto ciò che ha perché riconosce che ciò che ha è meno del valore della perla. Così è della parola di Dio. Dobbiamo rischiare: la parola è parola ma diventerà tesoro se la approfondiamo, la usiamo per convertirci e migliorarci. 
Nell’ultima parabola del vangelo odierno, vediamo che la comunità è come una rete contenente pesci buoni e pesci cattivi quasi a riprendere nuovamente la parabola del grano e della zizzania. Non sta a noi fare discriminazioni. Ognuno nel mare della vita si distingue con le sue azioni: il tempo farà la differenza. 
Studiare, predicare la parola della Bibbia, è cosa buona e giusta, ma metterla in pratica nella vita, è fare tesoro, e prendere parte attiva al regno di Dio.
Per seguire Gesù bisogna avere il coraggio di spogliarsi di se stessi, togliere dal cuore ciò che ci ostacola nel porre fiducia in Lui. Il contadino, il mercante, il pescatore agiscono dopo aver pensato e agito da persone che vogliono migliorare la propria condizione di vita, così l’uomo deve usare tutte le sue capacità umane per vivere e concretizzare il regno di Dio.
La sequela del Cristo non si misura da ciò che si lascia indietro ma dalla gioia che si prova nello stare con Lui. 
Amico mio, Dio non ha pregiudizi, egli offre sempre una via d’uscita e se hai compreso il suo agire e sei saggio, tira fuori dal tesoro del tuo cuore, il desiderio di convertirti e migliorarti, ogni giorno è una nuova opportunità per realizzarlo. 
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,44-52
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Il grano con la zizzania

DOMENICA 19 LUGLIO 2020
XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

VIDEO "IL GRANO CON LA ZIZZANIA" (clicca qui)
Nella vita se si vuole migliorare, bisogna cambiare. Ogni miglioramento infatti è un cambiamento. Noi non cambiamo perché abbiamo paura di staccarci da qualcosa che ci lega, un qualcosa che si ha paura di lasciare anche se quel qualcosa è ormai un fantasma del passato. Solo i coraggiosi hanno il coraggio di cambiare perché credono che oltre il loro interesse, ci sia un bene più grande per tutti.
Il Vangelo di oggi ci pone dinanzi ad una verità difficile: la presenza del bene e del male nel campo della vita! Questa situazione arrovella il cuore dell’uomo da sempre: se si semina bene, perché c’è il male? Quanti genitori vanno in crisi perché un figlio, secondo loro cresce bene, mentre un altro… con le stesse cure, stessa educazione si comparta male. Di chi è la colpa?! Del nemico risponde Gesù. Quel nemico che alberga nel cuore dell’uomo, quel nemico che si chiama menzogna, quel nemico che si chiama arroganza e gelosia, quel nemico che si chiama superbia e invidia e che noi spesso sottovalutiamo e lui cresce e si annida nel nostro cuore e al momento opportuno esce, avvinghia e spadroneggia. Non possiamo chiudere gli occhi e far finta di non vedere. Oggi facciamo fatica a guardarci dentro per scoprire il male che alberga nel nostro cuore. 
In questo brano scopriamo Dio non come padre padrone, intransigente, ma come padre attento, paziente e fiducioso, “lento all’ira e grande nell’amore”.
Nella parabola, gli agricoltori vorrebbero sradicare il male, ma Gesù dice: lasciate. Perché? Domanda facile con risposta difficile, ma una spiegazione potrebbe esserci e la storia lo insegna. Spesso e volentieri gli uomini sradicano non il male ma le persone che credono loro nemiche, come fautori del male. Quante volte giudichiamo cattiva una persona perché non la pensa come noi.
Ci manca l’obiettività.
Lasciamo da parte i pregiudizi, preoccupiamoci di crescere sani.
Il vento del tempo, della saggezza, del giusto giudizio, disperderà la pula della menzogna e la verità splenderà alla luce del sole, mentre il male brucerà nelle tenebre. 
Amico mio, sii intransigente con te stesso, non pretendere dagli altri il “tutto e subito” se tu ancora non sai distinguere il “domani” dal tempo del “mai”; sii misericordioso con gli altri, per risplendere come il sole nel Regno del Padre.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,24-30
In quel tempo, Gesù espose alla folla un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?. Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo!. E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla?. No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio».

Siamo seme e terreno

DOMENICA 12 LUGLIO 2020
XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

VIDEO "SIAMO SEME E TERRENO" (clicca qui)
Chissà quante volte nella vita ci siamo soffermati sul perché delle differenze tra noi, dimenticando che non siamo fatti a stampo ed ognuno deve seguire la propria strada e portare il proprio frutto. 
Gesù lo ricorda ai suoi discepoli nel Vangelo di questa Domenica. 
“Gesù parlò loro di molte cose …”.
Cioè Gesù parlò dei loro problemi a ruota libera, problemi della vita… delle difficoltà che si incontrano e come affrontarle.
Anche a noi oggi parla di molte cose: con la saggezza che gli è propria e con l’esperienza che gli veniva dalla vita. 
Con la parabola del seminatore che esce a seminare, Gesù stesso ci spiega l’efficacia della sua Parola. Spesso pensiamo che queste cose siano dette per gli altri e non per noi, ma non è così! In questa parabola noi siamo contemporaneamente seme e terreno. Seme perché Dio ha seminato noi come persone nel mondo, ma a sua volta siamo anche terreno perché Dio stesso ha seminato dentro di noi. Questa parabola quindi ci vede impegnati su due fronti! Noi siamo seme e terreno: seme perché siamo la parola vivente di Dio che in questo mondo deve germogliare, portare frutto e questo in abbondanza e poi siamo terreno che deve ricevere il seme; siamo terreno spinoso quando non accogliamo né le persone, né Dio, siamo terreno arido senza acqua quando non dissetiamo chi è nel bisogno, siamo terreno sassoso pronti sempre a tirar sassi contro chi crediamo colpevole, ma siamo anche terreno che si è lasciato lavorare, concimare e porta frutto dove il cento dove il sessanta, dove il trenta. 
Gesù ha sempre uno sguardo che cerca il bene e sottolinea per prima cosa la spiga rigogliosa, poi esamina il resto.
Ecco un’altra lezione di vita: noi anziché incoraggiare abbiamo sempre lo sguardo del rimprovero perché si è fatto poco e male. 
Amico mio, ognuno di noi deve percorrere la sua strada personale: l’unico elemento in comune è che ognuno di noi deve dare il meglio di sé per la propria felicità, la propria gioia a gloria di Dio.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,1-23 (Forma breve)
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Vi darò ristoro

DOMENICA 5 LUGLIO 2020
XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

VIDEO "VI DARÒ RISTORO" (clicca qui)
Mai come in questo periodo, le parole di Gesù risuonano salutari e consolanti. È il parlare di un padre di famiglia che sicuro, saggio e sereno, condivide con i figli la sua compiacenza per la consapevolezza che stanno percorrendo, nel cammino della vita, la retta strada. Lui sa che fuori da quel circolo familiare, sapienti ipocriti o furbi saggi cercano di vendere per verità false sicurezze.
Quanti ciarlatani ci hanno imbottiti di ricette, di pillole, di riti che sembravano utili, ed invece si sono rivelati deleteri. La formazione, la conoscenza e la competenza sembra un gioco di altri tempi. Sembra che oggi si parli per confondere più che diffondere la verità.
Come era bello vedere l’anziano padre o il vecchio medico condotto, di carducciana memoria, che prima di darti una ricetta stabiliva un rapporto di fiducia, ti ascoltava, ti guardava, ti scavava dentro e poi suggeriva un consiglio. Oggi si vendono ricette per telefono o si ricercano via internet o peggio ancora consultando i tarocchi o il fondo del caffè o nel gioco delle carte. Beata umiltà, scomparsa tra i meandri dell’arroganza, e beata innocenza che con i loro “perché” ti stuzzicavano dentro ma c’era il desiderio di sapere e sapere ancora di più.
Inoltre vediamo un Gesù che si preoccupa della nostra vita: “Venite a me voi che siete affaticati e oppressi…”
L’oppressione genera stanchezza; dopo una maratona di preoccupazioni, divieti, di abbracci mancati, di incontri affettivi rinviati per paura, un meritato riposo sembra più che necessario. Ed è in questo momento di riposo e di silenzio che si incontra la pace interiore. Parlare con Cristo non è tanto avere l’urgenza di presentargli i nostri bisogni, ma sentire la sua presenza nella nostra anima. Se agiamo con la certezza del Cristo dentro di noi, tutto diventa più leggero. Vivere con Cristo in noi, è la ricetta della nostra felicità e di quella altrui.
Amico mio, mi viene sempre in mente una scena quando il contadino sembrava tirasse le bestie con il giogo per arare i campi, ma in realtà non tirava, stava soltanto indicando la pista.
Rendi lode a Dio per ciò che ti ha dato, per il ristoro che ti concede alla Sua fonte. Sentiti abbracciato da Lui e ogni fatica scomparirà e lasciati guidare nel mondo dal Suo amore.
Ogni bene, 
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,25-30
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Un bicchiere d'acqua fresca

DOMENICA 28 GIUGNO 2020
XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

VIDEO "UN BICCHIERE D'ACQUA FRESCA" (clicca qui)
La vita è un insieme di desideri, di sogni, di passione, il tutto corroborato da due fattori fondamentali: la consapevolezza delle nostre forze per raggiungere un traguardo e l’accoglienza. Poi è questione di stile, di scelte. La cosa peggiore che potrebbe capitare è scegliere di non scegliere; chi agisce così non ha vita felice. 
Perciò Gesù ci guida con le sue parole, ci offre delle possibilità su cui confrontarci, per impostare la nostra gerarchia di valori. 
Sta a noi poi mettere ogni cosa nel giusto ordine anche nei nostri sentimenti e affetti più cari: senza una gerarchia di valori si cammina allo sbando. Questo non vuol dire che ciò che sta al primo posto, soppianti il secondo o il terzo, ma credere fermamente che il primo è importante perché c’è la forza del secondo che lo sostiene e cosi via. 
Dio non è contro l’amore, e come potrebbe esserlo se Lui stesso si chiama Amore?
Certo che dobbiamo amare i genitori, i figli, il prossimo, ma non come possesso, né come sudditanza. Un amore che toglie la libertà non è amore. È quell’amare “più di…” che fa la differenza. Quel “più di…” che fa mettere ordine nella vita. È quel “più di…” che ci fa accettare la vita portando la nostra croce: non si può accettare la bellezza della rosa se non si mette in conto la presenza delle spine. 
E poi l’amore vero è quello che si dona “chi avrà dato un bicchiere d’acqua fresca…” 
Matteo sottolinea fresca, quasi acqua di sorgente per sottolineare la genuinità di cuore, l’attenzione, la tenerezza per dare all’altro il meglio che si ha. Inoltre amare è accogliere, è essere aperti al dialogo e nell’accogliere l’altro si accoglie Cristo stesso. “Chi accoglie voi, accoglie me…” E poi nelle tre righe finali si nota un crescendo di responsabilità, ma non verso l’alto, ma verso il basso: il profeta, uomo di Dio, il giusto uomo rispettato per la sua condotta e infine il piccolo, l’escluso, l’emarginato, il non considerato, forse il non accettato. Chi accoglie costui, non sarà dimenticato. Questa grande visione nell’amore ci porta a considerare l’ospite, il povero come la ricchezza della società. 
Amico mio, non puoi amare tutti alla stessa maniera, ma nello sguardo d’amore, non dimenticare chi è solo, abbandonato: ricorda, Gesù è con l’ultimo, non perderti la ricompensa che viene data a chi lo accoglie nella sua vita.
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,37-42
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: "Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa".

Voi valete di più

DOMENICA 21 GIUGNO 2020
XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
VIDEO "VOI VALETE DI PIÙ" (clicca qui)
“Non abbiate paura…!”, dice Gesù. A quale paura si riferisce? 
La paura di cui si parla nel brano odierno non è quella che si avverte difronte agli avvenimenti imprevisti della vita, ma quella che i cristiani possono sperimentare durante la loro evangelizzazione e testimonianza di fede in un mondo sempre più secolarizzato e con la mentalità del tossico: lo stile del non impegnarsi a migliorare sul momento, ma a farlo dopo, quando gli farà piacere!
Gesù ci mette in guardia da questa mentalità e ci dice di temere chi deturpa l’anima, offusca la mente, appiattisce le idee, imprigiona la ragione, inibisce la volontà.
Inoltre Gesù non si ferma ad una considerazione negativa e pessimistica della vita, anzi, da buon educatore, mostra il lato positivo, infonde coraggio. Quanto dovremmo imparare noi, abituati ad esser la Cassandra della vita sociale! Gesù vuole insegnare che la paura tiene schiavo chi non ha fiducia in se stesso. La paura isola, affoga, deprime; il fronteggiare qualcosa che incute paura, richiede coraggio, convinzione nel proprio operato e fiducia in Dio che ci invia. Si ha paura del diverso, dell’altro, di chi la pensa diversamente da noi, ma il problema non è l’altro, ma l’incapacità di credere in noi stessi. Se siamo nella verità, Dio è con noi.
La parola vera non può e non deve aver paura, perché la verità ci farà liberi. Uno stile di vita sincero, onesto, schietto con il mondo senza nascondere la verità ci mette sotto la protezione di Dio. È vero che non ci sarà un discepolo superiore al maestro ma è pur vero che Gesù ci dice, siate come me, come il Padre vostro che è nei cieli.
Se un uccello e un fiore di campo sono custoditi, tanto più lo sarà la nostra vita, che ha un valore molto più grande di un passero del cielo e dei fiori di campo. La nostra vita è così preziosa che è stata riscattata a prezzo del sangue del Figlio.
Amico mio, ricorda che i bambini possono aver paura del buio, ma è tragedia quando gli adulti hanno paura della luce della verità 
Gesù non ci toglie le difficoltà per appiattire il nostro cammino, ma se avremo il coraggio di riconoscerlo davanti agli uomini, di testimoniare la nostra fede e vivere secondo i suoi insegnamenti, anche lui ci riconoscerà davanti al Padre suo che è nei cieli. 
Ogni bene,  
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,26-33
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l'anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
 

Pane del cielo

DOMENICA 14 GIUGNO 2020
SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO – ANNO A

VIDEO "PANE DEL CIELO" (clicca qui)
Questa Domenica, dopo il mistero della SS Trinità, presenta il secondo pilastro che offre stabilità alla testimonianza degli apostoli:
“Il pane vivo disceso dal cielo,” cioè, Gesù dona se stesso. Questo linguaggio di Gesù è duro, difficile da comprendere, per i suoi ascoltatori: “come può costui darci la sua carne da mangiare…?” Se non c’è fiducia con chi si vuol vivere, non si coglie la forza, l’avvinghiamento dell’amore.
Abituati, come siamo, a vivere l’incontro con Dio come un dovere, o credendo che il rapporto con Lui sia uno scambio commerciale, nel “do ut des” “se tu dai una cosa a me, io do una cosa a te”, facciamo fatica a capire un Dio che ha dato il Figlio per dialogare con noi, e di un Figlio che ha dato il suo Corpo in sacrificio per noi. Anche la nostra mente ancora oggi, fa fatica a comprendere questo gesto di amore oltre il dovere, eppure questo cibo che Gesù ci offre, è gratuità, è pane di salvezza, di misericordia, è pane che crea comunione, ci fortifica e ci innesta nella vita di Dio. 
È un “pane che non sa di sale”, perché si può spezzare in libertà, in ogni momento della nostra vita. 
Partecipare alla celebrazione eucaristica, allora, non è un dovere da compiere, ma accettare un invito alla festa dove tutta la famiglia di Dio è presente. A questo banchetto ci sono i nostri probabili nemici: Dio ci perdoni, ma dinanzi a Lui non ci sono nemici, ma siamo tutti amici.
Vivere l’Eucarestia è dilatare il cuore, la mente, è andare oltre i nostri rancori, invidie, gelosie, è perdonare, è testimoniare la pace,
la fratellanza. Vivere l’Eucarestia è incontrare la paternità di Dio stesso, è abbracciare il Cristo, è sentire nello spirito la vicinanza di quelli che ci hanno preceduto e che continuiamo ad amare.
Nel “non essere a questo banchetto”, ognuno sentirebbe la mancanza dell’altro. Ma Dio non vuol perderci, vuol stare con noi. 
Amico mio, l’Eucarestia ti riconcilia con Dio, ti fa andare oltre il dovere, mette una briciola di eternità dentro di te.
Ricevila con fede, masticala con pienezza, vivila con gratitudine, testimoniala con amore e poi lasciati guidare alla condivisione di quanto bene hai ricevuto. 
Ogni bene
don
 
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,51-58
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno»
 

Santissima Trinità

DOMENICA 7 GIUGNO 2020
DOMENICA DELLA SS. TRINITÀ – ANNO A  

VIDEO "SANTISSIMA TRINITÀ" (clicca qui)
Il cammino liturgico nella vita della chiesa ha una struttura precisa. Attraverso le letture bibliche e le varie solennità liturgiche, scopriamo il progetto di amore di Dio verso la sua creatura vivente fatta dal nulla ma capace di tutto e riviviamo nello stesso momento ciò che Gesù ha fatto ed insegnato.  
Dopo la Pentecoste in cui si è detto che la chiesa, gli apostoli devono camminare da soli, nasce spontaneo chiedersi, quali i punti cardine da cui partire e su cui costruire. 
Ed ecco allora queste due domeniche in sequenza che ci indicano il fondamento sul quale costruire il cammino: il mistero della Trinità, la pienezza di Dio e l’Eucaristia, pane e sostegno di vita nuova, nella chiesa e nella nostra vita personale. Soltanto dopo aver posto questi capisaldi, il cammino riprenderà la sua strada con il tempo ordinario.
Anche se la Solennità della Trinità è entrata ufficialmente molti secoli dopo nel calendario liturgico, siamo chiamati a vivere questo mistero nella fede con le parole di Gesù a Nicodemo: mistero di  Dio Padre e Creatore, che ama e incarna sulla terra la sua divinità nell’umanità di Gesù Cristo, suo Figlio e questi, dopo aver preso su di sé il peccato dell’uomo, la riporterà al Padre con la potenza dello Spirito Santo. 
La Trinità è un grande mistero per chi non crede, un problema razionale per chi ama, un insegnamento continuo per chi vuole testimoniare la sua fede.
Siamo soliti dire che “il più contiene il meno”: Dio, il più, contiene il meno dell’uomo. E l’uomo, nella sua piccolezza, non può comprendere Dio, nella sua grandezza, ma lo vedrà così come è, quando sarà faccia a faccia con Lui alla fine dei tempi. 
Ora per noi la Trinità è un mistero che si vive nella fede, si accetta con l’intuizione e si sperimenta in ogni rapporto d’amore. Se l’amore restasse chiuso in se stesso, non ci sarebbe relazione, confronto e lo stesso amore morirebbe di asfissia. Tutto questo è possibile comprenderlo se viviamo con forza e passione, nell’odierno quotidiano, con l’ingenuo candore dei puri di cuore e col manifestare la pronta furbizia dei semplici.
La Trinità è mistero da vivere, perciò se ti è stato donato questo mistero del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, realizzala nella fede, nella speranza e nella carità.
Amico mio, ricorda che l’amore si dimostra non con le cose che diciamo ma con quello che facciamo. In questo modo riusciremo a lasciare questo mondo, un po' migliore di come lo abbiamo trovato, e miglioreremo certo la qualità della vita di tutti.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,16-18
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

Pentecoste: un vento impetuoso

DOMENICA 31 MAGGIO 2020
PENTECOSTE – ANNO A
VIDEO "PENTECOSTE: UN VENTO IMPETUOSO" (clicca qui)
Ancora una volta Dio, Padre onnipotente, scende ad incontrare l’uomo, ed a rassicurarlo con la sua presenza: questa è Pentecoste, il dono dello Spirito Santo, il Consolatore, il Paraclito con noi.
“Mentre erano tutti insieme nello stesso luogo, venne dal cielo un fragore…”
Con questo evento prende il via la ripartenza nella vita dei discepoli e l’inizio del primo capitolo della storia della Chiesa. Scompare la paura, si esce dal cenacolo, si ritorna sulla strada, si annuncia quello che Gesù aveva fatto ed insegnato: il Regno di Dio. Gli apostoli vanno verso l’uomo, la Chiesa esercita la sua funzione, si apre alla presenza dell’altro.
Un “altro” che non si attende nelle sagrestie, ma va cercato, amato, perdonato e a cui chiedere perdono; un “altro” che vive sulle strade, dialoga nelle piazze, agisce nei mercati, cammina nel silenzio della notte. Questa Chiesa nascente va verso un “altro” senza distinzione di razza, cultura, religione per confrontarsi e condividere un tratto del suo cammino.
Il fragore, quasi vento impetuoso della Pentecoste, ha scosso le fondamenta del loro modo di pensare, infiammato di vigore il loro cuore, e oggi, come allora, il dubbio cede il passo alla certezza, la paura al coraggio e le stesse ombre della vita si convertono in segnaletica di luce vera, indicando la strada certa da seguire.
Con queste lingue di fuoco che fermano il passato ed aprono al futuro, essi testimoniano nel quotidiano, con carismi sempre nuovi, le parole di Gesù: vivere nel mondo, ma non essere del mondo. 
O consolatore perfetto, rendici consapevoli che il domani è nelle nostre mani, nella nostra volontà, nel nostro impegno. Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani, Cristo non ha piedi, ha soltanto i nostri piedi…
O dolce ospite dell’animo, facci vivere in sintonia con il Padre e pur se consapevoli delle nostre miserie, sostienici nel compiere la sua volontà, e aiutaci a dimostrare che la fiducia, riposta nelle nostre mani, è ben fondata. 
Amico mio, la festa della Pentecoste non è la festa degli altri, ma la nostra festa; illumini lo Spirito la nostra mente, apra il nostro cuore e ci dia forza e saggezza per saper leggere nella diversità, la sorgente dell’unità e diventare costruttori noi tutti di pace.
Vieni Santo Spirito, invadi il cuore dei tuoi fedeli, dona i tuoi santi doni…
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,19-23
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Ascensione: Gesù si fida di te

DOMENICA 24 MAGGIO 2020

ASCENSIONE DEL SIGNORE – ANNO A

VIDEO "ASCENSIONE: GESU SI FIDA DI TE" (clicca qui)

La domenica dell’Ascensione potrebbe sembrare una festa ripetitiva, ogni anno sempre la stessa scena ma, una cosa bella non invecchia mai e riguardarla ha sempre qualcosa di nuovo da suggerire. Sarà lo stato d’animo, sarà la situazione contingente, certo è che il bello resta sempre bello,
così è per la parola di Dio: non invecchia mai, è sempre concreta, attuale e attuabile. 

Per comprendere l’episodio di questo vangelo, è bene ricordare che Gesù è venuto tra noi per realizzare il suo progetto; dopo la risurrezione è rimasto con i suoi ancora per 40 giorni, camminando con loro per formarli e sentire l’ansimare umano, ora, terminata la sua missione, si allontana verso il cielo, quasi ad insegnarci che non dobbiamo fossilizzare lo sguardo nelle cose materiali, ma andare oltre e leggerne l’infinito, guardarne la spiritualità.

Il passaggio di Gesù ha segnato un cambiamento nella storia del mondo; dopo la sua morte niente è stato più come prima: filosofia, religione, rapporto umano e con la natura, tutto ha assunto una prospettiva nuova.

Lui ci dice “Voi vivete nel mondo, ma non siete del mondo”.
Lui ha preparato i suoi per questa nuova realtà: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato”. Con questo mandato, consegna loro il testimone del suo operato e i doni e i carismi per agire.

Il valore di questa festa è nella fiducia che, nonostante tutto, Lui ripone nei suoi. Lui li crede pronti e capaci di testimoniare con la loro vita ciò che Lui ha fatto e insegnato. Lui non ci abbandonerà: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Ancora una volta, dice, “Io sono con voi” quasi a giocare sul tempo. Chi ama veramente vive in un “tempo diverso”, non userà mai né passato, né futuro. Il Dio di Gesù Cristo, è l’eterno presente. 

Amico mio, Gesù h a fiducia anche in ognuno di noi, non possiamo deluderlo, non possiamo tirarci indietro. In fondo è il suo testamento, facciamo che diventi questo il nostro credo. Con questa festa sembra che Gesù voglia ridire “Abbi fede anche in me” ma soprattutto devi credere in ciò che tu fai ora.

Non temere di andare avanti nel tuo cammino di fede, sii coerente all’insegnamento che ti è stato dato e vivi con la gioia nel cuore! Sii tu il cambiamento che vorresti vedere nel mondo. L’oggi che stai vivendo ti offre una ottima occasione. Lui, non ci lascia soli.

Ogni bene

don

  

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Non vi lascerò orfani

DOMENICA 17 MAGGIO 2020
VI DOMENICA DI PASQUA – ANNO A
VIDEO "NON VI LASCERÒ ORFANI" (clicca qui)
Continuando il Vangelo, oggi Gesù ci sprona a fare un salto in avanti: passare dalla fede in Lui all’amore per Lui, stimolando in noi una ulteriore riflessione: “Se mi amate…”.
Lui vorrebbe portare i discepoli dal “credere anche in me” di domenica scorsa, al “se mi amate” di oggi. Credere non è accettare una filosofia, ma aderire alla vita di Colui che loro seguono e che dicono di amare fino a seguirne ogni indicazione. L’amore, come la fede, non è qualcosa di astratto, non è la sintesi di espressioni verbali più o meno dolci, ma esso ha bisogno di segni, di atti vissuti, condivisi. L’amore, come la fede, deve concretizzarsi nelle parole, nelle scelte, nei gesti, nelle opere, nel dono gratuito di sé.
Pensare di amare, non è amare.
D’altra parte l’amore per essere vero non può essere una imposizione, ma una scelta desiderata, voluta, libera.
Con i suoi “se” Gesù mette l’uomo in condizione di scegliere, e ci fa conoscere un Dio Padre che rispetta,
anzi pretende la nostra libertà.
Sono le nostre scelte ed il nostro modo di agire che rivelano la nostra identità, che rivelano chi siamo e chi amiamo. “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama”. È veramente una visione nuova che ci offre Gesù: amare Lui e osservare i comandamenti, significa entrare nella sua logica, farsi conquistare da Lui e di conseguenza condividere liberamente i suoi passi.
A conclusione di questo discorso, Gesù fa un’altra importante dichiarazione “Non vi lascerò orfani”. Lui stesso si fa garante rassicurandoci che la sua continua presenza sarà con noi concreta, tangibile nella forza dello Spirito Paraclito. Ma in quelle parole c’è ancor di più, Lui, insieme al Padre, si assume la nostra paternità. Una paternità piena sorretta da un amore infinito. Nonostante le nostre mancanze, i nostri peccati, le nostre deficienze, Lui si dichiara nostro Padre, ci riconosce come figli unici.
Amico mio, tante le cose da dire, da riflettere, ma credo di non dover indagare nelle pieghe del tuo cuore, della tua anima dove hai scritto e vivi con lacrime di gioia: “Chi ama me, sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,15-21
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».

La strada del Maestro

DOMENICA 10 MAGGIO 2020
V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A

VIDEO "LA STRADA DEL MAESTRO" (clicca qui)
I Vangeli del dopo Pasqua, in realtà sono accaduti prima della passione di Gesù. 
Questi si accorge che tra i suoi discepoli serpeggia l’incredulità, l’incomprensione per il suo operato. Lui cerca di tranquillizzarli, dicendo che niente, nessuna cosa potrà toglier loro la meta finale: il posto nel suo Regno. 
Ma nonostante gli anni passati insieme, i miracoli visti, loro sono ancora dubbiosi. Le parole di Gesù, “Non sia turbato il vostro cuore”, vorrebbero dare più forza e valore agli esempi e insegnamenti che Lui aveva già dato loro, ma sono delusi per una mancata concretezza delle loro aspettative. 
La preoccupazione di Gesù si palpa, si assapora in quelle parole: “abbiate fede anche in me”. Quell’ “anche” è veramente pesante, è quasi una richiesta di fiducia ai suoi discepoli che stanno sempre più allontanandosi, dubitando di Lui.
Questa espressione anticipa quell’accorata richiesta che farà nel Getsemani quando sarà avvolto dalla paura e dall’angoscia: “Pregate con me, statemi vicino, non lasciatemi solo”.
Quell’ “Abbiate fede anche in me!” è forse un grido di un cuore che ama, un’ultima accorata richiesta a chi sta allontanandosi dalla retta via. 
Quell’ “anche” che i discepoli non capiscono ma che avvertono nell’animo, crea silenzio nel loro cuore e fa misurare le distanze tra loro e chi dicono di amare. Ed allora i rapporti diventano dubbiosi e pesanti… Tommaso, con la sua stringente praticità, spezza la tensione con una domanda ad un’affermazione di Gesù: “Non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?”. Gesù risponde per non perdere il contatto appena incrinato con quell’ “anche in me”, e con forza dice “Io sono la Via, Verità e Vita”. Egli rispondendo a Tommaso e alla nostra stessa incertezza, offre delle indicazioni. Espone tre termini astratti che diventano realtà, diventano persona. Questa è la bellezza del Maestro, ci concretizza la speranza, ci realizza le idee, ci ultima la fantasia.
Io sono Via: cioè Gesù stesso è realtà, è la via per raggiungere la destinazione, il traguardo che ci siamo prefissati. Lui il terreno, il piano, la strada dove poggiamo i nostri passi per raggiungere la meta. Su questa Via, partendo dalla realtà quotidiana, diventiamo migliori e possiamo camminare spediti.
Io sono Verità. Vivendo in un mondo dove regnano false ed imperfette notizie o credenze allettanti diverse, ci dice che Lui stesso è la verità, la chiave sicura per affrontare i problemi fondamentali della vita.
Io sono Vita: è il vivente, il vincente: si offre come modello per farci vivere una vita di qualità, nella gioia, nella pace, nella felicità, nella dialettica dell’amore.
Amico, Gesù ha bisogno di te, a te la scelta di ascoltarlo e la forza di aderire: scegli bene e segui con coerenza. Il tuo piede poggia su una strada sicura, seguila e sarà una conquista.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Giovanni  
Gv 14,1-12
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Il buon pastore

DOMENICA 3 MAGGIO 2020
IV DOMENICA DI PASQUA – ANNO A
VIDEO "IL BUON PASTORE" (clicca qui)
Le parole “chiave” in questa IV domenica di Pasqua sono: porta e pastore.
È chiaro che Gesù, nel suo racconto, con “porta” si riferisce ad una delle porte delle mura di Gerusalemme chiamata proprio “la porta delle pecore”. Questa era custodita dai guardiani della città; se il pastore era conosciuto poteva entrare, altrimenti veniva respinto. Ma ancora più forte e coinvolgente, è la successiva affermazione di Gesù quando dice: “Io sono la porta”, la porta della vita nuova, cioè dobbiamo passare attraverso lui se vogliamo vivere la vita. Lui è colui che ci conduce al Padre che ci permette di vedere il volto di Dio, ciò che gli ebrei negavano. 
Riferendosi poi alla similitudine del Pastore, buon Pastore, s’intuisce che Lui coglie che noi non capiamo il suo agire e sente il bisogno di rivelare il suo amore. È convinto che dall’amore nascono solo opere di amore. Con il suo fare e dire vuole infondere in noi sicurezza nella sua persona e delle volte sembra testardo nel suo agire. Egli cerca l’uomo, lo segue, direi di più quasi lo pedina nella mente. Ci corteggia, è innamorato di noi, e pur conoscendo i nostri dubbi, i nostri tradimenti, ci ama ugualmente. Il suo amore per essere grande ha bisogno delle nostre debolezze. 
Chi lo segue deve avvertire dentro di sé un cammino di crescita nella fede, non possiamo restare spettatori fermandoci a credere ad un Bambino nato a Betlemme senza farlo crescere in età, grazia e sapienza fino alla Pasqua, fino al tempo della Pasqua.
Lui è cresciuto, e noi dobbiamo crescere nel seguirlo, nel conoscerlo; Lui non è più la voce del bambino che ha bisogno di noi, ma la voce del Maestro che ci insegna e ci guida. Da questo ascolto dipende la nostra felicità, la voglia di vivere bene e il desiderio di dare il senso alla vita.
Questo buon pastore si prende cura delle sue pecore una ad una. Per lui noi siamo importanti, un tesoro che non si può perdere, anzi ci protegge, ci procura pascoli erbosi ed acque tranquille, noi siamo la sua ricchezza, il suo capitale.
Gesù però ci mette in guardia dai falsi pastori. Questi a volte diventano cattivi, o si autodefiniscono pastori ma tali non sono. 
I profeti spesso hanno denunciato queste situazioni. Il Pastore Gesù è riconosciuto dalle sue pecore ed è riconosciuto dal guardiano dell’ovile. Un buon pastore cerca due cose: il bene del suo gregge e la prosperità della sua casa. Non cerca altro, non cerca soddisfazioni personali! 
A volte nel proprio servizio di pastore, non si è cattivi, non si fa male, non si maltratta il gregge,
anzi si è molto bravi, ma si diventa professionisti del mestiere, veri funzionari, pastori che speculano più a vendere a caro prezzo quella lana che a prendersi cura del loro gregge. Amico mio, prega per i pastori, hanno bisogno della tua preghiera.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 10,1-10
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza».

I discepoli delusi

DOMENICA 26 APRILE 2020
III DOMENICA DI PASQUA – ANNO A
VIDEO "I DISCEPOLI DELUSI" (clicca qui)
Quando i mezzi di comunicazione erano il passa parola poteva accadere che uno uscisse di casa con una notizia e subito ne arrivasse un’altra contraria alla prima suscitando perplessità. Così accade in questo brano. Il giorno dopo il sabato prima che Gesù apparisse agli apostoli nel cenacolo, Cleopa e un altro discepolo erano già partiti per Emmaus con nella mente le dicerie che la tomba era vuota ma Lui non lo avevano visto. Luca descrive questo ritorno di Cleopa con un amico senza nome, quasi a collocare noi stessi in questo cammino. Essi discutono su ciò che era accaduto: morte, tristezza ma soprattutto sulla delusione di questo Gesù su cui avevano riposto le loro speranze.
Luca, attento ai particolari, ci dice che Gesù in persona si avvicina e cammina con loro, non li precede nei passi, né li protegge alle spalle, ma come padre si affianca condividendo i sassi del loro cammino. Loro non lo riconoscono perché ancora sono ancora legati all’idea di un Messia politico, religioso secondo le loro aspettative. Di questo “profeta Gesù” nella loro mente, era rimasta solo una croce insanguata e una pietra ribaltata. Sono cosi tristi e fossilizzati nei loro limitati orizzonti, che non si accorgono che camminavano con il Cristo della croce, ora risorto.  
“Noi speravamo fosse Lui a liberare Israele, ma…” 
Gesù continua ad aver fiducia nell’uomo, continua a rischiare, e cominciando da Mosè rispiega le Scritture...
Era cosi dolce ascoltare questo viandante che li aiutava a rielaborare quel dolore, e la sete del conoscere di più era così forte che li spinge a trattenerLo a cena: “perché il giorno era al tramonto”. Lui entrò per rimanere e quando fu a tavola prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò… 
A quel gesto, “si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero...!” scomparve la stanchezza, rifecero quegli 11 km a ritroso per andare a Gerusalemme e dare la loro nuova notizia in una casa che già viveva la gioia del Risorto.
Il cristianesimo inizia a prender forma in quei passi di ritorno dopo aver ascoltato, conosciuto, aver creduto all’importanza della Parola di Dio e aver sperimentato la forza dello spezzare il pane dell’Eucarestia.
La Parola di Dio fa ardere il cuore, ma è il vivere in comunione, lo spezzare il pane, che ci fa sentire fratelli. 
Oggi forse manca la capacità dell’ascolto, il desiderio della conoscenza e la forza della testimonianza. 
Amico mio, la vita cristiana è un cammino che porta con sé la lampada della gioia.
Su questo mondo siamo pellegrini e portatori di buone notizie: la gioia della risurrezione, già iniziata dentro di noi, si diffonde quando viviamo l’Eucarestia in comunione con i fratelli.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 24,13-35
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

La sfida di Tommaso

DOMENICA 19 APRILE 2020
II DOMENICA DI PASQUA DELLA DIVINA MISERICORDIA – ANNO A
VIDEO "LA SFIDA DI TOMMASO" (clicca qui)
Il vangelo odierno, presenta la seconda apparizione di Gesù ai discepoli chiusi nel cenacolo. Loro condividono la gioia dell’incontro con Cristo risorto a Tommaso, assente nella prima apparizione. Tommaso non solo mette in dubbio la risurrezione del Cristo, ma non vede nel loro agire la testimonianza concreta della gioia. È vero che nella fede c’è un modo e un tempo di maturazione personale per capirne l’importanza e coglierne la forza, ma è anche vero che la fede si deve testimoniare con il vivere quotidiano. Lui vuol capire come mai questo Signore risorto viene da fuori a porte chiuse, presenta le piaghe della passione, loro provano gioia nel vederlo, eppure restano ancora nel cenacolo per timore dei Giudei. Tommaso vuol comprendere se è risorto il Figlio di Dio o se il risorto è il dio della fantasia dell’uomo! 
Lo spirito dubbioso di Tommaso non è mai morto, esso è in ognuno di noi.
Il dire di aver fede e non testimoniarlo con il nostro agire è peggio del non averla. 
Ma il Signore è misericordioso nell’attesa e grande nell’amore; Lui sa aspettare i nostri ritardi espressi dalla nostra indifferenza, dalla nostra rinuncia, dalla nostra trascuratezza. E dopo otto giorni offre a Tommaso, la possibilità di verificare nel Suo corpo risorto i segni della passione, sciogliendo così i suoi dubbi e offrendo la possibilità di compiere il passo del credere.
Noi dobbiamo ringraziare Tommaso, il didimo, perché fece le domande che noi ci poniamo ancora oggi. Anche noi, come lui dubitiamo degli amici, e poniamo le condizioni per poter credere: “Se non vedo… non crederò”; a Lui, come a noi, servono ancora altri segni per poter credere, per non dubitare dell’impossibile: Dio che ama l’uomo peccatore! Gesù, cerca il cuore e la mente di Tommaso, aspetta la sua risposta libera e aspetta la nostra.
Dio sa aspettare. Il problema della fede si presenta a noi come la luce, se chiudi gli occhi non vuol dire che scompare la luce, essa resta, ma ti perdi la possibilità di vedere la bellezza che essa genera: la fede è una sete personale!  
A noi la decisione. Qualunque essa sia rimangono per noi le parole di Gesù:” beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”. Beati noi, oggi!
Fede è credere che oltre un mare di dubbi, di preoccupazioni, di mortificazioni, c’è sempre un faro che brilla. 
Il vangelo poteva chiudersi con la gioia dell’incontro e con il mandato di Gesù, ma con quel “vieni, vedi, tocca”, non solo dona risposta al nostro dubbio, ma con il nostro dubbio ci fa essere a pieno titolo pagina viva del vangelo: in quella pagina c’è la nostra umanità.
E cosi dopo la professione del centurione “Questi è veramente il figlio di Dio”, abbiamo la nostra da ripetere ogni mattina: “Signore mio e Dio mio”
Ogni bene
Don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,19-31
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Tempo di Risurrezione

Alleluia, il Signore è risorto!
DOMENICA 12 APRILE 2020
PASQUA DI RISURREZIONE – ANNO A
VIDEO "TEMPO DI RISURREZIONE" (clicca qui)

Il silenzio del Sabato si tacita allo scampanio che si spande sempre più di paese in paese annunciando l’era di un’alba nuova,
ad una comunità, la nostra, che, pur se vogliosa di partecipare, non può accorrere.
Diversa questa Pasqua, ma non meno vera, meno intensa.
Nel cuore delle nostre case, e della nostra coscienza, negli affetti lontani che sentiamo vicini, si coglie un brivido più profondo, più intimo all’ascolto del Vangelo odierno.
Il Maestro, sobillatore del popolo, era stato sepolto e i sacerdoti e Roma avevano ripreso in mano la situazione almeno per quel giorno. Ma il grande terremoto del giorno dopo il Sabato, provocato per di più dalle parole dell’angelo: “Non è qui, è risorto”, doveva ancora trovare la sua completa finitura. La paura scompare, la gioia si diffonde, gli occhi dicono più delle parole. Maria di Magdala e l’altra Maria, che erano andate al sepolcro per onorare un uomo morto, sono le prime ad annunciare che Cristo è risorto. Pietro e Giovanni accorsi alla tomba, videro e capirono. 
Certo è che se la morte era stata la soluzione concordata ad un problema, questa tomba vuota ne apre e ne suscita molti di più.
Quel sepolcro vuoto richiede di per sé una spiegazione ma è anche un invito a rivedere le soluzioni suggerite per i problemi che riguardano la mente, il cuore, la vita. Bisogna confrontarsi con ciò che Lui aveva detto: “Risorgerò!”; fermarsi a fantasticare ora sulla morte o annunciare la sconfitta della morte? 
Maria di Magdala non guarda la tomba vuota, ma toccata nel cuore dalla Verità, inizia a testimoniare: “Il Signore è veramente risorto. Alleluia!”, a noi, pagina di Vangelo vivente, il compito di continuare questo annuncio. 
La risurrezione inizia da te, da dentro di te, da dentro ognuno di noi. Lui ci aspetta in Galilea per riprogrammare la rinascita di un nuovo cammino fatto di una presenza più attenta e umana alla comunità, alla famiglia, alla società nel rispetto della dignità di ciascuno, delle leggi, usi e costumi. Allora facciamo tesoro del dolore, della solitudine, dei limiti, delle sofferenze,
delle perdite vissute in questo tempo e sciogliamoci in un abbraccio infinito di pace e di perdono. 
Buona Pasqua, buon passaggio ad una vita più nuova e più vera. 
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,1-9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Padre, perdona loro...

VENERDÌ SANTO - 10 APRILE 2020 - ANNO A
VIDEO "PADRE, PERDONA LORO..." (clicca qui)

Gv 18,1 - 19,42
Se è vero, come è vero, che il giorno nuovo inizia nel mezzo della notte, quel Venerdì continuava a seguire il filo della sofferenza iniziata il giorno prima. E quando spuntò l’alba, Caifa, stracciandosi le vesti provocò, dai suoi seguaci, la condanna a morte di Gesù: “È reo di morte!”

Così rassicurava l’altare, conservava il potere, accontentava l’uomo dal cuore di pietra.

Il resto del giorno fu tutto un copione da seguire. Il Figlio di Dio, legato come agnello mansueto, veniva condotto dalla casa di Pilato a quella di Erode, e, ad insaputa dei suoi giustizieri, raccoglieva su di sé tutto il male che si nasconde nelle pieghe del cuore umano.

E Pilato, con l’atto finale della sua licenza di crocifiggerlo, non solo coprì il male di legalità, ma spense quel lucignolo di vera libertà che poteva dare speranza al popolo d’Israele ed a quanti cercavano giustizia.

Gesù avrebbe potuto liberarsi, eppure non lo fece, piuttosto pregò per noi scusandoci perché non sapevamo ciò che facevamo;
con il suo sacrificio d’amore cancellava le pene, rimetteva i peccati.

La flagellazione, l’incoronazione di spine, l’ingiuria, l’odio fu un di più per chi era stato condannato e un gesto di rivalsa per chi credeva di riconquistare il potere senza ragione. 

Il camminare di Gesù, verso il Golgota, provato dal peso della croce, delle accuse, permetteva alla sua tunica, il cui tocco aveva dato vita, forza, salute, di pulire ancora la strada della vita dell’uomo dall’ultima polvere del peccato. 

Lui, con la sua passione, ha voluto sradicare ogni radice di male. 

Ora l’idolo della folla, il problema dei sacerdoti, la preoccupazione dell’impero, colui che diceva di distruggere il tempio per ricostruirlo in tre giorni, era lì, sconfitto.

La speranza di un domani migliore era crocifissa con Lui? No, quella croce fu la morte della morte.

Quel cuore trafitto, era ancora un invito a scegliere la strada del perdono, dell’amore e quelle braccia aperte, erano lì visibilmente pronte ad accogliere chiunque ancora lo volesse. 

La croce stessa, racconterà ai posteri, che Cristo, pur essendo vittima, ha vinto. Già allora alcuni continuavano a vedere in quel “dolce peso sostenuto dal dolce legno, dai dolci chiodi” un uomo fuori dalla cerchia comune. “Veramente costui era figlio di Dio” dice il Centurione, e pur se con il capo reclinato, era sempre il Maestro: “Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto”. 

In memoria di me...

GIOVEDÌ SANTO – 9 APRILE 2020 – ANNO A
VIDEO "IN MEMORIA DI ME..." (clicca qui)
VANGELO MT 26,17-68
Il desiderio di Gesù di fare festa con i suoi discepoli, diventa realtà la sera di quel Giovedì, nella stanza del piano di sopra di una locanda. E nell’attesa, si assapora già la gioia, come chi ha ritrovato una moneta perduta, come chi stringe una pecora ritrovata, come chi abbraccia un figlio atteso che ritrova la sicurezza della casa, come chi vive una libertà riconquistata.
E a sera, la tavola è imbandita, tutto è pronto. 
Ma prima del pasto, Lui, il Maestro, si alza, mette il grembiale, prende un catino, un asciugatoio, e lavando, con sorpresa di tutti i piedi dei suoi con l’acqua dell’umiltà, li fa entrare nella sua famiglia,
poi a tavola, condivide il peso del suo cuore: “Uno di voi mi tradirà”.
La scoperta della verità è fulmine di luce per chi vive all’ombra della menzogna. È un putiferio nell’animo, nella mente, nella vita.
E prendendo poi il pane e il vino, le cose quotidiane della mensa, ringrazia e le fa sue: “questo è il mio corpo, è il mio sangue…”.
Stava prendendo su di sé, la nostra vita con le sue miserie, la stava trasformando e ci invitava a donarla in sua memoria.
“Fate questo in memoria di me”. 
Il sacerdozio ministeriale proprio in questo periodo di crisi, deve riscoprire il suo valore: “Date voi stessi da mangiare”. Lo stendere le braccia in una chiesa vuota è abbracciare tutti senza confini, è consapevolezza di essere a servizio di un qualcosa che non ci appartiene. È abbracciare il tutto con la certezza che Cristo opera in noi.
Recitando poi il salmo alleluiatico, Gesù con i suoi si reca all’orto degli ulivi e vorrebbe chiudere la sua giornata. È notte, l’ora delle tenebre, inizia l’agonia, la paura della solitudine: Pietro…e tu, e tu ancora, e anche tu, pregate con me, “lo Spirito è pronto ma la carne è debole”.
I nostri occhi appesantiti dall’egoismo, dinanzi all’esigenze di chi chiede aiuto, dormono.
Se manca la forza della comunione, la solidarietà della ragione, la fratellanza nel difendere i valori, si è ingoiati dalle tenebre e la notte senza luce, genera fantasmi. 
E così, quella notte, la luce fu inghiottita dalle tenebre e un bacio tradì il figlio dell’uomo. 
Gesù ci offre l’esempio del servizio, ci dona il pane della vita da condividere con gli altri, ci chiede una preghiera con Lui: Un Dio ci chiede di aiutarlo. Proviamoci!

 

Osanna, al Figlio di David

DOMENICA 5 APRILE 2020

DOMENICA DELLE PALME – ANNO A

VIDEO "OSANNA, AL FIGLIO DI DAVID" (clicca qui)

“Che settimana movimentata”, così si cantava una volta. Ma questa volta non sarà così. Avremo una Settimana Santa particolare: senza liturgie, senza folla, senza processioni, con le chiese vuote, i canti sono in silenzio ed il silenzio tace invitando a riflettere con il pensiero e il sentimento su ciò che accadde in questa settimana, la più santa dell’anno.

Essa è Santa perché Vita e morte si scontrano, odio e Amore si baciano, Luce e tenebre camminano insieme.

I paradossi, le estremità si guardano: Il Figlio di Dio fattosi uomo, muore in croce per l’uomo peccatore.

Signore, oggi nessun mantello per le strade, nessun ramo d’olivo, solo le nostre lacrime, il nostro dolore, le nostre paure, le nostre speranze, le nostre preghiere. L’”Osanna” a Te che entri nella nostra casa, nella nostra città, nella nostra comunità, esprime sofferenza.

E oggi, come allora, non entri solo, con te entra Giuda con i 30 denari, entra Pietro che giura di amarti ma non è capace di stare un’ora sola con te a pregare, entra il diplomatico Pilato, entra la folla che tramuta l’”Osanna” in “Crucifige” e poi entri anche Tu, su un puledro figlio di bestia da soma… 

Chissà perché l’evangelista fa questa precisazione! Ma non importa, sì, con tutti gli altri entri Tu in prima fila, Tu come agnello immolato che farà vincere la vita, Tu nuovo riscatto per quei 30 denari, Tu risposta di perdono a chi non riesce a stare con te, Tu balsamo nuovo per chi nella via non sa di niente, Tu Verità alla folla manovrata e manipolata. Tutti questi sentimenti sono dentro di noi Signore! Siamo eterni vasi di argilla in mano al vasaio in attesa della forma perfetta!

“Ecco l’uomo” grida Pilato, presentandoti alla folla, ma già ancor prima un altro, vestito di peli di cammello, aveva gridato nel deserto: “Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. Ecco l’uomo flagellato, ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo! Paradossi della vita.

A Pilato risposero “Crucifige!”, a Giovanni la folla non rispose, ma molti lo seguirono in silenzio lavati dall’acqua della conversione. Oggi ognuno di noi inginocchiato dinanzi a Te nel silenzio del suo cuore come folla orante, come scienza provata, come Chiesa penitente, come comunità umiliata, dice “O Signore non sono degno che entri nella mia casa ma di' soltanto una parola ed io sarò salvato”. Questa è la preghiera che tramuta quel “Crucifige”. 

Oggi nel nostro “eccomi” in tutta la nostra fragilità, uniti andiamo dinanzi a te, cantando in silenzio, parole di pace, di speranza, d’amore, di misericordia, di pietà che solo un Dio diventato uomo, poteva insegnarci, testimoniarci, vivere.

Amico mio, non scoraggiarti, ma anche tu con Maria di Magdala osserva quella tomba che si prende oggi la morte, e che dopo il sabato del silenzio speranzoso, ci ridonerà la vita, il frutto dell’attesa: la risurrezione. 

Ogni bene.   

don

 

Tempo di uomo nuovo

DOMENICA 29 MARZO 2020
V DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A
VIDEO "TEMPO DI UOMO NUOVO"
Leggendo ii vangelo odierno, vediamo il film della nostra vita: gioia, dolore, amore, solitudine, amicizia, distacco, dubbio nel credere, e in più i problemi relazionali che la vita stessa ci offre ed infine la morte che cede il passo alla risurrezione.
Brevi fotogrammi per riflettere: 
Il ritardo: sottolineato con amarezza da Marta, ci presenta un Gesù che piange la perdita del suo amico. La sofferenza che palpiamo non ci toglie dignità, ma ci matura di più. 
Togliete la pietra: La pietra dell'indifferenza e dell’autosufficienza, del non rispetto,
dell'arroganza. La pietra del giudizio e della disonestà, della comoda abitudine, togliete dalla vostra vita la pietra dell'omertà. 
Lazzaro: Dietro quel nome, c'è tutto il nostro essere, chiamato a vita nuova. Ad Adamo che si era nascosto nel giardino Dio chiama e chiede: “Perché ti nascondi?”; a Lazzaro chiuso nel buio della morte, grida forte: “Vieni fuori,” quasi a dire: vieni alla luce, squarcia le tenebre che ti avvolgono. 
Liberatelo e lasciatelo andare: Ecco la risposta al dubbio dell’incredula Marta, alla paura dei suoi seguaci e all’odio dei falsi devoti presenti. Comunità, religione, politica, società, educate l’uomo alla libertà, sentitevi responsabili della sua crescita libera. Non sappiamo se si sia buttato ai piedi di Gesù per ringrazialo, ma dopo essere stato richiamato da Cristo, Lazzaro può riprendersi la sua vita e viverla nella libertà come atto di ringraziamento a Dio.
Ma deve liberare il suo capo, il suo volto “avvolto dal sudario”. Deve aprire la mente e il cuore e vivere senza la maschera del peccato, non deve interpretare un personaggio nel teatro della vita, deve essere convinto del suo credo e testimoniarlo liberamente nella grazia del vivere. Deve liberarsi da quelle bende che gli impediscono di muoversi. Deve liberarsi della smania di potere, dai falsi credo. Un dio che imprigiona non è dio, una religione che toglie la libertà, non è religione vera. 
Liberiamoci dal groviglio delle nostre tenebre, spogliamoci dell’uomo vecchio con le sue azioni e rivestiamoci di sentimenti di pazienza, di misericordia, di bontà e umiltà sopportandoci a vicenda e perdonandoci scambievolmente. 
Il tempo odierno è proprio il tempo per fare questo. Tu, io, noi siamo quel Lazzaro avvolto nelle bende della pigrizia per cui Cristo piange. 
Amico, Dio ci ha ridato la vita per testimoniare la sua misericordia Non temere, c’è sempre un altro giorno. Cristo non costringe, Egli vive e cammina con te. 
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 11,-45 - Forma breve.
In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Tempo di luce

DOMENICA 22 MARZO 2020
IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE – ANNO A

VIDEO"TEMPO DI LUCE"(clicca qui)
Dopo l’acqua viva di domenica scorsa, oggi un altro elemento fondamentale della vita: la luce.
La prima creatura creata da Dio. 
La vera tragedia umana è sapere come vivere tra queste due estremità luce e non luce. Chi ci dà lo spunto per riflettere su questo, è l’episodio del cieco nato che incolpevole della sua situazione, cerca la luce per vedere le cose belle che essa produce.
Gesù oltre a ribadire il concetto fondamentale che la malattia non è mandata da Dio come conseguenza di un peccato fatto, insegna che essa fa parte della fragilità della natura umana. Solo gli stolti non riescono a credere una cosa del genere. Così i miracoli non sono segni magici che devono aumentare il numero dei credenti, non sono colpi di fulmine che ci fanno innamorare di Dio; il fulmine viene e va; la fede in Dio comporta un cammino di scelte a volte faticoso. Lo capiamo da questo episodio, il miracolo non invita il cieco a credere, ma gli apre la mente per conoscere il personaggio che può fare cose che mai nessuno prima aveva fatto e inoltre con la vista ritrova la grinta per vivere la grande avventura della sua vita. Se prima c’era paura, emarginazione ora c’è coraggio, forza per testimoniare la sua dignità e scoprire il mondo e le persone che lo circondano nella loro profonda realtà; diventa cosciente di cosa gli sia veramente accaduto e rilascia con chiarezza ai sacerdoti l’intervista dell'avvenimento. Il caso sembrava finito li, ma la sua vita cambia quando Gesù, che aveva saputo delle sue vicissitudini, lo incontra e gli ripropone le sue certezze per una scelta definitiva. “Credi nel figlio dell’uomo”? Forte la domanda, ma provocatoria la risposta. “E chi è?” Non lo conosco; io so che se uno apre gli occhi come ha fatto Lui, non è peccatore ma certo è figlio di Dio. Gli disse Gesù: «Lo hai visto, è colui che parla con te». Ed egli quasi a dire, se sei Tu! “Credo in te Signore”. Credere è permettere a Dio di entrare dentro di te e tu aver la possibilità di credere che Lui è figlio di Dio. Amico mio, credere è entusiasmo, cammina verso la luce, ascolta colui che ha detto: “Io sono la luce del mondo...” Seguilo! Guarda con il cuore e la mente verso la luce del sole della verità e vedrai che le ombre cadranno tutte alle tue spalle. 
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 9,1-41 (forma breve 9,1.6-9.13-17.34-38)
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c'era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Tempo di ricarica

DOMENICA 15 MARZO 2020
III DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A
VIDEO "TEMPO DI RICARICA" (clicca qui)
Un uomo, una donna, il pozzo di Giacobbe ed il dialogo più lungo che troviamo nel Vangelo. 
Una fotografia perfetta, Gesù stanco seduto, una donna che va a prendere acqua e il sole di mezzogiorno che accentua la stanchezza dell’uno e chiarisce la presenza dell’altra: la Samaritana.
Di solito nei Vangeli sono gli infermi, i lebbrosi, i bisognosi che chiedono a Gesù; in questo brano vediamo Gesù che è nel bisogno, manda i suoi a procurare del cibo e assetato, chiede da bere: “Donna dammi da bere”. La necessità spinge anche Gesù, come è accaduto per altri, a superare ogni barriera concettuale: Lui, il Maestro, chiede da bere ad una donna e per di più samaritana. La bellezza è nel dialogo.
Finezza, dolcezza, astuzia tutto è in quel “Come mai…” della donna. Quasi a dire, sono contenta che me lo hai chiesto e io soddisferò la tua sete, ma voglio precisare chi sono io: “una donna samaritana”, c’è tutta la sua fierezza. E forse mentre lo diceva, lo guardava, sorrideva e calava giù il suo secchio per riempirlo d’acqua più per soddisfare la sua curiosità, che per appagare la sete di quello sconosciuto.
La donna non cercava compagnia, anzi, vista l’ora, non voleva incontrare nessuno, ma forse nel suo cuore cercava il compimento di una speranza silenziosa… E cosi si dialoga, lei che faceva la forte, viene coinvolta fino a rivelare tutta se stessa ad uno sconosciuto, uno sconosciuto che le fa dimenticare la prudenza, la fa sognare. Dopo i sei fallimenti che aveva vissuto, questo settimo uomo, numero perfetto, poteva essere il tempo del vero amore.
Mistero nel mistero, non sappiamo se la donna abbia soddisfatto la sete di Gesù ma certo sappiamo che chiede a Gesù dove è questa nuova acqua che zampilla per la vita eterna. “Credimi donna, sono io che parlo a te”. Il cerchio si chiude, il mistero svanisce: Gesù, lo sconosciuto è il Messia e la donna del pozzo diventa annunciatrice di una nuova era. 
Gesù ha chiesto da bere fino all’ultimo istante della sua vita. Diamo la nostra disponibilità, offriamo il nostro amore e la nostra gratitudine, Lui ci aspetta sempre al pozzo degli incontri, per ridonarci la speranza e la certezza di una vita piena, di una fede viva che ci farà testimoni di verità.
Ogni bene
Don 

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 4,5-42
FORMA BREVE
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?».
I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa».
Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Tempo di trasfigurazione

DOMENICA 8 MARZO 2020
II DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A 

VIDEO "TEMPO DI TRASFIGURAZIONE" (clicca qui)
“Fu trasfigurato dinanzi a loro”. In genere ognuno di noi quando vive un momento felice è propenso a condividerlo, eppure nel brano odierno Gesù vieta ai suoi di dire la meraviglia che si è presentata dinanzi ai loro occhi: la sua trasfigurazione. Egli non vuole che se ne parli prima della sua passione perché non capirebbero ancora la sua pienezza d’amore con il Padre e l’episodio potrebbe sembrare un atteggiamento teatrale per attirare spettatori. La trasfigurazione altro non è che testimoniare la pienezza dell’unione con l’amato sia come persona e sia nei suoi desideri. 
La trasfigurazione del Cristo è la concretezza di una vita vissuta in pienezza nel fare la volontà del Padre incarnata tra la legge e i profeti.
Nel romanzo della vita di Gesù questo è il momento di massima tensione. Ha appena visto la reazione dei suoi all’annuncio della sua passione, avverte la loro debole fede nell’accettare il cammino verso Gerusalemme quindi verso il Golgota. Egli vuole incoraggiarli a non perdersi d’animo specialmente quando sentiranno la gente urlare “crocifiggilo, è reo di morte” e vedranno finire la sua opera come un fallimento totale. 
Ma è difficile staccarsi dalle proprie comodità, ne è di esempio Pietro che, spettatore di questa realtà, vuole immortalarla per l’eternità per gli altri, e lui stare chiuso nella comodità della sua comoda fede. Per impedire questa immobilità spirituale, l'estasi è di breve durata e i discepoli si ritrovano col Gesù di ogni giorno.
Svanisce l’infinito che hanno accarezzato e ritornano a valle, al loro vivere quotidiano.
Quell’ “ascoltatelo”, ieri come oggi, è caduto nel vuoto; nel momento della prova, noi come i discepoli ci disperdiamo, ci allontaniamo dalla Verità. 
Amico mio, l’incoraggiamento a mettere in pratica quell’ "Ascoltatelo" ce lo suggerisce Maria sua madre: “Fate quello che vi dirà”. Cioè accettare Gesù uomo-Dio non come lo vorremmo noi, ma come Figlio di Dio glorioso, che condivide le fatiche umane, che sarà crocifisso per poter poi risorgere dalla morte. Ascoltarlo e annunciando la sua parola non solo faremo conoscere ad altri la sua vita, ma saremo noi stessi dei trasfigurati e testimonieremo con gesti e azioni la nostra fede in una vita che, se pur ripetitiva, sarà sempre rinnovata nella quotidianità.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 17,1-9
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».

Tempo di prova

DOMENICA 1 MARZO 2020

I DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A

 VIDEO "TEMPO DI PROVA" (clicca qui)

“Fu condotto dallo spirito per esser tentato”. Gesù si getta in questo banco di prova per educare la sua libertà, testimoniare l’unione con il Padre e prepararsi alla missione nella sua terra. Prima di iniziare questo cammino di Quaresima lasciamoci condurre nel deserto della nostra anima per stabilire quali sono le nostre priorità. In fondo Gesù deve scegliere come usare le cose di questo mondo: il pane, il piacere, la credibilità.

Le tentazioni di Gesù che ascoltiamo nel vangelo di oggi, sono anche le nostre tentazioni. Il Male non ha tanta fantasia, il suo pregio è la costanza, ci lusinga finché non diamo la risposta definitiva del “sì, mi sottometto” o del “no, vattene”. 

Anche l’uomo di oggi è tentato sulla vita, sul desiderare il piacere, e il successo. 

La tentazione è subdola, lusinghiera ed elegante, non ci tenta su qualcosa che non serve o non possiamo avere, ma gioca sul nostro modo di imparare ad usare le cose. 

Ogni cosa creata è buona, il male è nell’uso che ne facciamo: il pane, bene primario, nella odierna società del benessere è diventato bene superfluo, come pure la parola di Dio, è diventata un di più; il pinnacolo del tempio è il desiderio del bello, del sacro che viene strumentalizzato per sottomettere gli altri: uccidere in nome di Dio; il monte altissimo è l’espressione dell’autorità vista come potere e non come servizio.

E se è vero che la tentazione è parte necessaria della vita, ed è lo spazio in cui possiamo esercitare e dimostrare la nostra libertà, è anche vero che abbiamo i mezzi per dominarla, sconfiggerla. In quel “sta scritto infatti…” c’è tutta la determinazione, e la convinzione che Lui, Gesù, non è solo, ma è guidato contro il male, dalla parola di Dio, dalla preghiera e dall’amore del Padre. Impariamo anche noi a conoscere di più la Parola di Dio e ad aver fiducia in Lui. Torni il Vangelo ad essere lampada per i tuoi passi e alimento per la tua anima. 

Accetta la tua esistenza con la convinzione che da solo non fai tanta strada, godi la serenità del vivere nello scoprire nel tuo io, un Dio, che non ti ha mai abbandonato; fa' della preghiera un dialogo con Lui, così non solo non sentirai la solitudine del cammino, ma vivrai pienamente la libertà di scegliere e di fare il bene ogni giorno. 

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 4,1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Tempo di ...gettare la maschera

MERCOLEDÌ DELLE CENERI - 26/02/2020
Il tempo liturgico si ripete... E nella nostra vita? Riusciamo ad andare oltre...?
Riprendiamo una riflessione precedente.
Riprendere, meditare, confrontarsi con se stessi nei cambiamenti del tempo non è mai un errore. 
VIDEO "OLTRE LA MASCHERA" (clicca qui)
... Ognuno deve vivere la sua Quaresima. Cosa fare? Fermarsi, entrare nel cuore, nella mente e agire con un cambio di mentalità: pensare non solo a ciò che facciamo ma a come lo facciamo. Gesù ci dice: non fate le cose per essere ammirati, ma con semplicità e dedizione. Rovesciamo il nostro comportamento, rendiamo pubblico ciò che normalmente nascondiamo e rendiamo segreto ciò del quale normalmente ci vantiamo. Buttiamo la maschera della ipocrisia e facciamo nel segreto le nostre buone opere affinché, come il seme caduto nella terra, possano dare a suo tempo frutto e questo in abbondanza ...
...
Ogni bene,
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 6,1-6.16-18
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Tempo di cuore a cuore

DOMENICA 23 FEBBRAIO 2020
VII DOMENICA T.O. – ANNO A
VIDEO "TEMPO DI CUORE A CUORE" (clicca qui)
Il compimento della legge è l’amore. Un amore così radicale, che supera le barriere del proprio “io” e ci fa essere luce e sale della terra. Un amore così concreto e reale che non può fare del male ad alcuno neanche per difendere se stesso. Non si tratta semplicemente di “porgere l’altra guancia”, adagio conosciuto e disatteso, ma ancor di più di amare i nemici. 
Non più “occhio per occhio, dente per dente”, non più la legge del taglione, che già nei tempi antichi era un più equo riscontro del torto ricevuto: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano…”
Non è facile entrare in questa logica, specie se ascoltiamo le grida della strada: A morte! A morte! Gesù con il suo stile di vita e il suo insegnamento ci fa comprendere che amore e perdono sono il segno distintivo dei suoi seguaci e ci aiuta a non confondere il peccato con il peccatore.
Per testimoniare questo stile, c’è un cammino da fare; il primo passo è “pregare per i nostri nemici” e poi perdonare il torto ricevuto. Fare questo non vuol dire cedere o diminuire la portata della violenza, ma cambiare il punto di vista: guardare prima dentro di noi, accettarci nelle nostre mancanze, imparare a perdonarci e poi accogliere la fragilità delle persone, anche quella del tuo nemico e pregare per lui; così facendo, almeno nel cuore non sarà più tuo nemico: allora sarà facile superare rancori, conflitti, risentimenti,
e sarà possibile fare il secondo passo: perdonare. Facile? Certo che no! Ma se amiamo quelli che ci amano, che facciamo di straordinario? Non fanno così anche i pagani e i peccatori?
Il vangelo non è un romanzo a lieto fine né pillole dolcificanti, è il dramma della storia di un amore senza risposta, di un amore non corrisposto. 
Amico mio non limitarti al minimo, rendi la tua vita speciale. Sotterra l’ascia di guerra, ma non la pazienza, il discernimento, la ragione che Dio ti ha dato. Usali e ne riceverai il centuplo. Guarda chi hai accanto non come nemico da abbattere ma come una risorsa con il quale dovrai crescere e fare tanta strada e qualche volta portare anche il suo zaino. Hai le forze e le possibilità per farlo.
Dio non dà mai un peso superiore alle nostre forze. 
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,38-48
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?
E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Tempo di giustizia

DOMENICA 16 FEBBRAIO 2020  

VI DOMENICA T.O. – ANNO A

VIDEO "TEMPO DI GIUSTIZIA" (clicca qui)

In un tempo in cui tutto è fluido, religione, morale, insegnamento scolastico, politica, porre un punto fermo da cui partire è difficile. Anche la giustizia, oggi come ieri, ha i suoi travagli.

Questa è regolata dalla legge: e il rispetto della legge dovrebbe essere lo stile di ogni persona, mentre oggi il trasgredirla è diventato sinonimo di fortezza. 

Gesù, vuole entrare nell’animo della giustizia vera.

Egli non è venuto ad abolire la Legge, che rimane bene comune, valido ed indiscutibile, ma a darle compimento.

Per spiegare cosa vuol dire “portarla a compimento”, fa degli esempi.

Non basta non uccidere, è necessario sradicare la radice del male che giace nel cuore dell’uomo e quant’altro potrebbe condurre all'omicidio, come l’ira, l’odio, il desiderio di vendetta, lo sfruttamento, la gelosia, la superbia, ma soprattutto evitare le mancanze di rispetto, la maldicenza e l'offesa. “La lingua non ha osso ma rompe il dosso”. Quanto principio di male facciamo con le parole,
quante offese uccidono, danneggiano, distruggono la personalità dell’uomo.

“Chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio” in quanto è l’inizio della strada che porta al male! 

La giustizia non si persegue osservando ciecamente la legge perché così “deve esser fatto”, ma pensando al bene che la giustizia apporta al bene comune.

Il linguaggio di Cristo, maestro di giustizia, è chiaro, deciso, senza mezze misure eppure è nello stesso momento rispettoso dell’altro, severo senza arroganza. 

Oggi per non essere chiari si rischia di cadere nel buonismo o nel fare leggi “ad personam” o si scende a compromessi. Questo buonismo è la mistificazione del rispetto, educa all’indifferenza e non insegna il rispetto delle norme. 

Amico mio, iniziamo a coltivare l’attenzione per le piccole cose. Lo so, può sembrare troppo facile e forse lo è, ma ricorda che un lungo cammino inizia sempre con un piccolo passo, come le grandi incomprensioni iniziano da piccole scaramucce. Cancella sentimenti di ira, gelosia, di superbia dal tuo cuore e scoprirai che l’osservanza della legge sarà un giogo leggero da portare.

Riscopri la forza ed il valore di un parlare chiaro e coerente, di dire” Si” quando è sì e “No” quando è no! 

Così facendo, il rispetto della legge diventerà in te vero principio di libertà.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 5, 20-22a.27-28.33-34a.37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.

Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.

Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Tempo di sapori

DOMENICA 9 FEBBRAIO 2020.  

V DOMENICA T.O. – ANNO A

VIDEO "TEMPO DI SAPORI" (clicca qui)

Il Vangelo di questa domenica ci offre la possibilità di riflettere sul come scriviamo la nostra vita personale e cristiana.

“Voi siete sale e luce…”

Vogliamo fermarci sul verbo “essere” più che su sale e luce: cose fondamentali nel nostro vivere quotidiano per dare gusto, per dare sapore alle cose ed evitarne la decomposizione, purificare, conservare gli alimenti e poi luce, luce che illumina le cose, che fa risplendere il creato, ma soprattutto lo abbiamo sentito dal profeta Simeone: “luce per illuminare le genti”

Le espressioni che Gesù usa nel Vangelo odierno, sono immagini concrete, ma anche forti e impegnative se pensiamo a quel verbo “essere” che è non “apparire”. Essere vuol dire che devi testimoniare qualcosa che hai dentro veramente…  Il principio è che per Gesù tutte le persone che incontriamo sono sale e luce a prescindere, e tutti cercano nel loro piccolo di dare sapore alla vita, di lottare contro la cattiveria, di conservare i veri valori, ma per i cristiani, per i seguaci di Gesù, questo è un compito prioritario. Gesù afferma con vigore voi siete sale e luce ora scegliete se volete essere sale che dà sapore o sale che viene calpestato dalla gente; voi siete luce, ora scegliete se volete essere luce che illumina tutti quelli che sono in casa o se volete nascondervi sotto il tavolo e lasciare che la casa sia senza testimonianza e con tanta ombra. Il sale e la luce sono anima della vita. Se lavori il sudore è salato; se piangi, le lacrime sono salate; se non fai niente profumi di niente e il niente non dà né gioia, né sapore.

Amico mio, essere cristiano è vivere con “misura”, con intelligenza, con rispetto i doni che abbiamo dentro. I cristiani devono solo conoscere la “misura” della loro presenza tra gli uomini: devono essere anima come il sale negli alimenti, e misurare con discrezione la forza della luce per illuminare le genti.

Essere sale e luce è capire che non lo si è per se stessi, ma per gli altri, facendo opere “buone” che insaporiscono la vita della comunità e disperdono il buio della notte.

Con gentilezza, sii sale che purifica, sii luce che illumina i sentieri della tua strada, quella della tua famiglia e nel mondo dove operi… la tua luce allora risplenderà in ciò che farai.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 5,13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Tempo di offerta

DOMENICA 2 FEBBRAIO 2020

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

VIDEO "TEMPO DI OFFERTA" (clicca qui)

“Compiuti i giorni della purificazione…”. L’evangelista Luca incornicia il gesto rituale della Presentazione di Gesù al tempio in una visione più ampia e apre ad un tempo nuovo: l’Antico e il Nuovo Testamento si trovano difronte, un vecchio e un bambino si incontrano, meglio l’uno è nelle braccia dell’altro, l’uno dà concretezza alla speranza e l’altro trova il compimento alle sue attese.

Così Gesù già rivela quello che sarebbe stato domani. Simeone ha in sé questa grande profezia: scrivere la parola fine nella sua vita, e incidere nella carne di quel bambino “gloria del popolo di Israele”, il nuovo inizio.

Lui, il vecchio Simeone, non si è mai arreso, non ha mai pensato che fosse tutto finito, ed ora con quel bimbo tra le braccia sa che è giunto il momento in cui tutto ha inizio. Il credere fa superare il tempo e la solitudine dell’attesa.

La fede è speranza che si concretizza nell’amore. Simeone vede realizzata la sua attesa ed ama questo Bambino.

Questo susseguirsi di attese e compimento è racchiuso nel verbo “Offrire”: cioè trasferire nell’altro la propria pienezza.

Offrire qualcosa che ci è caro, ci piace, è volere il bene dell’altro e noi ce ne priviamo non solo per condividere con l’altro il nostro piacere, ma per far entrare l’amore, l’affetto, la stima, dell’altro dentro di noi. Cosi l’altro gioisce di me e con me.

Offrire non è tacitare la nostra coscienza con un gesto di cortesia e non ha bisogno di parole, piuttosto guardare con gli occhi di Dio ciò che offriamo e ascoltare il suo sguardo nel nostro cuore.

Maria e Giuseppe non parlano, portano il loro Bambino e per riscattarlo offrono una coppia di tortore o giovani colombi: il valore della semplicità. Dio riscatterà noi offrendo la vita di suo Figlio.

O meraviglioso scambio, di un Dio Padre che ci dona suo figlio per riscattare i nostri peccati. Amico mio, offri il meglio che hai, Dio ti darà di più.

Oggi è anche il giorno della Candelora! Luci e candele accese per cacciare il buio ed indicare la strada! Non essere fra i tanti che hanno smarrito il senso della loro missione, tieni accesa la fiamma della tua speranza perché domani è certo meglio di oggi.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 2,22-32

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.

Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo

vada in pace, secondo la tua parola,

perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,

preparata da te davanti a tutti i popoli:

luce per rivelarti alle genti

e gloria del tuo popolo, Israele».

Tempo di sequela

DOMENICA 26 GENNAIO 2020

III DOMENICA T.O. – ANNO A

VIDEO "TEMPO DI SEQUELA" (clicca qui)

La "Galilea delle genti", crocevia di varie razze, culture, religioni, è il luogo d’inizio della missione di Gesù, quasi ad indicare il suo stile: partire dagli ultimi, dai lontani. Sottolineando i verbi che incontriamo in questo brano: annunciare, convertirsi, vedere, chiamare, lasciare, seguire, fermarsi, scegliere, cogliamo il comportamento dinamico di Gesù.

Tra i tanti ci soffermiamo sul verbo: chiamare. Gesù chiama perché ha bisogno di te e ti chiama per qualcosa. Dal Vangelo cogliamo che Lui camminando non guarda ma vede dei pescatori alle prese con le difficoltà del lavoro; li chiama non per risolvere le loro difficoltà del momento, ma per proporre un nuovo stile di vita: non cercare cosa fare, ma per chi farlo. Lui propone un obiettivo più grande. La caratteristica della chiamata è che prevede una risposta libera, che può essere negativa o una adesione con riserva, o positiva, per questi chiamati essa è così coinvolgente, che aderiscono senza indugio. 

Il tutto è espresso con un ”subito”, Gesù vede, chiama e subito rispondono, senza perdere tempo. 

Vivere il tempo di Dio è non essere schiavo del tempo; l’uomo con la sua adesione permette a Dio di riempire la distanza che li separa: anzi con il suo agire va oltre la dimensione umana. 

Gesù, a differenza dei Farisei, sceglie Lui stesso i discepoli ad uno ad uno per camminare con loro trasmettendo concretamente la buona novella. Tra i primi chiamati, due stavano lavorando e due stavano riparando le reti. Questi accettano di seguire Gesù a scatola chiusa: si fidano e si affidano a quest’uomo attratti dalla forza delle sue parole, dalla testimonianza del suo vivere. Vedono in Lui convinzione e coerenza.

Amico mio, le nostre scelte si formano su ciò che ascoltiamo. Cristo chiama anche te, non nasconderti dietro i tuoi impegni urgenti, anche i primi discepoli andavano a lavorare o avevano sulle spalle il peso della stanchezza del lavoro già fatto, non guardare le tue debolezze. Rivestiti della fiducia che Lui ha in te, fatti forza delle sue virtù e avanti! Tu, oggi, sei la sua voce, le sue braccia, i suoi piedi. 

Fallo camminare, porta Cristo nel mondo subito con la tua parola, con la tua coerenza.

È la tua testimonianza di vita che garantisce il suo domani.  

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 4,12-23

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:

«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,

sulla via del mare, oltre il Giordano,

Galilea delle genti!

Il popolo che abitava nelle tenebre

vide una grande luce,

per quelli che abitavano in regione e ombra di morte

una luce è sorta».

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Tempo di testimonianza

DOMENICA 19 GENNAIO 2020
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

VIDEO "TEMPO DI TESTIMONIANZA" (clicca qui)
Giovanni il Battista è ancora con noi. Lui è testimonianza di ciò che sta per accadere: il passaggio del testimone tra lui e Gesù,
tra il vecchio mondo e il nuovo mondo, dall’idea di un Dio lontano, alla presenza di un Padre che ci corre incontro, donandoci grazie e misericordia. Con le parole che Giovanni oggi pronuncia nel vangelo, per lui la Missione è compiuta. 
Lui indica il Cristo come il personaggio che verrà a dare vigore ad una vita nuova. Viene a dirci che l’Agnello di Dio, senza macchia,
a cui non verrà rotto alcun osso quando sarà immolato, cancellerà il peccato dal mondo e darà la possibilità di riconciliarci con Dio.
È importante sottolineare che Giovanni, consapevole del compito svolto, è orgoglioso e felice di annunciare che il Messia è lo stesso Cristo, quel suo cugino, che lui ha incontrato, battezzato, ascoltato e del quale è il Precursore.
Un testimone che non sia veritiero non è credibile, egli deve essere gioioso, altrimenti è arido, senza vita. 
Oggi nei testimoni si avverte freddezza nell’annuncio e solitudine nella persona perché si predica l’uomo e non l’amore che Dio ha per l’uomo.
Giovanni c’insegna che conoscere e testimoniare Gesù c’è un cammino da fare, "Io non lo conoscevo". Soltanto chi lo conosce può dire come lui: "Ho visto e ho reso testimonianza...". Essere testimoni allora è essere vitali, è vivere di Dio e con Dio.
Per quanti di noi purtroppo si potrebbe dire:
Qui Giace l’Aretin, poeta Tosco.
Che d’ognun disse mal, fuorché di Cristo, 
scusandosi col dir: “Non lo conosco”! 

Molti cristiani sono lontani dal riconoscere Gesù come lo riconosce Giovanni! Sappiamo tutto di tutti, ma di Cristo non sappiamo nulla, tanto da non sentir neppure la sua assenza o pensiamo che seguirlo sia solo rispettare regole e doveri. Conoscere Cristo è vita, è intraprendere una relazione personale con Lui e con l’uomo 
Anche tu guarda Gesù, fissa il tuo sguardo su di Lui e profumati di Lui così, in ogni dove, testimonierai la sua presenza, sarai capace di accogliere il grido di chi soffre, accetterai la vita come un dono, vivrai con gratitudine e sarai felice. 
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,29-34
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Battesimo del Signore

DOMENICA 12 GENNAIO 2020
BATTESIMO DEL SIGNORE– ANNO A
VIDEO "BATTESIMO DEL SIGNORE" (clicca qui)
Gesù in fila come tutti gli altri per ricevere il battesimo come segno di penitenza, per ricevere un invito alla conversione.
Con le parole del Vangelo odierno, “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia” scopriamo il suo programma di vita: osservare la giustizia per essere libero di usare misericordia: chiarezza di un progetto, trasparenza di un cammino!
Quante persone oggi vivono alla giornata senza chiedersi: “perché vivo”? Eppure è importante conoscere il perché viviamo, il perché si vuol raggiungere un traguardo. L’insicurezza e la confusione nella vita spirituale e sociale, rendono l’uomo indeciso, e non trovando modelli da seguire, o perché non li vuole imitare, cresce il vuoto nel suo animo e la disperazione nell’agire. Eppure, si udì una voce “Questi è il mio figlio diletto…”. Con questa voce dall’alto, Dio ci dà una speranza, ci presenta Cristo, Suo Figlio, come punto di riferimento. 
Inoltre ci dà la chiave per riconoscerlo nella quotidianità: non più come il Dio lontano avvolto tra le nubi, ma il Dio che attraverso Cristo vive gli avvenimenti della storia umana; è il Cristo che fonde tutte le croci con la sua grande croce che è la nostra salvezza,
è l’adulto che scende sulle piazze per ascoltare il grido della sofferenza.
È il Cristo, Dio-Uomo che cammina con l’uomo per portare gioia e redenzione ad ognuno di noi. 
Il Battesimo di Gesù è l’inizio del suo camminare con i tempi dell’uomo, è prendere consapevolezza di essere uomo tra gli uomini in cui ognuno diventa vita per l’altro. L’uomo senza Dio non ha pienezza ma Dio senza l’uomo non avrebbe ragione di esistere.
Ogni uomo è la sua ragione di vita, e per ringraziarlo dobbiamo prima di tutto adempiere la giustizia.
Cristo, con il suo mettersi in fila ci insegna l’umiltà del vivere ma anche il non dimenticare le nostre responsabilità.
Ogni qualvolta ci scarichiamo delle nostre responsabilità, incolpiamo qualcuno e carichiamo di maggior peso gli altri. Mettiamoci in fila impariamo a camminare, il Signore stesso cammina con noi; portiamo a compimento le nostre responsabilità con dignità.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 3,13-17
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Epifania del Signore

LUNEDÌ 6 GENNAIO 2020

EPIFANIA DEL SIGNORE– ANNO A

VIDEO "EPIFANIA DEL SIGNORE" (clicca qui)

Se il Natale è il mistero dell’incarnazione di Dio nella vita umana, l’Epifania: è la manifestazione della sua regalità riconosciuta dall’uomo di ogni luogo e di ogni cultura. Il brano di Matteo presenta un incontro tra sovrani, tra sapienti, tra saggi. I Re Magi del Vangelo cercano un re e spinti dal desiderio di incontrarlo, lasciano le proprie comodità, i propri palazzi e seguono una stella, un segno nel cielo. Forse pensavano di trovare un re su un trono dorato, ricevere grande accoglienza, vedere grandi eserciti, numerosi cortigiani, ma trovano il Re dei giudei in una semplice casa con suo padre e sua madre. Stupiti entrano in questa casa dove regna una piena serenità, e Gesù, si rivela così come è, si fa incontrare e amare, per lui non c’è apparenza. I Magi avevano già incontrato re con abiti sfarzosi, percorso corridoi di sontuosi palazzi ma sono andati oltre. Questi offrono a Gesù, vero Re dei Giudei,
doni preziosi, il loro meglio che hanno portato, conservato con cura e delicatezza durante tutto il viaggio: il loro segno di potere, la loro espressione di riverenza. 

Anche tu hai la tua stella, seguila, non mollarla mai, ti indica la strada, usa la conoscenza che hai per scoprire il tuo bene nel domani. Gli altri ti conosceranno nella misura in cui riveli te stesso, sii sincero e cerca sempre la verità. Oggi non si cerca Dio, non perché non lo si ama, ma perché non si prova meraviglia per le sue creature e non si ha sete di conoscerlo. 

Poi tornano a casa per altra strada. Quando si incontra Cristo la vita cambia: si vive con Verità, non con sotterfugi e compromessi. Epifania è allora ascolto, rispetto per coloro che fanno un percorso di fede diverso dal nostro, perché Dio parla a tutti e in diversi modi. Non è l’abito che dà credibilità, né il microfono che riempie le chiese, non è l’imporre agli altri i nostri riti, usi e costumi che ci rende più forti, ma nell’accoglierci, rispettarci e amarci gli uni gli altri nella diversità, formiamo l’unico e vero Corpo di Cristo. Seguiamo la nostra stella, sempre, anche quando ci conduce a cambiare strada, la sua luce resta ugualmente.
Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele"». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

Tempo di famiglia

DOMENICA 29 DICEMBRE 2019
SANTA FAMIGLIA DI GESÙ MARIA E GIUSEPPE – ANNO A
VIDEO "TEMPO DI FAMIGLIA" (clicca qui)
La prima Domenica dopo il Natale è dedicata alla Santa Famiglia quasi a volerci indicare che la festa continua all’interno degli affetti familiari. La famiglia che celebriamo vuole essere il punto di riferimento della società e le letture bibliche ci aiutano a comprenderla nella sua impostazione e nel suo immenso valore. Essa è come un’orchestra dove ognuno ha la sua parte; oggi spesso si cambiano i musicisti, ma lo spartito è sempre lo stesso: rispetto, condivisione, libertà, servizio, amore, perdono, una sinfonia di valori intramontabili. 
La stessa famiglia di Nazareth vive dall’inizio dei turbamenti nel rapporto di coppia, nella mentalità del paese, nel luogo da scegliere dove vivere, senza parlare della responsabilità verso un figlio speciale, ma li affronta camminando non correndo. Questa famiglia rimane spartito da leggere e su cui riflettere. 
Giuseppe, uomo giusto, sempre presente, pondera le decisioni, si “prende cura” del bambino e della donna che gli sono stati affidati. Maria, vigile, conserva e medita sulle cose che accadono. Gesù cresce in sapienza, età, grazia dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini. Tutti e tre, non hanno paura di mettersi in discussione e all’occorrenza non si vergognano di piegare le ginocchia e alzare le braccia per chieder aiuto ad un Dio Padre che, sono certi, non si è mai dimenticato dell’uomo.
Non è facile imitarli, ma serve certo riscoprire il significato della parola famiglia: esso deriva dal latino famulus = servo, in cui ognuno vive il proprio ruolo a servizio dell’altro per riscoprire un’affettività vera, tra il dovere di essere genitori e il compito di vivere da figli.
Oggi l’IO padre è diventato fratello, l’IO madre è diventata amica e l’IO figlio non cresce. Tanti solisti che non creano una bella armonia. Imitare l’immagine del presepe non ci isola in un freddo individualismo ma confortandoci nell’umiltà, nell’accoglienza, nel perdono, ci spinge alla condivisione e ad amare per sentirci amati. Anche tu sei artefice di una famiglia: amala, rispettala, sii famiglia, perché:” se vuoi cambiare il mondo ama prima di tutto la tua famiglia. (Teresa di Calcutta) 
Non cercare la moglie, il marito, il figlio perfetto, ma abbi fiducia in te stesso e preoccupati tu per primo di dare il massimo nelle cose che puoi fare e cerca di vivere le tue responsabilità senza mai mollare, l’altro ti cammina accanto: Giuseppe, Maria e Gesù vi accompagnano.
Ogni bene

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 2,13-15.19-23
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

 

Buon Natale

MERCOLEDÌ 25 DICEMBRE 2019 - MESSA DELL’AURORA

NATALE DEL SIGNORE

VIDEO "BUON NATALE" (clicca qui)

La liturgia del Natale è ricca di letture bibliche in quanto prevede la Messa della Vigilia, della Notte, dell’Aurora e del Giorno. Ognuna di esse svela una prospettiva, e tutte ci aiutano a capire il grande mistero di un Dio che si fa uomo per amore. Noi ci soffermeremo sulle parole dei pastori in risposta all’invito degli Angeli: andiamo! Andare, muoversi dal quotidiano verso una novità possibile: andare, uscire fuori da se stessi e camminare verso la conoscenza per non fossilizzarsi nelle proprie convenienze.

Andare verso il perché della vita, dell’amore. Quante volte il “rimandare” porta ad una maggiore preoccupazione. Domani farò, poi farò, e dimentichiamo che il domani inizia oggi. Il tuo oggi è il presente di Dio e ti invita e ti prende per mano senza stancarsi mai. Andiamo, riaggiustiamo i cocci del nostro cuore perché Natale è pace, è famiglia, è rimediare a qualcosa, è fare festa insieme.

Andare è vedere la vita di ogni giorno che diventa mistero; andiamo a vedere la povertà di un Dio che è luce vera che illumina ogni uomo. Andiamo a portare i nostri doni accartocciati col cuore in cesti di vimini e non racchiusi in scatole luccicanti più importanti del loro contenuto. Andiamo a vedere la dignità di un Dio che diventa uomo.

Andiamo senza indugio, Lui ci aspetta per accoglierci così come siamo.

Contempla in quel Dio incarnato la dignità di ogni uomo.

Con il Natale di Cristo, tutto cambia: dinanzi a Giovanni Battista le folle confessavano i loro peccati dopo l’ascolto della parola, i pastori dopo “udito e visto, com’era stato detto loro” glorificano Dio e annunciano la gioia. Una gioia che forse non sanno spiegare, ma che vivono ed esplode in quella notte fredda della vita.

Guarda il presepe, rifletti sul mistero, meravigliati, ringrazia Dio e annuncia anche tu la serenità: Dio è diventato uomo come te, per farti simile a Lui. 

Buon Natale, gioisci e porta nel mondo quel po’ gioia che è già dentro di te.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 2,15-20

Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere».

Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.

Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Tempo d'amare

DOMENICA 22 DICEMBRE 2019

IV DOMENICA DI AVVENTO – ANNO A

VIDEO "TEMPO D'AMARE" (clicca qui)

La figura che chiude questo cammino di Avvento, è quella di San Giuseppe: pochi versi parlano di lui nel Vangelo, ma la vita di Gesù e di Maria è guidata dai suoi gesti, dalle sue parole non dette, dalle sue scelte sempre sagge, attente, equilibrate. Venuto a conoscenza dello stato in cui si trovava Maria, sua promessa sposa, va in crisi: mette in discussione il proprio operato, chiedendosi dove abbia potuto sbagliare perché ciò accadesse e dubita. Ma essendo un uomo giusto, davanti al fatto compiuto, per non tradire se stesso e guidato dai valori della libertà e dal principio del bene dell’altro, diventa “sovversivo”. Vuol dare a Maria la libertà di scegliersi la sua vita concedendole in segreto l’atto di ripudio: vuol farlo subito perché sa che il tempo che si perde nell’attuare la giustizia è una grande ingiustizia. 

E, mentre in questo momento di crisi, di solitudine, sta pensando al da farsi, interviene Dio a dare conforto, sostegno, spiegazioni e proposte di soluzioni. 

Per Giuseppe, discendente della casa di Davide, per compiere questa missione, non c’è un annuncio, non c’è una chiamata particolare, ma solo un dialogo chiarificatore che lo porta alla realtà: “quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé Maria sua sposa” (1,24)come aveva già deciso.

Giuseppe non chiede di più, a lui basta sapere che in quella storia c’è il compimento della volontà di Dio. Così, lui, come Maria, diventa strumento per la realizzazione del piano della salvezza. L’eccomi di Giuseppe diventa un fare, non cerca spiegazioni, i dubbi scompaiono, con la sua ragione, le domande che avrebbe voluto fare, lasciano il posto al Sì, accetto. 

Dio è sempre presente dove c’è un cuore pronto ad accogliere la Parola.

Sia Giuseppe il tuo modello di vita. Abbandonati al disegno che Dio ha su di te, malgrado la consapevolezza delle difficoltà e delle sofferenze cui potrai andare incontro, Lui non ci abbandona 

Progetta, condividi, ascolta e decidi ciò che è bene fare non solo per te, ma anche e soprattutto per chi ami veramente.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 1,18-24

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa "Dio con noi".

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Tempo del cammino

DOMENICA 15 DICEMBRE 2019
III DOMENICA DI AVVENTO – ANNO A
VIDEO "TEMPO DEL CAMMINO" (clicca qui)
I protagonisti del Vangelo odierno sono i due cugini Giovanni il Battista e Gesù, che si passano il testimone: l’annuncio della salvezza e del Regno di Dio, uno stile di vita nuovo. Il Battista, sente imminente la fine della sua missione e vuol avere la conferma se sia Gesù il Messia che deve continuare la predicazione: “Sei tu o dobbiamo aspettarne un altro”. 
Domanda che ancora oggi si pone l’uomo. 
Gesù non risponde in maniera diretta, ma invita a riferire ciò che i discepoli vedono: «I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Gesù presenta la sua carta di identità che consiste nel fare le cose e farle con amore e per gli ultimi: non parole ma fatti. La sequela del Cristo è proposta di liberazione, è messaggio di gioia. Non può esistere una religione che relega l’uomo in cammini prestabiliti fatti di premi e di punizioni. Gesù invita a scegliere, ad esercitare la nostra libertà, non impone ma propone.
Egli attrae e si fa giudicare dalle buone opere che compie. Dai frutti mi riconoscerete. Come siamo lontani noi che ci riempiamo di parole, di esteriorità. 
A sua volta, Gesù presenta una valutazione splendida sulla figura di Giovanni come uomo forte, deciso convinto del suo agire, un uomo che non cambia casacca secondo l’occorrenza, che non cambia bandiera secondo la convenienza, ma persona convinta delle sue idee e per esse gioca la sua vita. Oggi mancano persone che concretizzino le buone idee, che hanno spirito di appartenenza e di coinvolgimento: siamo come canne al vento, pronti a chinarci alle ingannevoli parole e a lodi ipocrite. 
Essere se stessi è rischiare il proprio destino, è credere in se stessi rimanendo fiduciosi e coerenti con la verità in cui crediamo per il bene comune, anche quando il dubbio, la solitudine e l’incertezza ci assalgono.
In questo tempo di attesa la personalità di Giovanni è il modello che ci invita ad essere veri: sii anche tu messaggero coerente e prepara la via al Signore che viene, non solo con le parole, ma con la tua vita. Sii un cerino acceso per alimentare anche tu il grande fuoco della speranza che, nella notte del buio, già comincia a brillare.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,2-11
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: "Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via".
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Tempo di ascolto

DOMENICA 8 DICEMBRE 2019
II DOMENICA DI AVVENTO -ANNO A
VIDEO "TEMPO DI ASCOLTO" (clicca qui)
In una società in cui ha ragione chi urla di più e dove lo spettacolo serve non per formare ma per confondere, la parola di Giovanni distingue con forza la realtà dall’illusione, la verità dalle chiacchiere. I verbi che il Vangelo oggi ci propone sono: predicare, convertirsi, confessare. Predicare la parola, convertirsi nel cuore e nella mente, confessare i propri errori. 
Protagonista è Giovanni il Battista: uomo austero, vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi; è l’ultimo profeta che annuncia, presenta, indica il Messia. Lui predica invitando alla conversione per rimuovere dal proprio cuore rabbia, odio, rancore. Importante è notare che la gente confessa le proprie mancanze dopo aver ascoltato la sua predicazione. Il “confessare” è una conseguenza della parola che è entrata nel cuore. 
Oggi per paura di offendere l’altro, non si predica Dio, non si testimonia la fede e di conseguenza non ci si converte nel proprio cuore e non c’è più bisogno di confessare le proprie mancanze. Senza Dio siamo diventati perfetti, senza macchia e senza errori, sono gli altri a sbagliare; siamo diventati tiranni con la parola di Dio.
Oggi si parla tanto, senza ascoltarci. Camminiamo con orecchie tappate da auricolari che sparano musica dentro e non comprendiamo le grida, la richiesta d’aiuto, le sofferenze di chi ci sta accanto. 
Convertirsi è accogliere la Parola come segnaletica per una nuova strada, un nuovo stile di vita e camminare insieme verso uno stesso ideale. 
Giovanni, come Maria di cui oggi ricordiamo la festa dell’Immacolata Concezione, ha vissuto la fede nell’umiltà e nella coerenza alla Parola ascoltata e accolta.
Facciamo tacere i rumori per accogliere le melodie della Grazia nel silenzio e viviamo l’amore, perché l’amare non si insegna, si vive. È il nuovo della Parola di Dio accolta, che ti spinge ad interrogarti e a confrontarti con essa e la Sua forza farà pulizia dentro di te, cacciando lo sporco. 
Riconosci che dopo i momenti bui c’è sempre una epopea di luce, e tu sei parte di questa rinascita, di questo miracolo. È proprio il buio che ti spinge a cercare la luce e a portarla: tu non sei uomo della notte né delle tenebre.
Il primo passo in questo cammino di Avvento verso la luce spetta a te. 
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 3,1-12
In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: "Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Tempo di attesa

DOMENICA 1 DICEMBRE 2019
I DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A

VIDEO "TEMPO DI ATTESA" (clicca qui)
In un mondo in cui si è persa la misura del tempo, l’importanza della fiducia, il senso dell’accoglienza e il valore delle cose da fare, prendersi una pausa è necessario e salutare. L’anno liturgico appena iniziato è occasione propizia per vivere questa pausa. 
Pausa come capacità di saper distinguere le cose da fare secondo le priorità, senza essere travolti dagli avvenimenti, dal lavoro,
dagli impegni.
Pausa per vivere la gioia della fede che apre il cuore e la mente ad accogliere un Dio che si è fatto uomo per avvicinare ogni uomo a Dio.
Avvento, per noi cristiani, non solo è dissipare le ombre della sfiducia, i bagliori della rabbia, dell’indifferenza, che alimentano “divisione” nelle singole persone e nelle comunità, ma avvertire la compagnia di chi cerchi perché lo ascolti nel pensiero,
lo vivi nel cuore, lo testimoni nella speranza, che ogni giorno diventa sempre più reale. Ecco perché la parola chiave di questa domenica è “Vegliate”. 
Vegliare è, come dice la scrittura, avere il coraggio di trasformare le lance del male in falci, le spade in vomeri di pace; è “trovare il tempo” per riprendere, con la preghiera e l’ascolto della Parola, il giusto cammino.
“Vegliate, perché non sapete né il giorno né l’ora”.
Il preoccuparsi delle cose materiali, potrebbe deviare la nostra attenzione, come accadde ai giorni di Noè, ma qui sta la nostra differenza: essere capaci di guardare lontano per proteggere il presente, vegliare nella notte senza essere uomini della notte. E, anche se la paura del domani, il freddo della solitudine hanno più argomenti per fermare i tuoi passi, vestiti di fiducia: senza questa non incontrerai mai l’amato, non aprirai mai la porta del tuo cuore per accogliere, vivere un domani migliore.
Non essere di quelli che sul palco della vita aspettano chi non arriva mai. Vivere l’attesa, amico mio, è già assaporare la gioia dell’incontro.
Fermati, rifletti, prega, preparati ad attendere, disponi il tuo cuore ad essere mangiatoia dove deporre il Cristo Signore.
Buona preparazione d’Avvento.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 24,37-44
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Oltre la regalità

DOMENICA 24 NOVEMBRE 2019
XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – 
NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL'UNIVERSO – ANNO C – SOLENNITÀ

VIDEO "OLTRE LA REGALITA' " (clicca qui)
Con la solennità di Cristo Re, siamo giunti al termine dell’Anno liturgico. 
Troviamo un re nella sua condizione peggiore: non solo prigioniero dell’uomo, del tempo ma anche inchiodato ad una croce con due ladroni accanto: una situazione che a prima vista non ha nulla di regale, ma che invece è ricca di una umanità e dignità sorprendente. Ciò che mostra la regalità non è il trono ma le parole, i gesti che vengono compiuti in quel momento. Tra tante offese, tanta incredulità, tanta ingiustizia, si fa strada un gesto di solidarietà e di umanità più che di fede: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». 
Una frase, una partecipazione vera al dolore dell’altro, una compassione profonda da chi meno te lo aspetti, una ultima speranza.
Il ladrone gioca il suo futuro e certo non si aspettava che Gesù manifestasse per lui ascolto, e rivelasse per lui, in questo avvenimento di morte, la sua regalità, il suo potere. È il più grande momento di fiducia nella storia del cuore dell’uomo. Il ladrone gioca la sua ultima carta, Gesù, inchiodato ad una croce promette un regno nuovo. Non hanno nulla da perdere, solo credere l’uno nell’altro, uno si conquista un seguace, l’altro si procura una possibilità: il dopo darà ragione a tutti e due. 
La risposta di Gesù, affermata e promessa con linguaggio solenne, dona credibilità alla speranza «In verità io ti dico, oggi con me sarai nel paradiso». In quell’oggi, c’è l’inizio dell’era nuova, della certezza del regno nuovo. Dalla sofferenza nasce il segno prepotente dell’amore e del discepolato. La speranza diventa realtà. La speranza sconfigge la morte e restituisce la vita.
La veridicità del tutto non è nella promessa fatta ma nelle parole di Gesù: «Con me». Tu condividerai fino in fondo il mio stesso destino: dove sono io, là sarai tu.
Insegnava sant’Ambrogio che «la vita è essere con Cristo, perché dov’è Gesù Cristo, là è la vita, là è il regno», cioè tutta intera la tua felicità, tutta la tua vita.
Non lasciarti scappare di vivere fino in fondo questo momento di verità, di sofferenza, di festa: gioca la tua carta del tuo domani vivendo bene la vita. “Signore ricordati di me quando sarai nel tuo regno”.
Lui ora, come allora, ti risponde: “Tu sei la mia vita, altro io non ho…”
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 23,35-43
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Oltre l'apparenza

DOMENICA 17 NOVEMBRE 2019
XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
VIDEO "OLTRE L'APPARENZA" (clicca qui)
Il Vangelo odierno si colloca nei discorsi di Gesù sulla fine dei tempi. Se leggiamo solo le fredde parole, il brano non sembra rassicurante perché presenta l’inevitabile sofferenza nella vita di ogni persona, nessuno escluso. 
Quello che conta, allora, non è fermarsi a considerare le difficoltà, ma gli elementi importanti che il brano suggerisce: lo scorrere del tempo, l’apparenza e la perseveranza. Tanti hanno cercato e vorrebbero conoscere la data della “fine del mondo”: Gesù non entra nella questione del tempo ma ribadisce la verità che ciò che è materia, finirà. 
Quello che colpisce i personaggi del Vangelo sono le belle mura e i doni votivi che ornavano il tempio. Sembriamo noi, che nelle belle cattedrali guardiamo l’oro attaccato ai cornicioni senza considerare la fatica, il sacrificio, il lavoro, la passione e il motivo che ha spinto a realizzare tali grandi opere. 
In merito all’apparenza delle cose Gesù dice: “Non resterà pietra su pietra, tutto passa…”  Il male, simile a pietra dura, a volte,
si camuffa di bellezza e di comodità, ed è di esso che non rimarrà nulla.
Il bene, apparentemente più fragile, resiste al tempo e vince… 
La materia si consuma, le facciate cadono anche se nel mondo le apparenze brillano più della sostanza e spesso anche noi siamo considerati più per quello che gli altri vedono che per la luce che abbiamo dentro. 
Quanta gente vive solo di esteriorità: sembriamo dei palazzi con grandi portoni ma con le stanze del cuore e della intelligenza buie. Se curiamo solo le apparenze, diventiamo ridicoli, perché dove c’è esteriorità spesso non c’è il seme del bene. 
Per essere se stessi, sia nei giorni buoni che cattivi, bisogna vestirsi di pazienza: la tenacia e l’attenzione nel fare le cose sono insieme la giusta combinazione per superare tutte le difficoltà. È la perseveranza nel bene, nella giustizia e nella verità,
che ci garantisce la presenza di Dio nella nostra vita. Gesù ci invita ad avere fiducia: “neanche un capello del vostro capo andrà perduto”.
Sfrutta ogni attimo della tua vita per testimoniare l’amore che Dio ha per te e sii perseverante nel fare bene, il bene.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 21,5-19
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose,
ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Oltre la vita

DOMENICA 10 NOVEMBRE 2019 
XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
VIDEO "OLTRE LA VITA" (clicca qui)
I Sadducei nel Vangelo odierno, interrogano Gesù su chi apparterremo dopo la morte, in verità si chiedevano se ci sarà la risurrezione: non sono sinceri! Aldilà del credo di ognuno,
il dubbio di tanti cristiani e dell’uomo di oggi è sapere cosa accadrà dopo la morte. 
La vita è libera, non si appartiene a nessuno, forse si è legati al bene o al male fatto del nostro vissuto. 
Cicerone, che non subiva certo gli influssi di una mentalità ecclesiastica o di fede imposta, diceva: “La morte non è un tramonto,
che cancella tutto, ma un passaggio, una migrazione e l’inizio di un’altra vita” essa non può finire sotto terra perché ha un “valore” incancellabile. Dobbiamo allora preoccuparci non dell’aldilà, ma del bene da fare di qua. 
“…Io sono la risurrezione e la vita, dice il Signore, … dove sono io, sono anche quelli che mi sono stati affidati”.
Queste parole ci rassicurano.
Questa è risurrezione. È sufficiente credere in questo e vivere di conseguenza: il tuo domani dipende da ciò che fai oggi.
Il diventare parte di coloro che ci hanno amati ed essere ricordati per un bene fatto, è forza che ci farà fare il passaggio oltre la vita, sereni e fiduciosi. 
I nostri defunti, se li amiamo sono nel nostro cuore, nella nostra mente, ovunque siamo noi. Essi muoiono quando li dimentichiamo. Solo Dio non può dimenticare, perché chi ama non dimentica. 
Allora se è vero, come è vero che siamo nella mente e nel cuore di chi ci ha amato, siamo in Cristo per l’eternità: Lui vive in eterno. Se non crediamo, troviamoci qualcuno, qualcosa che dia speranza, senso al nostro vivere. Senza un credo la vita è impossibile.
La morte, dona vita alla risurrezione; diventa quasi una necessità per il nostro vivere “per sempre”.
La semplicità del pensiero di Sant’Agostino ci spiazza: “Non mi curo d’indagare perché non possano credere che un corpo terreno possa esistere in cielo, mentre la terra intera è sospesa sul nulla”.
Curati di assaporare ogni istante di questa vita che ti è stata donata, non sprecarla, vivila nella verità, nella giustizia, nella benevolenza, nella fede: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe" e non è il Dio dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». 
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca 
Lc 20,27-38
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: "Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello". C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe". Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

 

Oltre le tue sicurezze

DOMENICA 3 NOVEMBRE 2019
XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
VIDEO "OLTRE LE TUE SICUREZZE" (clicca qui)

Bellissima la scena di un adulto che diventa bambino: si nasconde per vedere Gesù che a sua volta prima di essere visto, lo vede,
lo stana e si autoinvita a casa sua.
In questa trama c’è il senso della vita cristiana: vedere Gesù, ma è Lui che ci vede in anticipo, ci chiama per nome, entra in confidenza con noi e ci invita a non perdere tempo: “Zaccheo, scendi subito, oggi voglio fermarmi a casa tua”. 
Un uomo, che per gli altri è “piccolo di statura, pubblicano, ricco, disonesto e peccatore, per Gesù è solo Zaccheo. E Zaccheo scende in fretta dall’albero sotto il quale doveva passare Gesù. Follia di un cuore innamorato. Quando si ama e si vuole incontrare l’amato,
il tempo dell’attesa è sempre troppo lungo. Questo sentirsi chiamato per nome, fa di Zaccheo l’unico protagonista che, tra i tanti che lo seguono, riesce a correre dinanzi a Gesù: prima, per poterlo vedere, dopo ritorna di corsa a casa per accoglierlo e per condividere il cibo alla stessa mensa. 
La novità, è nella velocità del tempo di questo incontro cercato ma non previsto nelle conseguenze: infatti tutti e due si compromettono: Gesù, frequentando la sua casa, si fa peccatore, Zaccheo, dinanzi a Gesù, mette in discussione il suo operato; questo incontro gli cambia la vita. “Signore con te ho tutto, non mi interessa più nulla dei beni, ho ritrovato me stesso: dono la metà ai poveri e se ho rubato, rendo il quadruplo”. Non conosciamo il perché di questa restituzione sovrabbondante oltre la giustizia,
ma sappiamo che un cuore felice non conosce misura.
Gesù chiama anche te e si invita a casa tua; scendi dall’albero delle tue false sicurezze su cui ti sei arrampicato, apri presto la porta del tuo cuore, accoglilo con semplicità e anche la tua vita cambierà. Non temere di restituire l’amore, l’amicizia, la pace e la serenità, se le hai rubate. Testimonia la gioia perché Cristo vive con te.
Ogni bene 
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 19,1-10
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Oltre il primo posto

DOMENICA 27 OTTOBRE 2019
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
VIDEO "OLTRE IL PRIMO POSTO" (clicca qui)

Gesù continua oggi il tema sulla preghiera, e vuol trasmetterne il gusto, la bellezza, e la forza ai suoi discepoli. Il tutto è descritto da Luca nei due uomini che salgono al tempio per pregare. È come un quadro da ammirare in ogni sfumatura di colore: già il termine salire è uno staccarsi dalla realtà quotidiana, prendersi del tempo per rivolgersi a Dio, e tutti e due innalzano la loro preghiera, però la soluzione è diversa: uno giustificato, l’altro no. 
La differenza allora non è nel gesto che fanno o nel proposito che hanno, ma nel diverso posto che occupano dinanzi a Dio: uno dinanzi all’altare, al primo posto, pieno di sé, convinto che tutto ciò che fa è bene e si autoesalta. Nella sua coscienza e nella sua mente non ha, spazio libero per far entrare altro: “Signore ho tutto, non ho bisogno di nessuno, pago le tasse del culto, rispetto la legge, aiuto i poveri e non sono neppure come quel peccatore, all’ultimo posto”. A Dio non resta che rispondere: “Bene, figlio mio, grazie, non farmi perdere tempo, avanti un altro”.
L’altro invece, nell’angolo dei vergognosi, non sa dove mettere le mani, i suoi occhi, la sua coscienza: “Signore sono una frana, dammi una dritta, vorrei stare bene ma sono un peccatore.”
Il punto centrale è qui, in questa scena dai doppi colori: uno ostenta quello che crede di avere, l’altro presenta la sua nudità e la voglia di migliorare; uno confida solo in se stesso sentendosi superiore, l’altro con umiltà riconosce i suoi limiti e si affida alla clemenza di chi gli vuole bene. Il primo si era riempito del suo io, l’altro lo svuota per riempirlo della misericordia di Dio.
Per essere grandi bisogna avere il coraggio di riconoscere i propri limiti ringraziando dei pregi; esaltare questi ultimi, nascondendo gli altri, è segno di immaturità, di presunzione, di superbia.
Prenditi tempo per pregare e salire al tempio dello spirito, del silenzio, con umiltà.
I momenti più belli sono quelli che trascorri con Dio tenendo tra le mani le ferite della vita, che Dio ha già curato per te.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,9-14
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Oltre la richiesta

DOMENICA 20 OTTOBRE 2019
XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
VIDEO "OLTRE LA RICHIESTA" (clicca qui)
Il Vangelo ci parla, oggi, sull’importanza della preghiera come esigenza dell’animo umano e sulla necessità della soddisfazione alla richiesta. Luca ci presenta tutto questo in maniera serena e pungente allo stesso momento. Ci descrive come i due personaggi, la richiedente e il giudice, sentono l’importanza l’uno dell’altro nella propria vita: la vedova come fiducia in chi può, il giudice come dovere di risposta. In questo brano c’è il senso, il valore, il come, il perché e la forza della preghiera. Questa è l’avventura della nostra anima con cui ci giochiamo la carezza di Dio. La preghiera è la voce di uno spirito nudo da usare con abbandono, con fiducia ma soprattutto con cuore; la preghiera non è un misto di parole espresse con fanatismo o formalismo religioso, è un riconoscere che non è solo richiesta ma anche gratitudine, lode… è un sentire, con la nostra supplica, che nell’affrontare le prove non siamo soli,
c’è un Dio che non può abbandonarci nelle difficoltà e che con noi cerca soluzioni. “Tu sai cosa desideri, Dio sa cosa ti giova” (Sant’Agostino) . Pregare è sentirsi un fuscello di paglia sull’acqua o un bambino in braccio a sua madre. Sarebbe veramente deleterio se dovessimo credere che pregare sia come pigiare un bottone per avere soluzioni: è offensivo per chi chiede e degradante per chi esaudisce in questo modo. Pregare non è deresponsabilizzarci, ma riuscire a vedere Dio nella nostra vita, nella sicurezza che ci accompagna nei momenti di difficoltà e conosce quello di cui abbiamo bisogno. Ma tutto questo lo crediamo?
Forte la domanda evangelica: ma quando il Signore tornerà, troverà fede?
Ascolta, grida con forza la tua preghiera, ma fa silenzio nell’ascoltare la risposta. Una lacrima, uno sguardo un abbraccio, anche da chi ti è lontano ti dice: io ci sono. Non disperare!
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,1-8
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova,
che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente.
Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Oltre la gratitudine

DOMENICA 13 OTTOBRE 2019
XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
VIDEO "OLTRE LA GRATITUDINE" (clicca qui)

Ti adoro, mio Dio, ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte.
Ti offro le azioni della giornata…

Così iniziava la giornata dei nostri nonni.
È una preghiera che si imparava in casa, si studiava al catechismo e si insegnava vivendola nella quotidianità della vita. 
Oggi si insegna appena a dire grazie ai nostri bambini, ma noi adulti, ne facciamo volentieri a meno. Eppure dire grazie non solo diffonde gioia e aiuta a riconoscere la generosità dell’altro ma è anche uno stile di vita che addolcisce, solidifica un rapporto di amicizia.
Gesù, come leggiamo nel Vangelo di oggi, non pretende il “grazie”, ma si meraviglia che un solo lebbroso su dieci guariti
e per di più straniero, abbia avuto questo sentimento di gratitudine, uno che forse Gesù non avrebbe più incontrato sul suo cammino. 
Tutti i lebbrosi del vangelo avvertono la purificazione prima di arrivare dai sacerdoti che avrebbero ratificato la guarigione,
ma questo straniero, vedendosi guarito prima di entrare nel tempio, torna indietro a ringraziare colui che aveva detto “andate…”
Non è il tempio o i sacerdoti del tempio che ti guariscono, ma ti salva veramente, la fiducia in Colui che ti ama e che Tu ami. 
Il gesto del lebbroso Samaritano, malvisto dai Giudei, è insegnamento di umanità; 
ancora una volta egli si distingue dalla massa e fa notizia positiva. Anche lui con gli altri, camminava a distanza…e insieme chiedevano pietà carichi di speranza, ma lui solo, e lui soltanto, straniero, si stacca dal gregge, si guarda dentro e la richiesta di tutti, diventata solo per lui gratitudine, di conseguenza diventa lode a Dio. È l’uomo che va educato al non scontato; è chiaro che solo l’uomo sereno dentro, riesce a guardare oltre la riconoscenza umana, solo lui avverte nell’altro qualcosa che lui stesso non ha: bontà. 
Ringrazia Dio per il mondo che hai attorno a te, per la vita e le cose belle che hai, ringrazia chi ti ama e chi tu ami e vedrai che ogni rapporto si trasformerà in bellezza e pienezza di vita. Grazie!
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17,11-19
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza
e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo.
Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Oltre il dovere

DOMENICA 6 OTTOBRE 2019
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
VIDEO "OLTRE IL DOVERE" (clicca qui)
Nel Vangelo odierno viene affermata l’importanza di crescere nella fede e il valore del compimento del nostro dovere.
Quanta gente si sente inutile ed è invece quel tassello mancante al mosaico della vita umana, e quanti si credono importanti e non risultano neppure scritti nella pagina del tempo che poi nessuno ricorda.
Gesù vuole far crescere i suoi discepoli da una religione rituale ad una fede viva, da un rapporto fatto di paura e sottomissione ad un rapporto di fiducia, da un legalismo religioso ad una libertà di figli: non più servi ma amici di Dio. 
Inoltre, insegna che fare il proprio dovere non è un di più, ma è un atto di giustizia verso se stessi e verso gli altri.
Il rispetto dei diritti e il compimento dei doveri sono il fondamento di una società sana, essi sono le facce di una stessa moneta. 
La frase degli Apostoli “Signore aumenta la nostra fede” è l’inizio di questo desiderio di crescita, essi percepiscono che il loro modo di pensare, agire è ben lontano dal modo di pensare e di comportarsi di Cristo. Capiscono che la fede non è un dono, ma un cammino interiore da fare verso Qualcuno.
Signore aumenta la fiducia in noi stessi, così possiamo credere di più in te e seguirti con gioia. 
Per formare una società occorrono regole e Gesù vuole insegnarne una fondamentale: è necessario che ognuno compia il proprio dovere, senza sbuffare o recriminare. 
La gratitudine di per sé non è dovuta, ma sorge spontanea da un padrone che instaura un rapporto di fiducia e di rispetto con il servo, che ha compiuto il suo dovere con gioia.
Il Vangelo è stile di vita, è dovere che si sublima in amore, ma se non c’è il rispetto dei ruoli, l’amore è erba recisa che subito dissecca. In questa dimensione, non esiste “padrone” o “servo”, ma complementarietà dinamica di servizi, affinché sia realizzata la giustizia e il rispetto di ognuno.
Gesù padrone severo? Niente affatto; è colui che ci insegna ad andare oltre il dovere: a fare le cose con amore perché solo l’amare non è un obbligo ma un dono meraviglioso, è un gioco a perdere: Dio con noi ha fatto così. Ti ha amato, sapendo di perdere, anche quando gli hai fatto torto.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17,5-10
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Oltre l'abbondanza

DOMENICA 29 SETTEMBRE 2019
XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
VIDEO "OLTRE L'ABBONDANZA" (clicca qui)

La parabola odierna presenta due modi di vivere che si contrappongono fra loro: il lusso e lo spreco del ricco Epulone e Lazzaro, vestito di povertà che chiede da vivere alla porta del suo palazzo.
Povertà e ricchezza: un tema antico, ma presente ancora oggi nella società. Per alcuni, povertà è segno di incapacità organizzativa, di disordine morale, mentre ricchezza è segno di intelligenza, virtù; per altri l’onestà porta alla povertà, la disonestà alla ricchezza. Lettura troppo facile, superficiale e certo non vera. Per comprendere noi il brano odierno, partiamo dall’ultimo versetto del Vangelo: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”.
Non deve essere la malattia o qualche presunto morto che viene dall’aldilà a spingerci a comportarci bene e pensare alla propria coscienza, ma l’ascolto della parola di Dio
e la ricerca del bene comune: questi devono essere i principi per un domani migliore. Il ricco Epulone soffre perché non ha avuto alcun senso di giustizia e di carità verso i bisognosi, ha pensato a lui solo e lui soltanto, Lazzaro, nella sua povertà, chiedeva carità per vivere una vita dignitosa. Questo Vangelo è un invito alla carità. Non è quello che hai che ti rende felice ma un cuore giusto, caritatevole e misericordioso! 
Dio fa fatica ad entrare nel nostro cuore, se non apriamo il nostro agli altri.
“Se non si rispetta la giustizia, cosa sono gli stati se non delle grandi bande di ladri!” (Sant’Agostino) 
Amico mio nella vita, lotta contro ogni atto di ingiustizia specialmente se commesso contro persone che non possono difendersi, ma non fermarti, continua a coltivarla nelle tue piccole azioni: non sarai sicuramente il ricco Epulone, ma comprenderai certo il povero Lazzaro.
Sii nobile nell’animo, lascia ad altri il coltivare l’illusione di poter vivere di rendita, progredire con l’ingiustizia, di ricevere favoritismi senza merito ed a discapito di altri. 
Cerca la giustizia e coltiva la carità! Sii misericordioso per permettere a Dio di essere misericordioso con te. Ricorda che: “Dio perdona tante colpe per una sola opera di Misericordia” (A. Manzoni).
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 16,19-31
In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Oltre la bramosia

DOMENICA 22 SETTEMBRE 2019

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

VIDEO "OLTRE LA BRAMOSIA" (clicca qui)

Il mondo odierno sembra camminare tra due steccati sociali: il mondo dei ricchi e quello dei poveri, in cui uno, con la sua bramosia di potere, si sente felice nella misura in cui riesce a dominare interamente l’altro. L’annuncio odierno del Cristo rovescia questa mentalità sociale basata sulla prevaricazione e l’opportunismo, sottolineando a sua volta l‘esigenza di una educazione responsabile per saper amministrare i beni che abbiamo tra le mani. 

Il messaggio evangelico non è contro il ricco o la ricchezza in sé, ma è contro l’uso sbagliato che si fa della ricchezza e contro chi con essa vuole solo padroneggiare. Quanti beni sono rinchiusi nel nostro cuore, nei nostri armadi, nelle banche

 e non sappiamo amministrarli, senza pensare che il nostro di più, appartiene a chi non ce l’ha e ne ha veramente bisogno?

C’è una grande differenza tra il padroneggiare con le ricchezze e il saper amministrare i beni. Solo questa seconda ci rende persone sociali e di compagnia. Con una buona e onesta amministrazione tutti possono star bene e ce n’è di avanzo. Una relazione fiduciaria produce il bene di tutti. Quanti beni naturali, vanno al macero per legge di mercato e tanta gente muore di fame. Anche noi siamo amministratori dei beni della nostra vita e alla fine dobbiamo rendere conto di come li abbiamo amministrati. 

Chi possiede deve saper ben amministrare e ben condividere. Non è forte chi ha di più, ma chi riesce con ciò che ha a creare più giustizia sociale e più persone amiche. 

Il bene è come l’acqua, scende dall’alto ma penetra dal basso per far crescere le piante, non con la disonestà, ma certo capendo che il bene è il fondamento della vita nella società. L’amore, l’amicizia, la fratellanza, la giustizia si diffondono a livello orizzontale.

Allora amico ascoltiamo il vangelo: “fatevi amici” con tutti quei doni che Dio ha messo nelle tue mani, nel tuo cuore, nella tua mente perché sono poche le persone ricche che riescono a vivere serenamente rispettando gli altri. Il danaro è necessario e potrà comperarti la medicina ma non la salute, ti assicura forse giorni di gioia ma non certo la felicità, la pace. Il danaro è un buon servitore, ma pessimo padrone.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 16,1-13

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:

«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.

L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.

Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.

Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.

Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?

Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Oltre il valore delle cose

DOMENICA 15 SETTEMBRE 2019

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Lc 15,1-32 / 1-10

VIDEO "OLTRE IL VALORE DELLE COSE" (clicca qui)

Il brano del Vangelo di questa domenica non solo ci presenta la misericordia di Dio nella sua pienezza e ancor di più nella sua inesauribile fantasia, ma leggendolo attentamente si entra nel cuore e nella logica di Dio, Padre misericordioso che sovrasta il tempo presente. È un Dio instancabile nel cercare ciò che sente suo, ciò che ama: l’uomo. Egli lo rintraccia se si smarrisce, lo chiama se si allontana, lo perdona se pecca, si preoccupa se non lo vede e lo cerca finché non lo trova.
È un Dio che va oltre la paternità, oltre la giustizia, oltre il limite, oltre il cuore di un uomo. 

Sono tre parabole per tutti, ma in maniera particolare per quelli che si sentono giovani dentro con la libertà di perdersi, o di perdere il meglio che hanno, ma anche con la determinazione a non arrendersi per ritrovare, riprendersi quel nostro “perduto” che appartiene a loro. 

Dio non sta a guardare, Lui partecipa alla gioia del ritrovamento. 

Queste parabole sono inoltre un invito a credere che le cose hanno sempre un valore, ma ce ne accorgiamo solo quando le abbiamo perdute. Apprezza, allora, ciò che ti appartiene, cerca il perduto nel domani e condividilo nella gioia. 

Amico mio, tu sei il domani, esso ti appartiene non perderlo. Il domani ti darà quello che oggi hai perso, devi saperlo cercare.
Il pastore cerca la pecora, la massaia la moneta perduta, tutti cercano qualcosa che era del proprio stato. 

Tu, nella tua famiglia, nella tua amicizia, nel tuo cuore, nella tua vita cosa devi cercare per ritrovare la gioia della condivisione? 

Spazza la camera del tuo cuore, resetta la mente, riordina la vita, solo così troverai quello che ti manca o credevi di aver perduto. La pecorella smarrita non è nel deserto dove sono le altre, ma forse, è all’interno dell’ovile, smarrita, perché non considerata, non apprezzata abbastanza. 

Dona valore alle cose che sono attorno a te, non cercarle lontano, esse ti sono vicino: aspettano soltanto uno sguardo di attenzione, d’amore e di misericordia. 

Quando avrai trovato ciò che cercavi, fa festa con chi ti è vicino!

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 15,1-32

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Oltre ogni incertezza

DOMENICA 8 SETTEMBRE 2019

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
VIDEO "OLTRE OGNI INCERTEZZA" (clicca qui)

Chi ama vuole sempre il bene dell’amato, anche il Signore come un buon padre di famiglia, si preoccupa che i suoi figli, i suoi discepoli vivano sereni; per questo vuole educarli alla autonomia. Una autonomia che è prima di tutto accettarsi con la propria croce e essere consapevoli e responsabili di ogni decisione che si prende. Accettare la propria croce, non è facile, e, credere che proprio attraverso di essa ognuno può tirare fuori il meglio di sé, è ancora più difficile: la croce è faticosa portarla,
sia per l’uomo che per Dio.

Gesù nell’orto degli ulivi ha pregato “allontana da me questo calice”, eppure soltanto accogliendo la croce si vive in pienezza la propria vita. 

Le due scene di quotidianità proposte nel Vangelo odierno, insegnano a non essere superficiali e prima di prendere delle decisioni bisogna riflettere, calcolare, programmare, esaminare le proprie forze. Questo vale per la vita personale, ma soprattutto nelle scelte di fede. Tutte le nostre decisioni debbono essere surrogate da una ponderata conoscenza, da una forte forza di volontà e da una convinta decisionalità, altrimenti basta un alito di vento e si cambia idea, si cambia opinione.

Quante canne al vento, vogliono dirigere la nostra vita! 

Gesù ci vuole persone capaci di affrontare le difficoltà; chi perde fiducia in se stesso diventa schiavo della paura e succube di ciò che gli altri pensano di lui: perde la libertà e la gioia del vivere, perde tutto. L’insicurezza offusca la vista, avvelena la mente. 

Apri la vita agli ideali, la ragione a ciò che potresti fare; essere cristiani vuol dire essere persone che, seguendo gli insegnamenti del Cristo, vivono la propria vita amando se stessi ma soprattutto, sorretti da una fede che non è di convenienza né semplice filosofia, accettando le difficoltà quotidiane con stile di una vita coraggiosa e gioiosa. 

Allora, ringrazia Dio, rispetta la vita tua e altrui, guarda avanti e credi in te stesso: Dio ha fiducia in te!

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 14,25-33

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:

«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.

Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.

Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.

Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.

Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Oltre l'ultimo posto

DOMENICA 1 SETTEMBRE 2019
XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
VIDEO "OLTRE L'ULTIMO POSTO" (clicca qui)

Spesso e volentieri il Vangelo ci appare come un vademecum di un galateo comportamentale e se si mettesse in pratica solo una parte di esso, già ci si troverebbe a metà strada sulla via per amare, seguire e testimoniare Cristo. 
Oggi infatti il Signore nel Vangelo sembra volerci dare una lezione di educazione, in realtà l’insegnamento odierno ci offre molto di più: ci insegna il giusto atteggiamento col quale vivere la nostra vita, l’incontro con l’uomo. 
Luca utilizza proprio la scena di un pranzo per inserire diversi insegnamenti di Gesù, più o meno legati al tema del banchetto.
Anche oggi si parla di pranzo di lavoro, cena di lavoro per discutere e confrontarsi su varie questioni.
Gesù trova l’occasione per parlare di umiltà, di rispetto dell’altro, ma con una ottica particolare; il rispetto dell’altro ha una prospettiva più ampia e include il bene dell’altra persona, il valorizzarlo per ciò che è e non per ciò che ha o perché potrebbe esserci utile. 
Con questa ottica, Gesù ci insegna a stare insieme, a comprenderci reciprocamente, a non fare le cose per riceverne un ringraziamento o un contraccambio. Il dare non deve essere una convenienza, ma un principio primario della formazione della nostra coscienza. Il bene fatto non deve pretendere ricompensa, deve andare oltre, se ne aspetti un tornaconto, non farlo, non sarai mai libero. E non c’è neppure bisogno di chiamare in causa il Vangelo per capire o conoscere queste perle del vivere, basta ricordare episodi della letteratura: il mondo profano ne è pieno. Il Manzoni direbbe a chi fa del bene” Che non s’abbia a vedere che sia carità”. Che bella la saggezza popolare “Fa' male e pensa, fa' bene e dimentica”, scrivi il bene che fai sulla sabbia e il male che hai fatto sulla pietra. 
Vivi questi principi, sarai felice, ti sentirai libero nell'animo e riceverai la ricompensa dei giusti.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 14,1.7-14
Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”.
Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Oltre la porta stretta

DOMENICA 25 AGOSTO 2019
XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

VIDEO "OLTRE LA PORTA STRETTA" (clicca qui)
L’evangelista Luca, in mezzo a tante persone in cammino che seguono Gesù, ci presenta un tale, che, dal modo di esprimersi, si crede sicuro della salvezza e chiede se anche altri lo seguiranno. Gesù ancora una volta ci appare duro nel suo linguaggio, non risponde direttamente al giovane, ma afferma che l’entrare nel regno non è un passaggio automatico, ma un cammino che esige scelta libera, decisa volontà e soprattutto perseveranza finché non si raggiunge la meta.
Nessuno può pensare di essere salvato senza volerlo e senza la comunione con Lui. 
Gesù dice: "Sforzatevi" di entrare per la porta stretta: questa è stretta perché si entra da soli, noi, noi stessi e la nudità della nostra anima. 
Sottolineiamo anche quella scena che Gesù stesso immagina come un dialogo tra noi e Lui: "Non so di dove siete, non vi conosco”,
e noi a giustificarci: ma abbiamo partecipato a tante messe, abbiamo ricevuto tante comunioni… 
Non basta “fare”, quello che conta è “come si fanno le cose”. 
La salvezza non è per quelli che dicono di conoscere Gesù, ma è per coloro che esprimono nella loro vita la sete di ricerca, il dubbio continuo, l’ammirazione della fede degli altri e il rapporto con Lui.
Non è il solo conoscere che ci fa essere amico di una persona, ma il frutto che il rapporto produce… Non ci verrà chiesto solo se abbiamo creduto in Lui, ma se abbiamo amato i fratelli, servito i fratelli, aiutato i fratelli, perché quando si aiuta liberamente e gratuitamente qualcuno a superare una situazione difficile, non è solo aiuto, ma prendere parte alla sofferenza dell’altro. Dobbiamo avere l’umiltà di dire anche noi “ho bisogno dell’altro”. Non è stare in una posizione privilegiata che ci fa entrare nel Regno del Padre, ma il merito delle buone opere. Quanta gente semplice che noi ritenevamo lontana da Dio, occuperà i primi posti, e non perché ha sofferto di più, ma solo perché ha amato di più.
Cammina allora, nella tua vita verso il tuo traguardo e camminando, come Gesù verso la sua meta, testimonia, impara,
perché la vita è così, non si torna indietro per ricominciare sempre da capo, ma si va avanti; inizia ora a costruire passo dopo passo come vuoi il tuo finale.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 13,22-30
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.

Oltre il fuoco

DOMENICA 18 AGOSTO 2019
XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

VIDEO "OLTRE IL FUOCO" (clicca qui)
Un’anima bella, libera la percepisci, la riconosci perché quando le stai vicino avverti un senso di benessere, di pace; questa stessa quiete provi quando sei vicino a Cristo o quando senti di mettere in pratica i suoi insegnamenti. 
Eppure oggi nel Vangelo ascoltiamo da Gesù delle espressioni forti: sono carezze sferzanti che graffiano dentro.
“Pensate che sia venuto a portare la pace? No, vi dico ma la divisione.” 
Questo parlare di Cristo, con la mentalità di oggi abituata all’ipocrisia, crea conflitto, disaccordo.
Accettare la Sua Parola è andare controcorrente, è non accettare l’ambiguità che è dentro di noi, è non accettare di vivere con indifferenza e superficialità.
Il fuoco che lui è venuto a portare è il fuoco del nuovo modo di vivere la vita, di vivere l’amore. Un fuoco che brucia l’egoismo, che brucia le mezze misure, che brucia i privilegi, che brucia le differenze razziali e culturali, che brucia le comodità di quelli che si sono accomodati nel loro fare e non accettano la novità del Vangelo. È un fuoco che brucia il fanatico bigottismo religioso, un fuoco che brucia quelle comode sedie di chi dice “largo agli altri” ma non lascia la sua poltrona, solo si sposta un po’ più avanti.
Fuoco che brucia quell’ignavia che perfino Dante non sa dove collocare e mette nell’anti-inferno coloro che non prendono posizione. 
Amico mio, vivi la vita con forza, vivi la tua vocazione con passione, vivi il tuo domani seminando oggi semi di comunione, di coerenza nella verità e nella giustizia perché ciò che conta non sono i passi che fai, ma le impronte che lasci nel cuore di chi incontri nel tuo andare. Non dire che sei cristiano: sii cristiano.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,49-53
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Oltre il dare: affidare

DOMENICA 11 AGOSTO 2019
XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
VIDEO "OLTRE IL DARE: AFFIDARE" (clicca qui)

La prima parte del Vangelo odierno propone consigli non solo per i cristiani, ma anche per ogni uomo sull’uso del danaro,
sul rapporto con la ricchezza, i beni di questo mondo, il proprio lavoro. 
Le parole di Cristo sono invito a non accumulare, a non vivere possedendo, ma donando; perché quello che Lui, ci da, è molto di più di quello che possiamo lasciare.
Gesù fa capire che chi offre gratuitamente del suo per aiutare chi soffre o vive in ristrettezza economica, ha già trovato il suo tesoro: felicità, pace, serenità. 
Il buon uso dei beni è la consapevolezza che “dove è il tuo tesoro là è il tuo cuore”. 
Il donare liberamente e gratuitamente è segno di un altruismo che oggi sembra essersi atrofizzato.
Un'altra indicazione ci viene proposta nella seconda parte del Vangelo: fare bene il proprio lavoro, non perché si è controllati ma perché si è onesti e si ama ciò che si fa. Il nostro agire deve essere guidato dall’onestà, dalla fedeltà, dalla prudenza e dalla giustizia. 
Ciò che manca oggi è la passione e la fedeltà nel fare le cose. 
Non si vuol comprendere che il fare per dovere pesa il doppio, il fare con amore è leggero e la correttezza nel fare è ricchezza per la vita.
Beato chi compie il suo dovere bene e stimola anche gli altri, riceverà la giusta ricompensa. È un insegnamento di Gesù che è andato fuori moda in quanto oggi si ricompensa più l’apparenza che il merito, permettendo che la piaga delle raccomandazioni dilaghi e porti ingiustizia nella società. 
Infine Gesù gioca sul “dare” e “affidare”. Ha dato a te per l’oggi, ma ha anche affidato a te per il domani. A te il compito di bene amministrare per te, per la tua famiglia, per coloro che ami, per la società affinché il domani sia migliore del tuo oggi. 
Amico mio, ti sei mai soffermato a pensare su ciò che ti è stato dato e ciò che ti è stato affidato?
La ricompensa migliore al tuo agire è quando qualcuno ti dice, tu sei la mia felicità.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,32-48
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa.
Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Oltre il danaro

DOMENICA 4 AGOSTO 2019
XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
VIDEO "OLTRE IL DANARO" (clicca qui)
In un ambiente culturale dove si pensava la ricchezza benedizione e il ricco colui che era benedetto da Dio, e il povero maledetto, Gesù ribalta il concetto. Non entra nella questione di eredità tra fratelli, ma insegna qual è la vera ricchezza. Un uomo non vale per quello che ha ma per quello che è. Detto questo noi vogliamo soffermarci su alcuni principi: lavoro, guadagno, giusta ricchezza.
Il primo è un diritto, il secondo una conseguenza, il terzo frutto di intelligenza. 
Il problema del Vangelo odierno, è attuale ogni qualvolta qualcuno lascia indivisa la sua eredità. L’eredità un bene che si riceve e per il quale non si è fatto nulla o poco più di nulla per meritarsela. È una donazione da parte di chi lascia questo mondo eppure ci sembra dovuto: esplode in noi il desiderio di accaparrarsi tutto e per questo si litiga, ci si odia, si rompono relazioni, si interrompe il dialogo tra fratelli, si uccide… 
Certo la sicurezza economica è uno dei bisogni fondamentali del vivere umano e Gesù non giudica la vera e giusta ricchezza frutto del lavoro, ma condanna l’oziosità, che imprigiona l’uomo nell’avidità, il vivere di rendita che produce una falsa serenità di vita e il credere che il danaro sia potere, che toglie la possibilità di essere libero. 
“…anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”.
Con queste parole, Gesù ci insegna a non farci dominare dalla cupidigia, dalla ricerca sfrenata dei beni materiali, ma indica nella vita stessa il nostro bene più prezioso da far fruttificare con i tesori dinanzi a Dio, che altro non sono se non le nostre opere buone.
È un vero peccato non far produrre il danaro; esso serve a far star bene non solo se stessi, ma anche l’altro.
Amico mio se il danaro ti fa dimenticare la tua persona, se ti fa trascurare l’essere ciò che sei, se ti fa ignorare i bisogni dei fratelli, allora hai cercato una falsa sicurezza. 
A che serve guadagnare il mondo intero se poi si perde la felicità, si perdono i rapporti umani, si perde la serenità, si perde la voglia di vivere? 
Lavora affinché il tuo cuore, la tua mente, la tua gioia siano ricche, ma non diventare avaro, la vera ricchezza nasce dal piacere di donare.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,13-21
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Oltre la quotidianità

DOMENICA 28 LUGLIO 2019
XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
VIDEO "OLTRE LA QUOTIDIANITA' " (clicca qui)
Per approfondire, vedi omelia da scaricare in fondo (Dokument anzeigen)

“Signore insegnaci a pregare” è questa la domanda che fanno gli Apostoli a Gesù.
Il pregare è un dialogare, è un esternare a Dio il nostro intimo.
La preghiera è il respiro di una anima che ama.
Questo desiderio nasce negli apostoli guardando Gesù che spesso si ritira per pregare, e perché vedono che gli apostoli di Giovanni pregano: così chiedono: Signore insegnaci a pregare come fanno i discepoli di Giovanni….
Non sappiamo se Gesù insegna a pregare come fanno gli altri, certo è che consegna loro il “Padre nostro” e poi narra un episodio sulla importanza e l’efficacia della preghiera stessa. Lascia ai suoi di capire, di vivere, di sperimentare la forza della preghiera, ognuno con i suoi tempi. Fatto è che quando Gesù chiede loro di pregare per Lui… si addormentano.
Dicevamo che Gesù suggerisce la preghiera del “Padre nostro”. Una preghiera di fiducia, di richiesta, di necessità quasi ad indicare che non si prega per riempire un vuoto del tempo, ma perché si vuol condividere il vuoto. La preghiera non è una formula tocca sana ma è partecipazione, vita. Non sono le parole che contano, ma lo spirito, la tua anima, il tuo sentimento.
Gesù con il “Padre nostro” suggerisce delle parole da vivere, un’idea di universalità, un sentirsi insieme a tanti fratelli che camminano verso la stessa meta.
Padre nostro … Dacci il nostro pane quotidiano, bellissima questa espressione: dacci “il nostro”, dacci ciò che ci appartiene ogni giorno, il pane quotidiano, un pane che è amicizia, rispetto, dignità, amore… non vogliamo accumulare.
Certi valori non si accumulano, ma si condividono, si vivono ogni giorno, quotidianamente, nella dose giusta.
Chiediamo di essere noi stessi pane per quanti amiamo, e di avere sempre il quotidiano con noi.
Chiedi ora…Chiudi gli occhi, apri la finestra della tua mente sul mondo e fa scendere nel tuo cuore, attraverso la porta della intelligenza, la quotidianità di Dio:
"Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione"».
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,1-13
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
"Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione"».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

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Oltre la competizione

DOMENICA 21 LUGLIO 2019

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

VIDEO "OLTRE LA COMPETIZIONE" (clicca qui)
Per approfondire, vede omelia da scaricare in fondo (Dokument anzeigen)

Marta e Maria, due sorelle, due modi di affrontare il quotidiano e impostare la propria vita in maniera diversa. Se il fare insieme diventa competizione e non è complementarietà, la serenità scompare, non si conoscono più i limiti del nostro agire e quel che è peggio non siamo più capaci di essere obiettivi sia nell’apprezzare il nostro lavoro che appare imperfetto, sia nel valutare quello che fanno gli altri. Il Vangelo descrive il comportamento delle due donne. Marta, mancando l’uomo a cui competevano certi impegni, si prende l’onere e l’onore di fare gli onori di casa e vuol sentirsi padrona assoluta della situazione nel gestire spazi, tempi e comportamenti.

Questo brano va aldilà dell’interpretazione che ci fa leggere in esso la proposta dei due stili di vita: quella contemplativa e quella attiva; credo invece voglia indicare la strada del dare valore agli impegni che ognuno sceglie senza sentirci in competizione gli uni gli altri, ogni impegno è complementare all’altro, ognuno nel suo ruolo. Importante è comprendere che “il dovere del fare”, non tolga “la gioia al fare”. 

Quando ti sembra che l’orto del vicino ha l’erba più verde della tua, nasce la gelosia. La ragione cede il passo all’intolleranza e ci si arroga anche l’autorità di rimproverare Gesù, che ha dato a Maria la possibilità di fare un’altra scelta: È “mia sorella”, ordinale che venga da me ad aiutarmi. 

Quando si è insoddisfatti del proprio vivere, non si ha lucidità di mente e si cercano colpevoli alle proprie delusioni.

Maria, con il suo atteggiamento, esce fuori da uno schema tradizionale per proporre una emancipazione seria fatta di ascolto, conoscenza, dialogo, condivisione. 

Quando la liberta è frutto di un cammino desiderato e cercato, conquistata passo dopo passo, nessuno la potrà togliere.

Maria non ha scelto solo la parte migliore, ma per scegliere ha dovuto riordinare la sua classifica di valori e priorità e così ha scoperto un modo diverso di relazionarsi con Dio.

Per ascoltare Dio che ci parla bisogna stare in atteggiamento di ascolto, di apertura del cuore. Pensiamo alle nostre visite in chiesa, parliamo, chiediamo, raccomandiamo, diamo consigli a Dio dicendo come dovrebbe comportarsi. Andiamo poi via senza avere dato a Dio il tempo di risponderci. 

Amico mio, una cosa sola è importante, tu ti agiti troppo e per cose scontate. Affina il tuo sguardo, silenzia i tuo affanni, apriti all’ascolto e scegli la parte migliore!

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 10,38-42

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.

Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.

Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

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Oltre il "passare oltre"

DOMENICA 14 LUGLIO 2019

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

VIDEO "OLTRE IL PASSARE OLTRE" (clicca qui)
Per approfondire, vedi omelia  da scaricare in fondo (Dokument anzeigen)

Questa del buon Samaritano, è una delle parabole più belle, più vive del Vangelo: le sue parole vanno ascoltate e vissute prima nella mente poi nel cuore e poi testimoniate nella vita.

Tra le riflessioni che essa suscita, c’è quel “passare oltre”, che martella la mente ed il cuore perché quel sacerdote, quel levita che, per vivere concretamente il loro credo, avrebbero dovuto provvedere ai bisogni urgenti del malcapitato della strada, invece, vanno oltre; essi vedono, ma non si fermano;
guardano, ma non vogliono fare il da fare. E poi c’è il verbo importante per Gesù: fare, cioè il concretizzare con le opere le sue parole: il dottore della legge chiede che debbo fare, Gesù dice:“fa’ questo e vivrai” ed infine:“va' e fa' anche tu lo stesso”.  

I due passanti vivevano dell’osservanza di un culto freddo, senza vita. Il problema peggiore è che il giorno dopo, quelli ritornano a compiere tranquilli, il loro culto, a quel Dio che il giorno prima, avevano lasciato steso a terra, mezzo morto, sulla strada. Assurdità della coscienza!

In questo contesto la domanda del dottore della legge e la sua stessa risposta alla contro-domanda di Gesù mostra che sappiamo a memoria tutte le formule del catechismo e forse le abbiamo praticate esteriormente sin da bambini, ma siamo molto lontani dal viverle. Oggi vogliamo “un bignami” della felicità, cioè avere norme facili da osservare, per raggiungere subito il finale: la vita eterna. Ci diamo lo scambio della pace, tra i banchi nelle chiese, ma non ci conosciamo nel rispetto sulle strade della vita. La parabola del Vangelo è molto chiara, essa risponde a due bisogni fondamentali: quello di amare e di essere amati. È il principio del servizio dell’amore! Un servizio d’amore che non si preoccupa della crescita, dei desideri e dei bisogni dell’altro, non condurrà alla pienezza né propria, né altrui. 

Allora rileggi la parabola, immaginala nel tuo quartiere, dipingila con i tuoi reali personaggi; l’altro diventa tuo fratello: supera le differenze culturali, religiose e sociali, vivi di gratitudine perché se tu ci sei, è perché l’altro è là di fronte a te. Non vivere di esteriorità, di parole vuote. L’altro esiste perché tu, io noi, incontrandolo possiamo meglio conoscere noi stessi. Solo grazie all’altro, la tua vita è.

Guarda il samaritano, l’uomo che prende tempo dal suo tempo e si ferma a curare, abbracciare, il suo nemico: “Va' e anche tu fa' lo stesso”.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 10,25-37

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?».
Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

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Oltre la chiamata

DOMENICA 7 LUGLIO 2019
XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
VIDEO "OLTRE LA CHIAMATA" (clicca qui)
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Anche questa Domenica, Gesù ci dà una lezione comportamentale per un buon vivere sociale. Il Vangelo deve incarnarsi nella vita quotidiana altrimenti sono solo inutili parole. Per governare occorrono saggezza, passione, onestà conoscenza e… tante idee, un progetto, saper calcolare i pericoli, difficoltà, guardare le esigenze, i bisogni, programma e tanto ancora e, quando … tutto sembra pronto, mancano operai.
Nella gioventù vivevo questo brano del Vangelo come richiesta di vocazioni perché grande era il campo ma pochi gli operai.
Poi nell’età adulta si intensificavano le preghiere perché le forze venivano a mancare e si credeva che tutto dipendeva da noi, ora nella tarda età in una confusione di valori, la preghiera è più calma, più fiduciosa… si comprende che la richiesta deve essere diversa: Signore donaci vocazioni, ma aiutaci a saper qualificare il servizio e a dividere bene il lavoro. Aiutaci ad essere propositivi,
senza essere superficiali, non ci hai mandato per lamentarci sulle cose che vanno male, ma, nonostante tutto, per annunciare la tua parola, il tuo vangelo. Allora il tutto appare più chiaro. Lo stesso brano ci offre delle norme che definirei quasi un Galateo; le parole di Gesù, sono un vademecum comportamentale
La Chiesa o è missione o dà le dimissioni. Questo è l’anima della Chiesa e di chi vuole vivere dentro di essa. E il Signore con una serie di verbi ci mostra come questa missione può essere vissuta pur se nella nostra debolezza:
Pregate: è il dialogo con Dio che ci rende responsabili.
Andate: la preghiera vera diventa azione, perché si ha forza per concretizzare ciò che chiediamo.
Entrate: Entrare nei problemi della gente, sentire il profumo dell’ovile.
Dite: annunciare il Vangelo con coraggio e libertà, testimoniare la speranza che è in noi
Restate: la presenza è disponibilità, è servizio, è amore. Non fuggire dai problemi.
Curate: servire aiutando gli altri a progredire, essere persone attive nella comunità.
Partite: portare il necessario e non il superfluo. Il superfluo spegne la fantasia e la creatività nelle comunità ecclesiali. Non preoccuparti se non avrai il plauso della gente, ma rallegrarti delle cose buone che fai, perché il tuo nome è scritto nel libro della vita e nella mente e nel cuore di chi ti ama: Dio.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,1-12.17-20
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

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Oltre la scelta

DOMENICA 30 GIUGNO 2019

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

VIDEO "OLTRE LA SCELTA" (clicca qui)

Per approfondire, vedi omelia da scaricare in fondo
Ancora una pagina di Vangelo che diventa quadro, i colori sono significati, le sfumature riflessioni, le persone parole. Allora troviamo: un Gesù determinato, gli Apostoli che si improvvisano giustizieri, e poi come scegliere per essere felici e per seguire Gesù. Nel Vangelo leggiamo: Gesù prende “la ferma decisione” di andare a Gerusalemme. È il suo obiettivo e non cambia idea pur dovendo fare altra strada per il rifiuto dei Samaritani. In una società dove mancano idee, programmi concreti, questa determinazione di Gesù appare fuori tempo. Se in una società, famiglia non c’è chiarezza di principi, di valori, si vive nel caos. Ecco perché Gesù a chi vuol seguirlo o vuol fare delle scelte, oggi come allora, offre dei suggerimenti.

- Quando si fanno delle scelte non bisogna lasciarsi condizionare dalla comodità. 

- Non si può vivere bene il presente se siamo legati ad un passato già morto. 

- Guardare avanti con forza senza rimpianti, sapendo che la strada non è facile. 

Ognuno di noi per vivere in pienezza deve sentirsi attratto dall’obiettivo che ha scelto e camminare verso quello con decisione e non sentirsi spinto da altri per raggiungerlo. Oggi, nelle nostre scelte, manchiamo di convinzione, passione, amore. Siamo trascinati dalla corrente della comodità, del “fan tutti cosi”, dal “ma che male c’è”, dalla superficialità, dal guadagno facile.

Ogni scelta comporta delle rinunce e più le rinunce sono diverse e di valore più convinta è la decisione che si prende. Tu, che obiettivi hai e a cosa stai rinunciando perché la tua scelta decisionale porti ad una piena felicità nella tua vita, nella tua famiglia?

Una fede o una religione, un’abitudine di vita che non ti lascia libero di scegliere, di rinunciare e perfino di sbagliare è regime.

Quanti tentennamenti abbiamo nelle nostre scelte. Questo vale non solo per la nostra fede, ma anche nella nostra vita privata. 

A quanti rattoppi improvvisati dobbiamo ricorrere per risanare scelte affrettate.

Fermati un attimo. Guardati intorno, rinnova oggi la tua scelta. Se metti mano all’aratro, traccia il tuo solco nuovo e va avanti con grinta incontro al tuo domani, non vivere di nostalgie. Dio da te non vuole altro: che tu faccia bene ciò che già stai facendo nella giustizia. Ricorda che la vera felicità è nel sentirsi realizzato.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 9,51-62

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.

Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».

A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».

Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio»

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Date voi stessi da mangiare

DOMENICA 23 GIUGNO 2019

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO - ANNO C
VIDEO "DATE VOI STESSI DA MANGIARE" (clicca qui)

Per approfondire, vedi omelia da scaricare in fondo

La descrizione della moltiplicazione dei pani e dei pesci del Vangelo odierno, è un bel quadro ricco di particolari: il giorno che declina, la preoccupazione degli Apostoli, la gente che ha fame, la mancanza di viveri nei paesi vicini, mancanza di danaro, tanta gente, un luogo ameno, pianeggiante. Situazioni di ieri e di oggi della nostra gente. Il problema si aggrava perché arriva il buio della notte, il buio della vita.
Alla stanchezza dell’oggi si aggiunge l’incertezza del domani. 

Gli Apostoli vedono, ma non trovano soluzione, campeggia la frase di Gesù: “date voi stessi da mangiare”, siate voi la soluzione ai bisogni della gente. Maestro abbiamo a disposizione solo 5 pani e due pesci… Gesù apprezza la disponibilità e agisce, fateli sedere, prende il pane, benedice, fa distribuire e ci fu l’abbondanza.

Lui sa che la gente è lì per Lui e non può mandarli via con un invito a cercarsi del pane: non sarebbe un padre, non sarebbe un maestro. Amico mio tu ci sei perché un altro ti ha voluto, vivi il senso della gratitudine. Alla Chiesa e alle cariche istituzionali manca a volte la convinzione che si è stati scelti per svolgere un compito e non per soddisfare i propri interessi.
L’altro non ci chiede l’impossibile, ma il necessario per vivere.

Gli Apostoli non sono ancora abbastanza semplici, non sono LIBERI DI AGIRE, e vorrebbero allontanare il problema.  

Gesù ci dice: siate lievito nella farina, siate sale, siate poco e diventerete molto …

Se metteremo l’altro al centro della nostra vita, se ci doneremo con amore e semplicità e senza doppi fini, ci sarà sempre l’abbondanza. L’amore di Dio non è mai inferiore alle nostre richieste. 

Gesù ci lascia il “vero pane”, dono gratuito per noi. In questa realtà la festa del Corpus Domini diventa la festa della paternità di Dio: un Padre che ci dona l’Eucarestia per affrontare le difficoltà della nostra vita. 

Noi siamo il “fatto” di Dio, noi siamo quei cinque pani e due pesci che nelle mani di Dio diventano cibo, forza e il di più per l’umanità. Dobbiamo essere pronti a “farci masticare” per essere cibo e passione.

La semplicità del vivere unito al sostentamento del Corpo di Cristo è il cibo che dura per l’eternità. 

Vivi la tua Eucaristia e cibati della Eucarestia, pane di vita, entusiasmo del nostro oggi ma soprattutto vigore del nostro domani.

Metti la tua vita nelle mani di Dio e sarai “pane” di Dio per ogni uomo.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 9,11b-17

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».

Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.

Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.

Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

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Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo ...

DOMENICA 16 GIUGNO 2019

SANTISSIMA TRINITÁ- ANNO C

VIDEO "TRINITÀ" (clicca qui)

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La solennità della Trinità non è un cercare di entrare nel mistero dell’esistenza di una sola unità divina e tre persone distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo, ma è una spinta a vivere questo mistero come festa dell’amore che vive e si comunica. Studiosi, filosofi, Padri della Chiesa tanti hanno cercato di capire il mistero, ma alla fine è … misterioso ma non contrario alla ragione.

Le stesse parole di Gesù “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”, ci invitano a non perderci in freddi ragionamenti lontani dall’esperienza quotidiana, ma altresì ci spingono ad accogliere il mistero delle tre Persone come segno di amore che si fa dono: l’amore tra Padre e Figlio e tra Figlio verso il Padre, diventa forza vitale: lo Spirito Santo. Le parole di Gesù inoltre ci insegnano che nella vita il tempo dell’apprendimento non è tutto e subito, ma in progressione e secondo le nostre capacità; certo la mente farà fatica a capire ma per il cuore che usa il linguaggio di Dio: l’amore, tutto è più facile. Ricordiamo l’antico motto della vecchietta che non voleva mai morire perché c’era sempre da imparare. Nella vita solo lo stolto crede di sapere tutto.

La Trinità non è una somma di persone, ma una pienezza di vita, una triade di Persone che nella diversità vivono l’una per l’altra: in altre parole è una diversità che forma una vera unità.

Nelle nostre relazioni Dio ci insegna che una relazione senza l’amore gratuito è inumana, se non ci si vuole bene, non ci si accoglie nelle nostre diversità, si tradisce Dio.

L’amore si sente, si vive, si realizza, non si studia. 

In un mondo che pretende di controllare e soffocare le emozioni ed i sentimenti per inseguire un proprio tornaconto, siamo chiamati ad evitare malignità, rancore, faziosità, incomprensione. 

L’amore di Dio è già stato riservato nel tuo cuore tramite lo Spirito Santo e ti ha reso capace di vivere la gratuità dell’amore nella tua famiglia e dove sei chiamato ad operare. Non imprigionare l’altro nelle tue insicurezze affettive per farlo come “tu lo vuoi”, ma accoglilo, rispettalo nella sua diversità e bellezza così la tua fede sarà efficace, la tua speranza sicura e la tua carità feconda.

Vivi per amare, per essere amato e testimoniare l’amore: questa è la prova che tu vivi e credi nella Trinità.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 16,12-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.

Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà»

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Apparvero lingue come di fuoco...

DOMENICA 9 GIUGNO 2019
DOMENICA DI PENTECOSTE - ANNO C
VIDEO "APPARVERO LINGUE COME DI FUOCO" (clicca qui)
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Quasi tutte le feste liturgiche trovano origine nelle tappe della vita contadina o nomade: la Pentecoste era la festa di ringraziamento per il raccolto e per ricordare il dono della legge data da Dio a Mosè sul monte Sinai. Così il raccolto si trasforma in gratitudine e il ringraziare diventa festa. Questo il senso della nostra vita: ringraziare con gioia. La festa delle Pentecoste richiamava in Gerusalemme nazionalità diverse. Anche gli Apostoli, dopo che si erano dispersi quel Venerdì, si ritrovano chiusi nello stesso luogo. Fatto è che “mentre erano tutti insieme, un gran fragore riempi la casa dove si trovavano”: Un vento impetuoso travolge ogni cosa e la paura si fa coraggio, lo spavento diventa audacia, il chiuso si apre, le tenebre diventano luce, la saggezza si riempie di passione.
È la Chiesa; è la comunità riunita che esce fuori e torna coraggiosa sulla strada tra le altre genti. Lo straniero diventa familiare, la lingua motivo di unione e non divisione come a Babele, gli sconosciuti diventano popolo e ancora una volta Cristo si fa trovare da ciascuno nella propria lingua. Il fuoco dello Spirito è adesso negli Apostoli prima chiusi, ma ora liberi lungo le strade pronti a farsi voce dell’annuncio trascinati dall’impeto e dalla forza della testimonianza.
È ancora la forza di quel fuoco che arde ma non brucia, che spinge alla curiosità ma che attira per una missione e conquista per un cambiamento: noi faremo Pentecoste quando prenderemo coscienza dei nostri pregi e limiti, quando sapremo riappropriarci della nostra missione, sapremo vitalizzare il nostro ruolo nell’agire e riscoprire la nostra appartenenza. Essere una Chiesa in uscita …
Pentecoste: è antidoto alle nostre paure, è conferma di una coscienza formata che ci fa cambiare la relazione con Dio: il credente non è più colui che esegue i comandi, ma colui che è attratto a testimoniare la somiglianza del Padre.
Allora, suscita meraviglia con il tuo sorriso, con la tua parola, con il tuo entusiasmo, riconosci le grandi opere di Dio e ringrazia le persone che sono accanto a te e ringrazia Dio dei doni che hai ricevuto.
Lo Spirito conferma, custodisce, protegge tutti i tuoi doni.
Non tenerli per te: essi sono come i profumi: non ne senti l'odore se non si diffondono.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,15-16.23b-26
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia …

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Si staccò da loro...

DOMENICA 2 GIUGNO 2019
VII DOMENICA DI PASQUA – ASCENSIONE DEL SIGNORE - ANNO C
VIDEO "SI STACCÒ DA LORO" (clicca qui)
Per approfondire, vedi omelia da scaricare in fondo (Dokument anzeigen)
Diverse sono le riflessioni che suscita questo brano del Vangelo di Luca. Ogni uomo, che oggi calpesta le strade di questo mondo, non può sentirsi estraneo alle conseguenze di quanto si legge: così sta scritto: anche il Cristo figlio di Dio diventato uomo, affronterà la sofferenza che la vita comporta. Questo è il nucleo del messaggio evangelico che bisogna annunciare senza sconto e senza travisarlo, ed inoltre, quasi non bastasse, nel nome di Cristo bisogna annunciare la conversione e il perdono dei peccati.
Un mandato che non è una scelta, ma un compito che ci viene dato, affidato, rafforzato con il segno della benedizione: tu non puoi essere padre, madre, persona giusta, pienamente cristiano quando te la senti o quando ti fa comodo.
Il tuo essere cristiano ti costringe ad essere testimone in ogni situazione, anche in quelle scomode in cui è più comodo fare finta di niente e passare oltre. Il peggior peccato verso i nostri simili, non è odiarli, ma essere indifferenti. Chi non denuncia il male è complice!
La benedizione che il Signore ci dona è sì, segno di benevolenza, ma anche un trasmettere la Sua eredità, che è unita a questo messaggio: annunciare e testimoniare questo nuovo stile di vita per sentirsi parte viva di una comunità in cammino.
A conclusione del brano, Gesù dice: non vi lascio soli, non abbiate paura qualcuno verrà a darvi forza.
Queste sono parole premurose, di chi sta andando via, e richiama i suoi alla solidarietà, per tenere saldo qualcosa che sembra si stia disgregando. Gesù ha fiducia nella forza dello Spirito, ma è incerto sulle nostre scelte. Per questo saremo rivestiti di un abito nuovo, non più foglie di fico per coprire le nudità, ma un abito nuovo che sarà forza e vigore, “potenza dall’alto”. Gli Apostoli in quel momento di distacco, ascoltano, e se anche gioiosi rimandano l’adesione a Cristo e ritornano nel tempio dove vivevano i sacerdoti che avevano condannato Gesù.
Non cadere nel pessimismo e nell’indifferenza, abbi fiducia e sarai capace di ascoltare le esigenze dell'altro, prima di soddisfare i tuoi bisogni. Non rimanere con lo sguardo rivolto a terra, alza gli occhi, guarda in alto, credi, e va verso l’alto anche tu.
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 24,46-53
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

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Oltre la dimora

DOMENICA 26 MAGGIO 2019
VI DOMENICA DI PASQUA – ANNO C
VIDEO "OLTRE LA DIMORA" (clicca qui)
Per approfondire, vedi omelia da scaricare in fondo (Dokument anzeigen)
In queste domeniche di Pasqua, Gesù con le sue parole vuole portare i discepoli a nuovi comportamenti, lontano dalla abitudinarietà. Domenica scorsa ci siamo soffermati sulla frase “amatevi come io vi ho amato” sottolineando il “come”, quasi a farci comprendere che amare come Cristo, è uscire dagli schemi umani, è andare oltre a ciò che l’altro può dare.
Oggi ci soffermiamo su un altro aspetto, quasi un secondo gradino di questo nuovo cammino: non solo ci dice che le sue parole sono anche quelle del Padre, ma aggiunge, “se mi ami, osserva...”
Se si ama l’altro non gli si manca di rispetto, si osservano le regole, lo si mette al centro della nostra vita. Questo amare e rispettare sono il fondamento di un’altra novità: prendere dimora: vivere la comunione nell’amore!
Non si ama se non si ha il desiderio di stare con l’amato; e poiché è Lui che ci ama, uscendo dalla tenda del tempio dove lo avevamo relegato, entra nella nostra vita. Allora, la dimora non è soltanto il luogo dove abitiamo, ma è in noi stessi, dov’è il nostro intimo; ed è lì che Dio si rivela, nella sua pienezza umana e divina, con la sofferenza e con la sua gloria. La dimora diventa espressione del rifugio, della protezione, della porta sempre aperta, il luogo dell’incontro.
Prendere coscienza di questa realtà e vivere serenamente è volere il bene di chi amiamo, anche se a volte le sue scelte, diverse dalle nostre, ci deludono. Come è difficile per noi, così individualisti, non poter imporre, controllare e guidare la felicità, la vita dell’altro.
Prendere dimora è percepire che si convive con un Padre misericordioso, dove ognuno è ugualmente libero di andare, di uscire, di tornare, di sentirsi ascoltato, accolto, di sbagliare e di essere perdonato, di essere amato e di ricambiare l’amore.
Anche Dio si sente libero in te.
Cristo, che per tutti era stato annoverato fra i ladroni ora, vincente, cammina con i tuoi passi, accarezza con le tue mani, incontra l’altro con il tuo sguardo.
Amico mio, guarda con gli occhi di Dio e anche quelli di chi ti sta accanto traspireranno pace. “Non sia turbato il tuo cuore e non avere timore…”.
Accogli la sua pace, accogli lo Spirito della vita vera che prende dimora in te…e ama. Il Signore fa splendere su di te il Suo volto!
Ogni bene
don

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,23-29
In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

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Oltre l'egoismo

DOMENICA 19 MAGGIO 2019

V DOMENICA DI PASQUA – ANNO C

VIDEO "OLTRE L'EGOISMO" (clicca qui)

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Il Vangelo odierno si apre con Giuda che esce di scena: di lui non conosciamo la chiamata, ma sappiamo che fa parte del gruppo degli Apostoli anche se non si è mai sentito propositivo e uno di loro, anzi sempre contrario e solitario. Ha lasciato che il Maestro gli lavasse i piedi pur rimanendo nei suoi propositi. Lui vive i suoi sogni di cambiamento con i suoi motivi ma non è in sintonia né con il gruppo né con Gesù. Questo atteggiamento è spesso visibile nelle nostre comunità, nelle nostre famiglie, nei nostri rapporti. La società odierna è piena di tanti Don Abbondio che giustificano se stessi, accusando gli altri: l’incoerenza produce gente che crea problemi e non aiuta a risolverli. 

Con l’uscita di scena di Giuda, Gesù avverte la fragilità dei Dodici. E, nel termine “figlioli”, affida la sua paternità alle responsabilità di figli. 

Non è il Maestro a parlare in questo modo, ma il cuore di un uomo che è diventato il cuore di Dio, o meglio ancora il cuore di Dio che sente la passione e la sofferenza come il cuore dell’uomo. Gesù si accorge che occorre fare, dire qualcosa di lapidario che lasci un segno, che dia una svolta, che dia coraggio; ed ecco ilcomandamento nuovo: nuovo non perché novità, ma perché ultimo, dopo non ce ne saranno più. 

“Amatevi gli uni gli altri”! Nella logica del Vangelo, l’amore è una necessità, il fondamento per essere se stessi, perché è il segno di riconoscimento dell’uomo: è forza per vivere nella concordia, nella pace, nella giustizia. 

Gesù si preoccupa per l’uomo di tutti i tempi per questo dà un incoraggiamento dice: non sentitevi soli, amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato. Quel “come”, che è collante, ci innalza alla capacità di amare “come” Dio, che vuol dire dare la vita per l’altro, sacrificarsi con l’altro per dargli una vita felice. Amare non è un adattare l’amato a me, ma io adattarmi a lui.

Come Gesù accetta e accoglie ognuno di noi, così dobbiamo fare noi.

Nell’amore non si può amare uno e non tendere la mano ad un altro. Per imparare ad amare bisogna sentirsi amati, solo così avremo la capacità di amare e camminare nella fantasia degli amori diversificati. L’amore è gentilezza del cuore, arte della mente, stile di vita. Tu sei cristiano non perché preghi, fai grandi cose, perché sei saggio, questo lo fanno anche i gentili, tu lo sei perché ami “come” Cristo ha amato. 

Allora fatti amare, togli le croste dell’antipatia, della gelosia, del rancore, dell’invidia e dell’egoismo e tendi la mano, l’altro ti aspetta già.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 13,31-33a.34-35

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.

Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

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Oltre l'ascolto

DOMENICA 12 MAGGIO 2019

IV DOMENICA DI PASQUA – ANNO C

VIDEO "OLTRE L'ASCOLTO" (clicca qui)
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Breve il Vangelo di questa domenica, ma non per questo privo di forza e di insegnamenti da testimoniare. L’immagine del Buon Pastore con il suo gregge, oggi quasi lontana dalla nostra realtà, ci richiama il nostro ruolo, il nostro essere della società. L’unione e l’accettazione reciproca della nostra presenza fa sperare in una realtà più umana e vivibile. Insieme siamo petali di un fiore: esso è delicato e forte, sottile e resistente, flessibile e fragile, e, se un petalo si stacca, tutto il fiore perde la sua geometrica pienezza. Il Vangelo odierno, con i suoi verbi, ci offre suggerimenti su come vivere bene insieme e mostrare contemporaneamente la bellezza di questa società umana dove invece sembra regnare la superbia e l’egoismo: ASCOLTARE, SEGUIRE, SENTIRSI AMATI.

Ascoltare, è fare silenzio per permettere all’altro di parlare, di esprimersi liberamente. Oggi non si parla, non si ascolta, oggi si grida, si urla, ci si vuol imporre con la voce più che con le idee. Una società che urla, non sa amare, perché l’amore è fatto di silenzi.

Con l’ascolto nasce il pensare, quindi una scelta, di conseguenza una sequela. Seguire è fidarsi, è perdersi nell’altro e per l’altro e, nello stesso momento sentirsi trasparenti e liberi l’uno nell’altro. Seguire è far parte dello stesso fiore, è sentire la stessa voce nel silenzio e lo stesso amore nella vita da dare agli altri. Seguire è camminare in maniera autonoma sulla stessa strada di chi si ama. Chi segue camminando con passione è libero, non vive come esecutore di ordini, ma come scopritore di nuove strade.

Sentirsi amati nella vita è la pienezza della libertà. Gesù Buon pastore offre la sua vita per il gregge che il Padre gli ha affidato. Lui le conosce una per una e le ama tutte ed ognuna in particolare. 

Allora non sentirti solo, vivi il tuo ruolo in questo mondo con passione, offri la tua vita con amore. Ascolta bene chi ti parla e ti ama e guarda il mondo con gli occhi dell’anima perché a volte questi ascoltano più delle orecchie. Ascolta con il cuore perché il cuore spesso ha le sue ragioni che la ragione non conosce. 

Vivendo così, sentirai la tua vita come vocazione e vivendo con passione e coraggio il tuo ruolo, scoprirai che la vita è vera, libera e genuina perché si fa servizio.   

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.

Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.

Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre.

Io e il Padre siamo una cosa sola».

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Oltre la delusione

DOMENICA 05 MAGGIO 2019

III DOMENICA DI PASQUA – ANNO C

VIDEO "OLTRE LA DELUSIONE" (clicca qui)
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Due elementi appaiono rilevanti in questo brano evangelico: la pesca e la risposta di Pietro alla triplice domanda di Gesù: «Mi ami più di costoro?» oppure «Mi ami più delle cose che hai?»

Per comprendere la risposta di Pietro, dobbiamo considerare diversi elementi presenti nella scena: la delusione, la pesca, la manifestazione di Gesù ed il riconoscimento da parte degli apostoli.

La frase di Pietro: «Io vado a pescare», posta all’inizio del brano, è la delusione dell’uomo, è come se dicesse «Io ritorno al mio vecchio lavoro, a un vivere più quieto, non è cambiato nulla e io non riesco a prendere una strada nuova”: Pietro è deluso dalla situazione, dai suoi sogni disillusi, dal domani uguale al giorno precedente.

Leggiamo ancora: «Ma quella notte, non presero nulla». Se non crediamo in quello che facciamo, anche un buon risultato non ci soddisfa. Se facciamo le solite cose senza entusiasmo, non peschiamo il bello della vita; se non crediamo nel domani, siamo pali pietrificati.

La domanda di Gesù, allora, non solo è un invito a fare le cose per amore mettendoci il cuore, ma anche invito a fare delle scelte: Simone, sei capace di staccarti dalle tue cose vecchie per iniziare con me una nuova strada? Simone, mi ami più delle tue vittorie, delle tue delusioni, dei tuoi successi e dei tuoi fallimenti? Simone sei disposto a lasciare questi 153 grossi pesci per seguirmi? È difficile a volte lasciare il certo per l’incerto. 

Ma Gesù ha fiducia nel cambiamento di Pietro e chiamandolo per tre volte ad essere pastore delle sue pecore, lo riabilita dal suo triplice rinnegamento, e Simone torna ad essere Pietro, pietra della chiesa, timoniere della barca della vita. La risposta di Pietro: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene», è certamente la conferma di un cuore ferito, ma disponibile ad assumersi ora la propria nuova identità. La forza dell’amore è cosi fantasiosa da influenzare sensibilmente il corso della storia e da cancellare le paure della delusione. 

Questo è il rischio che ogni giorno corriamo: per paura di affrontare il nuovo, si ritorna alle vecchie abitudine, dove ci sentiamo più protetti, ma rimaniamo mediocri.

Allora, noi, andiamo avanti, e saremo persone rinate in Cristo investendo la fiducia nelle sue mani ma non trascurando di metterci del nostro.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 21,1-19

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

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Oltre il toccare

DOMENICA 28 APRILE 2019  

II DOMENICA DI PASQUA DELLA DIVINA MISERICORDIA – ANNO C

VIDEO "OLTRE IL TOCCARE" (clicca qui)

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Dopo la Pasqua, l’evangelista Giovanni, ci racconta due apparizioni del Risorto, molto simili tra loro; in ambedue, campeggia la figura di Tommaso: nella prima per la sua assenza, nella seconda, otto giorni dopo, per il suo incontro ravvicinato con Gesù. Tommaso, colui che aveva detto se non vedo, se non tocco le ferite non credo, è anche colui che non si è lasciato abbattere dai tristi eventi di quei giorni, né dalla paura di ritorsione dei Giudei. È l’uomo con i piedi per terra e, con il suo carico di ricordi e di insegnamenti ricevuti negli ultimi tre anni, sta cercando con razionalità una strada da percorrere. Dopo il dono del “Pace a voi”, Gesù chiama Tommaso a verificare, a mettere il dito nelle ferite: lo invita a credere. Gesù, con le cicatrici della sofferenza nella quale ognuno di noi si identifica, non chiama solo Tommaso, oggi chiama me, chiama te, chiama ogni uomo alla concretezza della fede nel Risorto.

La perseveranza del Cristo nel cercarci, quasi ci tormenta, Lui nonvuole perderci; si è abituato alla nostra amicizia, si è innamorato della nostra compagnia e fa di tutto per incontraci, per averci con sé sempre. Tommaso è l’uomo che incarna il cammino dell’uomo. Con lui finisce la devozione e inizia la fede. Non ricordiamolo, però, solo per la sua incredulità. Lui è un discepolo appassionato; è colui che quando tutti hanno paura di seguire Gesù nel viaggio verso Gerusalemme, pur conscio del pericolo, afferma: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Ma davanti alla croce, scappa come gli altri e, dopo la morte cruenta di Gesù, fa fatica a credere alla risurrezione. Tommaso esprime le sue difficoltà, ci somiglia, ma ci aiuta anche a credere,e quando Gesù lo invita a “controllare” sul suo corpo le piaghe, lui, lo scrupoloso, vola fulmineo ed entusiasta alla conclusione, «Mio Signore e mio Dio!», riconoscendo in Gesù, quello che nessuno finora aveva affermato. E Gesù, di rimando: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto: beati coloro che non hanno visto e hanno creduto!»

Tommaso è artefice dell’insistenza di Gesù che dimostra comprensione per la nostra discontinuità, per la nostra incostanza; l’amore è cosi: chi ama veramente non mette in crisi né il suo amore, né l’amore dell’altro perché sa che l’amore vero è come un fiore alpestre che ha bisogno di vento forte e terreno duro per fortificarsi. 

Gesù crede nell’uomo e ama quel Tommaso, incredulo: gli mancava e lo aspetta, come oggi ama e aspetta te. Nei Vangeli, poche persone Gesù chiama per nome: oggi chiama te.

Ogni bene

don


Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome

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Cristo è risorto! Alleluia!

DOMENICA 21 APRILE 2019

PASQUA – RESURREZIONE DEL SIGNORE
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Il buio del sepolcro, diventato profondo per la pietra rotolata, sembra interrompere il cammino della speranza umana per un mondo migliore: inizia la solitudine dell’uomo e il silenzio di Dio. 

La veglia pasquale: notte più bella, più santa e più lunga di tutte le notti, dove abbiamo riascoltato il cammino della salvezza secondo le letture bibliche, apre al mistero. Il Cristo deposto dalla croce e rinchiuso nel sepolcro: è il buio della storia, è tutto ciò a cui non sappiamo dare spiegazioni. Non Israele, non Roma, non un nazione, non un popolo, ma l’uomo è stato colpito. Quella morte sul calvario ci rende certamente partecipi nel dolore, ma ancora oggi ci spinge a vivere in solitario la speranza che tutto può cambiare.

È inizio di un nuovo giorno, lo stesso giorno in cui Maria di Magdala rassegnata, ma ancora incredula della morte del suo Maestro, si reca al sepolcro, al mattino quando era ancora buio, per completare sul corpo di Gesù ciò che gli altri non avevano terminato. L’amore è questo: completare con il linguaggio del silenzio ciò che l’altro ha iniziato.

Da quell’alba del giorno dopo il sabato, con la pietra rivoltata, i verbi sono tutti di movimento: corrono le guardie, corre Maria, corrono Giovanni, Pietro verso il sepolcro a cecare la conferma della notizia. Il mondo si risveglia correndo, solo gli angeli seduti nella serenità del domani confermano la notizia: “Quello che cercate non è qui, non è tra i morti colui che vive, vi attende in Galilea”. Per tutti la meraviglia riaccende la speranza: fiamma ancora flebile carica di timore. “La speranza è un rischio da correre. Anzi, è il rischio dei rischi” (G.Bernanos).È questo il momento della Parola per dialogare con l’uomo.

Seguiamo l’eco delle campane che, in silenzio per tre giorni, ora danno parola all’uomo che non smette di portare di paese in paese, di città in città, da cuore a cuore la grande notizia: Cristo è veramente risorto; l’umano diventa eterno in Dio! Il cuore percepisce, la fede conferma. La vita ora diventa compito, l’umanità diventa responsabile e tu acquisti un significato nuovo. 

Anche tu, spettatore di questo grande mistero: con gioia rinasci alla vita, risorgi dal peccato, riprendi a camminare. Porta con te, nel mondo dove sei chiamato ad operare, il sorriso e riaccendi la speranza con l’augurio di una Pasqua Nuova.

Ogni bene

don

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 20,1-9

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

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Oltre l'Osanna

DOMENICA 14 APRILE 2019

DOMENICA DELLE PALME – ANNO C

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La settimana Santa è tempo dove la morte si confonde con il silenzio ed il silenzio dà sfogo all’amore e si esprimono parole, sentimenti, tanta paura. È l’ultima settimana di Gesù in cui anche noi ci impastiamo in una folla che osserva, che applaude srotolando tappeti al Cristo per incoronarlo re, tuttavia timorosa del cambiamento. 

La distanza dall’ “Osanna” al “Crucifige” nella Scrittura sono poche righe, nella storia pochi giorni, nella vita invece è nel potere della massa e non nella coscienza. Noi non rifletteremo su questa ingiusta condanna, ma vivremo la Passione con tre dei personaggi del Vangelo: Barabba, Pilato, Gesù. 

Barabba: all’alba del giorno dopo il Sabato, rinchiuso da sbarre arrugginite da sputi e bestemmie, ode grida di festa, strani movimenti, lingue di popoli diversi, canti che acclamano: “Osanna al figlio di Davide, Re d’Israele”. Quelle sono le parole che lui avrebbe voluto concretizzare con la spada; ma cosa ha costui che smuove e raccoglie tanta gente e la rende così felice? Se potesse incontrarlo! Condividere il suo progetto di liberazione del popolo! È la rabbia del perdente che cerca la scusa a qualche errore di troppo. Scoppia ora in lui il desiderio di conoscerlo e nella solitudine pensa sia giunta la sua ora e la resa dei conti dei suoi delitti: nasce una sete di pentimento. Barabba si sente inchiodato sulla croce già pronta per lui ma sulla quale prenderà il suo postoquell’Uomo che non vede, ma sente. Troppo tardi per i suoi sogni di gloria, ma giusto in tempo per essere il primo salvato per un altro cammino.

Pilato: al di sopra delle parti, si cautela con la legge. Appare come il Potere, ma è l’incerto della società, l’agnostico di ieri e di oggi, l’indifferente di sempre. 

I ciechi sono rimasti ciechi nonostante i miracoli.

Quello è di quelli che si lavano le mani, di quelli che dicono “non è un mio problema”. 

Il male avanza perché il bene ha smesso di camminare.

Gesù: acclamato dalla folla sa che gli “Osanna” non sono per lui, perché non è una pedina dei giochi politici della vita, lui guarda oltre. 

È consapevole che in quella ovazione di popolo, inizia la passione, inizia il “crucifige”.

Gesù, appeso alla croce, emana l’ultimo respiro: “Padre perdona loro perché non sanno quel che fanno” e dimentica anche il dimenticato. “Allora volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”. 

Gesù, Agnello senza macchia, viene immolato con le braccia aperte in segno di amore sul legno della croce: Lui è lì per abbracciare te.

Ogni bene
don

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Oltre le pietre

DOMENICA 7 APRILE 2019

V DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C

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Ancora una forte provocazione tra giustizia e misericordia nei confronti di chi ha peccato.

Situazione di fronte alla quale ci troviamo anche noi, spesso e volentieri.
Cercare la giustizia è corretto, ma infierire contro chi sbaglia non è cristiano.
Anche Gesù è messo alla prova di fronte ad un giudizio (cfr. Gv 8,6). Se non conferma la condanna dell’adultera e non fa procedere con la lapidazione, trasgredisce la Legge di Dio. Se, al contrario, decide a favore della Legge, allora ci si chiede: perché lui accoglie e mangia con peccatori e prostitute?

Nel quadro del Vangelo troviamo: Gesù, quelli che puntano il dito e, tra loro, trascinata dagli accusatori, una donna, giudicata adultera. 

Gesù trasforma questo giudizio popolare in un’opportunità per recuperare l’umanità e il vissuto personale di ciascuno dei presenti.

Bella la scena: uomini già pronti a scagliare i sassi del loro peccato diventato accusa, la donna in piedi, Gesù prima seduto, si alza e si china per scrivere con il dito per terra di fronte alla donna.

Non importa se scriveva i peccati altrui o norme della legge, fatto è che quando si alza, pronunciando la norma “chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra”, le braccia si abbassano, le mani si aprano, le pietre cadono, si spegne l’odio, incede la ragione; poi Gesù si china nuovamente e riprende a scrivere.

In verità, Gesù conferma la legge del Deuteronomio. Non impedisce che lancino le pietre, ma devono farlo, come per legge, quelli senza peccato. 

In questo modo i presenti sono costretti ad esaminare i loro sentimenti, le loro vite, le loro pietre. L’andarsene degli accusatori iniziando dai più anziani, apre alla verità.

Nella storia, in nome di Dio abbiamo già giudicato, condannato, ucciso, fatto bruciare vittime innocenti... 

Infine, Gesù si alza davanti alla donna già in piedi.

Gli altri sono andati tutti via, consci di essere peccatori ma ancora non consapevoli di essere bisognosi di misericordia. Nel quadro, tra i sassi caduti a terra, ora spiccano due figure: la misera e la misericordia. 

La grande colpa dell’uomo non sono le sue cadute ma il fatto che potrebbe ricominciare ad avere un cuore nuovo e non lo fa.C’è una crepa in ogni cosa ed è da lì che la luce si fa strada.

E Gesù non è lì per giudicare, sentimenti e operato altrui, ma per aprire le porte ad una forza nuova, per questo ci dice: “va’, e d’ora in poi non peccare più”.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.

Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.

Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

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Oltre l'attesa

DOMENICA 31 MARZO 2019 

IV DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C   

VIDEO "OLTRE L'ATTESA" ( clicca qui)

Per approfondire, vedi omelia da scaricare in fondo (Dokument anzeigen)
Luca nel Vangelo odierno dipinge una scena familiare: un padre, due figli, assente la madre.

Il minore, chiede le sue sostanze e va via di casa in cerca di libertà, l’altro resta in casa, scontento.
Luca sottolinea il dialogo che questi fanno con se stessi e tra loro, anche se il maggiore, a dire il vero,
non dialoga, rivendica. Scene usuali nelle nostre famiglie! 

Dopo la partenza del figlio minore, il padre brucia il tempo dell’attesa, nella speranza del ritorno.

Questi è Dio: desiderare la presenza, per valorizzare l’assenza con la gioia di un ritorno. 

Nella parabola il Padre vede il figlio ancora lontano e gli corre incontro. Lui non guarda il peccato che ha abbruttito suo figlio, ma vede un cuore pentito che tiene in piedi brandelli di vita corrosi dal rimorso, pronto a ricominciare: è suo figlio.

Quel figlio che ha scalfito nel cuore e nella mente parole sincere per chiedere perdono. Una richiesta che scaturisce dal bisogno di sfamarsi e di ritrovare la dignità che sembrava perduta: “Quanti salariati mangiano nella casa di mio Padre e io qui, muoio di fame; mi alzerò, andrò, dirò…

Dinanzi ad un amore tradito non resta altro che dire, con cuore umiliato: mi dispiace, non sono degno di te. 

Ciò che ci riempie il cuore nel pentimento, non è il dolore, ma l’amore di chi ci ama da sempre e non ha mai smesso di amarci, nonostante l’infedeltà.

Il figlio minore riconosce che la sua situazione non dipende da suo padre, ma dalle sue libere scelte sbagliate, e quindi non ha bisogno di ricorrere a lusinghe per chiedere perdono; il fratello maggiore, a differenza, colpevolizza gli altri per la sua mancata serenità. È più amante delle cerimonie e del legalismo che di un sano uso della libertà; è come quel formalismo religioso che coinvolge la gente, ma ci allontana da Dio.

Come sarebbe bello se cercassimo il Volto di Dio lodandolo con semplicità, piuttosto che prodigarci in rituali senza colore e calore privi di sincero pentimento.

La richiesta del perdono è una strada che inizia dalla consapevolezza di chi siamo e termina con un abbraccio. 

L’abbraccio è contemporaneamente fine e inizio di una vita nuova in cui abbiamo tanto da disfare, tanto da riparare, tanto da piangere.

Chiedi perdono al Padre, non resistere al suo amore misericordioso.

Pensa che le mani del Padre non si vergognano di abbracciare il tuo corpo, e la tua vita avvezza a tradimenti.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 15,1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinavano Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

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Oltre il castigo

DOMENICA 24 MARZO 2019

III DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C

VIDEO "OLTRE IL CASTIGO" (clicca qui)

Ancora due immagini da rivedere nel nostro cammino di fede: Dio giustiziere, Dio paziente.

Alcuni pensano che la malattia o i disastri naturali siano castigo di Dio come conseguenza degli errori fatti. Hai peccato, Dio ti punisce, l’uomo agisce male, Dio punisce l’umanità. Il presentare Dio come padrone vendicativo, è puro terrorismo religioso. Aldilà che Dio non può essere vendicativo, altrimenti non sarebbe Dio, Gesù smentisce quella classe religiosa che dialoga con lui nel vangelo e nega qualunque legame tra il peccato e la punizione divina.  La presenza della malattia o dei disastri naturali, non sono opera di Dio ma scaturiscono dall’uso irresponsabile che l’uomo fa dell’intelligenza, della libertà, dei beni di questo mondo e poi dobbiamo accettare che anche la natura ha il suo corso naturale. 

Gesù stesso ha sofferto e pianto per la morte del suo amico Lazzaro.
È solo il senso di una fragile onnipotenza colpita, che ha bisogno di cercare colpevoli, non una concreta ragione. Inoltre per testimoniare il cambio di mentalità e un modo nuovo per stare con le persone, Gesù presenta una parabola che è chiaramente in contraddizione con l’idea del Messia castigatore: essere pazienti.  Infatti nella parabola del fico che non portava frutti, Gesù dice al vignaiolo: Abbi pazienza, curalo ancora,” e poi vedrai.  Se non ci preoccupiamo di avere una formazione morale, civile e religiosa nella vita per rispettare la dignità di ogni persona e l’importanza del creato, avremo sempre bisogno di colpevoli per scusare le nostre mancanze. Un fatto di cronaca non deve spingere ad accusare, ma a cercarne le cause per non ricadere nell’errore. Dio, Padre amoroso, non vive per punirci, ma, addossandosi le nostre colpe, ci dona tempo necessario per curare, formare, convertire la nostra coscienza.

Allora convertiamoci, questo è il tempo del tempo dell’amore di Dio.  Spalanca la finestra del tuo cuore alla sua parola di luce. Non perdere questa occasione. Impossessati della pazienza di Dio. 

Ricorda che Dio non ha tempo per registrare le nostre azioni cattive, ma usa il tempo per valorizzare le nostre opere buone.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 13,1-9

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”.Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Oltre il Tabor

DOMENICA 17 MARZO 2019

II DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C

VIDEO "OLTRE IL TABOR" (clicca qui)
Quello che accade sul Tabor, si snoda tra due azioni: una di ascesa e una di discesa.
All’inizio Gesù che prende, sale e prega e alla fine del brano, una voce che ha il sapore di una risposta: Ascoltatelo! 

Nel mezzo, si snoda il raccontola tenacia di Dio nell’amare l’uomo, la realtà del Cristo, la stanchezza umana.
Ciò che lega il tutto, è la preghiera. Il Vangelo dice: “Li prese con sé salì sul monte”, ossia li allontanò da dove erano, dal loro fare giornaliero, per condividere con loro il suo cammino e l’esperienza della preghiera. Tutti i momenti forti della vita di Gesù,sono accompagnati da momenti di preghiera. 

Anche noi dovremmo trovare il gusto della confidenza con Dio per dare senso vero alle nostre giornate: se non si prega non si è uniti a Dio e non si perfeziona il modo di vivere.

Sul Tabor Gesù fa vedere se stesso come uomo perfetto in Dio; e, come Pietro, che vuol possedere questo momento di felicità per sé, per isolarsi dal mondo, anche noi potremmo dire: “Signore, restiamo qui; facciamo tre tende …”.
Ma non può essere così, perché la voce che viene dall’alto: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!», è invito all’impegno, alla dinamicità.  È come se dicesse, per evitare la sonnolenza del mondo nel campo della fede: tu che mi ascolti, non dormire.

Cessata la voce, fu rivisto Gesù solo, quasi a dire che la parola definitiva che va ascoltata è quella di questo Gesù: il trasfigurato sul monte, che si prepara ad essere lo sfigurato della croce; solo Lui, e Lui soltanto, va ascoltato.

Questa visione, che presenta un programma di vita, propone un cambio di mentalità; Pietro, invece cerca la stabilità, e, come ognuno di noi, non ha compreso che, questa esperienza durante il nostro cammino quaresimale, direi esistenziale, vuol ricordarci quale è lo spirito e il motivo del nostro cammino, per cui vale la pena affrontare, prove e tentazioni: raggiungere la Pasqua di Risurrezione.  Pietro è l’umano della vita, è la paura di ogni uomo, che teme di testimoniare la parola di Gesù li dove è chiamato ad operare. 

Poi, nel brano si spegne la voce, cessa la gloria, tacciono per un attimo i discepoli.
Ma noi, oggi, non possiamo annebbiarci, e non dobbiamo far spegnere questa voce perché non è solo voce del cuore, ma della verità.

Si diventa nella vita ciò che si ascolta con il cuore e lo si vive nel quotidiano camminare.

È nel colloquio con Dio e nello stare con i fratelli, che noi troviamo il meglio di noi stessi.

Allora, fermati, dialoga con Dio, offri la mano al tuo fratello e abbi fede.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 9,28b-36

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.
Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.
Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.

Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.

Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.

Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».

Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Oltre la tentazione

DOMENICA 10 MARZO 2019

I DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C

VIDEO "OLTRE LA TENTAZIONE" (clicca qui)

Entriamo nel vivo della Quaresima e, spinti dallo Spirito, seguiamo Gesù nel deserto, nelle sue tentazioni. 

Le tentazioni sono per tutti sempre le stesse: la gloria, la carne, i beni di questo mondo. La pretesa di apparire superiori agli altri, la voglia di soddisfare i desideri della carne come fossero la pienezza della felicità, e la brama di possedere più di quanto già abbiamo. Nel deserto della solitudine è in gioco la libertà di scegliere tra il bene ed il male. (Ricordiamo che se non avessimo la possibilità di scegliere, di rinunciare, noi non potremmo esercitare la nostra libertà!)

Gesù, come ciascuno di noi, non è tentato su cose a lui impossibili. La tentazione non è essere confrontati con qualcosa superiore alle nostre forze, ma essere tentati su cose che potrebbero già appartenerci, che, una volta raggiunte, ci renderebbero felici o soddisferebbero un nostro bisogno. La tentazione è subdola, e gioca con malizia sulle nostre temporanee necessità. Tuttavia, in quel momento, non possiamo esercitare la nostra libertà e soddisfare la richiesta del tentatore perché il soddisfarla sarebbe una sottomissione al diavolo stesso. La questione non è sulla valutazione dei nostri desideri, che spesso sono anche legittimi, (come avere fame dopo 40 giorni!), ma da CHI accettiamo che i nostri desideri siano soddisfatti.
Il gioco della libertà è sempre una questione di relazione e di affidamento. 

A CHI mi affido e di CHI mi fido? 

Gesù con le sue risposte ce lo insegna! Si affida alla Parola del Padre. Cita la Sacra Scrittura indicandoci la via della nostra vittoria sul male. Conoscere la Parola ed imparare ad usarla! La Parola di Dio guidi la nostra vita. 

Gesù agisce quando cuore, mente e braccia, sono in perfetta sintonia. È spossato dalla fame, avvilito nella solitudine, umiliato dal nemico, eppure si prende tempo. L’esercizio di libertà ha il suo tempo e le sue ragioni e, in determinati momenti il non cedere è l’unica vera possibilità di attuarla. 

In questo cammino quaresimale, impariamo il buon esercizio della libertà, della calma, della pazienza, dell’attesa, della lettura e del buon ascolto della Parola di Dio per saper resistere nel tempo della prova. 

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 4,1-13

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo.

Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame.

Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l’uomo"».

Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo».

Gesù gli rispose: «Sta scritto: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"».

Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano"; e anche: "Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"». Gesù gli rispose: «È stato detto: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"».

Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Oltre la maschera

MERCOLEDÌ DELLE CENERI - 6/3/2019

VIDEO "OLTRE LA MASCHERA" (clicca qui)

Iniziamo oggi il cammino quaresimale, un tempo di cambiamento, con il desiderio di stare con Qualcuno per raggiungere un traguardo: realizzare la conversione del cuore e giungere alla pienezza della Pasqua.
È tempo per prendersi tempo per noi, e trovare nel silenzio della nostra vita il desiderio di parlare di più con Dio, ascoltare la sua parola, piegare le ginocchia e aprire le braccia al cielo con gratitudine per i doni ricevuti. 

Ognuno deve vivere la sua Quaresima. Cosa fare? Fermarsi, entrare nel cuore, nella mente e agire con un cambio di mentalità: pensare non solo a ciò che facciamo ma a come lo facciamo. Gesù ci dice: non fate le cose per essere ammirati, ma con semplicità e dedizione. Rovesciamo il nostro comportamento, rendiamo pubblico ciò che normalmente nascondiamo e rendiamo segreto ciò del quale normalmente ci vantiamo. Buttiamo la maschera della ipocrisia e facciamo nel segreto le nostre buone opere affinché, come il seme caduto nella terra, possano dare a suo tempo frutto e questo in abbondanza.

Questo è Quaresima, soltanto 40 giorni: viviamo questo tempo di grazia per essere noi stessi autentici senza maschera. 

Con questo spirito è facile apprezzare le piccole cose, riconoscere l’essenza e non l’apparenza, donando del nostro, privandoci non del superfluo, ma di qualcosa che è necessario per l’altro. È bello vedere il fratello sorridere perché si scopre amato da noi. 

È tempo in cui la maschera si mette da parte e appare il volto nella nostra pochezza. Alza la cornetta del tuo telefono per rintracciare chi non cercavi da tempo. Vai a visitare un malato, che, se anche non ti riconosce più, ha bisogno della tua carezza. La cosa che ti impreziosisce è il tempo che hai donato.
Non per dovere o per costrizione, ma perché sai che ogni vita, anche la tua, si coltiva nell’amore. 

È quaresima: non avere paura di iniziare, supera il timore di cambiare e compi opere buone. 

Buon cammino.

Ogni bene
don


Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.

Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Oltre lo sguardo

DOMENICA 3 MARZO 2019
VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C

VIDEO "OLTRE LO SGUARDO" (clicca qui)
Ancora due domande provocatorie che non hanno bisogno di risposte:
“Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due nella fossa?”
La presbiopia del cuore che esagera i difetti altrui e benefica i nostri,
rende spenti i nostri occhi e annebbia la realtà cui apparteniamo. 
Abbiamo occhio di lince nello scorgere, osservare, evidenziare, giudicare i difetti del prossimo
e siamo talpe cieche per i nostri difetti. Siamo pronti a dare consigli per gli errori altrui,
ma cerchiamo scusanti per noi. Dobbiamo imparare ad analizzare il nostro cuore prima di accusare gli altri. La “colpa” è zitella, nessuno l’ha mai voluta in sposa.
Vediamo male perché il nostro cuore non è limpido. Il cuore è lo specchio dell’anima, è linfa dei nostri pensieri, del nostro parlare, del nostro essere, è linfa dell’albero della nostra vita. 
Il frutto di un albero è buono se la sua linfa è buona.
Soltanto un’analisi personale autentica può essere una sana condizione per aiutare il fratello a correggersi, dopo che noi stessi ci siamo sforzati di correggere i nostri errori.
Prima di accusare gli altri impariamo a dire quelle tre parole importanti: scusa, mi spiace, ho sbagliato. 
Gesù ci dice nel Vangelo: ” A voi che ascoltate … “ È un consiglio, accettiamo l’invito.
Un cuore pulito crea nell’animo un silenzio che apre all’ascolto.
Accogliamo la Sua Parola per prepararci a vivere le nostre relazioni. 
Meditiamola nel nostro cuore per essere guide vere. 
Testimoniamola non per giudicare ma per usare misericordia.
Purifichiamo il nostro cuore per offrire un frutto maturo, abbondante al fratello che cammina insieme a noi.
“Un cuore contrito ed umiliato tu, o Dio, non disprezzi!” (Sal.50)
Il cuore, e l’evangelista Luca insiste, è l’anima del nostro vivere, è luce per il nostro andare,
è condizione per una buona vista.
Non è difficile arrivarci: basta guardarsi dentro con sincerità ed il benedire sovrabbonderà sulla nostra bocca. L’agire del cuore non si vede, ma si sente.
Ogni bene
Don

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,39-45
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: “Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: ‹Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio›, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d'altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda".

 

Oltre la realtà

DOMENICA 24 FEBBRAIO 2019

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

VIDEO "OLTRE LA REALTÀ" (clicca qui)

L’evangelista Luca, dopo le beatitudini e sempre in quel luogo pianeggiante,
ci presenta una provocazione di Gesù: ama i tuoi nemici.
Dopo queste parole non ci vorrebbero altre parole, solo l’innocenza del silenzio per custodirne l’eco.

Gesù ci invita non solo a non odiare ma attraverso quei sette verbi concreti: fate, benedite, pregate – validi per tutti – e poi con gli altri che sono personali come: porgi, non rifiutare, dà, non chiedere indietro, vuole risvegliare in noi la vera funzione del cuore: Amare. 

Gesù chiama Giuda amico,accoglie il ladrone nel suo Regno, perdona i suoi carnefici, affinché l’Amore converta il loro cuore. Amare non è questione di emozioni, ma di gesti coerenti.

Il cristiano avverte il nemico in tutte le sue forme, ma deve andare oltre l’amare chi ci ama. Amare però, non vuol dire cedere e piegarsi, ma nel rispetto della dignità reciproca si deve cercare un modo per dialogare e aprire spazi di misericordia perché si trovi la strada dell’incontro, della conoscenza, della riconciliazione. Senza dialogo, si alzano muri, scoppiano fraintendimenti, rimane solo la prepotenza dell’ignoranza.

Nessuno di noi è definitivamente perduto: c’è sempre una possibilità di recupero.

Ha potuto di più, chi più ha amato.

Non è facile, ma ascoltando Gesù in quel luogo pianeggiante, è possibile.

La credibilità del cristiano sta nel vedere nell’altro “l’uomo”, diverso se si vuole, ma pur sempre Uomo, con questi deve vivere, correggersi, rispettarsi, dialogare, camminare, scontrarsi,
ma “non tramonti il sole sulla [nostra] ira”.

Su questa strada, scopriremo così che il nemico non è l’altro, spesso si alimenta all’interno delle nostre famiglie: siamo noi stessi, il peggior nemico di noi stessi, quando vogliamo dominare sull’altro o far prevaler il nostro “io” fino a coinvolgere, sull’altare dell’amicizia persone che poi diventano nostre complici. 

Quanti nemici sono amici per convenienza! 

Ogni bene 

Don

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 6,27-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non richiederle indietro.

E come volete gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.

Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso .

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio”.

Oltre la mente

DOMENICA 17 FEBBRAIO 2019

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

VIDEO "OLTRE LA MENTE" (clicca qui)

“Beati voi … guai a voi”. In questo brano, l’evangelista Luca, ci pone dinanzi ad un bivio vitale
per raggiungere la felicità. Lui non parla della povertà come scelta o come fatalità,
ma come triste conseguenza di un arricchimento ingiusto da parte di altri! 

Il luogo pianeggiante che evidenzia, non è solo una mera descrizione,
ma è quel luogo che si raggiunge senza difficoltà,
è consapevolezza che tutti possiamo stabilmente abitarvi:
ognuno di noi può partecipare alle beatitudini
o scegliere di essere causa della ingiustizia, dell’infelicità altrui.

Dinanzi a questa responsabilità, acquista forza quel “guai a voi…” come criterio di discernimento,
oltre la mente, per illuminare i cammini da percorrere nel nostro vivere quotidiano.

Le Beatitudini, per viverle, devono trasudare di coerenza: nell’intelletto, nella volontà, nel cuore e, soprattutto, nell’agire. Facciamo il bene, bene! 

La rettitudine della mente, del cuore e dell’azione è l’approdo della nostra gioia.

La pace non deriva dalla ricchezza o dalla povertà,
ma da come ci poniamo dinanzi ad esse.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 6,17.20-26

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.

Oltre la rete

DOMENICA 10 FEBBRAIO 2019

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

VIDEO "OLTRE LA RETE" (clicca qui)

«Abbiamo faticato tutta la notte… ma sulla tua parola…» A volte è proprio cosi, lavoriamo tutta la notte, tutta una vita e non peschiamo nulla: forse è sbagliato il perché facciamo le cose. Lavoriamo senza futuro, senza amore, senza passione! È sul “perché viviamo” che ci giochiamo la felicità della nostra vita. Gesù ci dice: cambia mentalità, caro amico, cambia la zona logica, non progettare per te e te soltanto; lancia quella rete oltre i tuoi pensieri, oltre i tuoi bisogni: alza lo sguardo, punta lontano. Ciò che fai, fallo con amore, tira fuori l’abbondanza che è in te.
Qualcuno ti aiuterà ad andare oltre le tue forze per raccogliere ogni sorta di… desideri, oltre le tue aspettative. Abbi fiducia! Piega le ginocchia! Allarga le braccia! Tu sei importante per Lui.

Ogni bene

don

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 5,1-11

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.

Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».

E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Oltre la ragnatela

DOMENICA 03 FEBBRAIO 2019
IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

VIDEO "OLTRE LA RAGNATELA" (clicca qui)
È  ancora domenica… ed il Vangelo  ci porta una riflessione che penso faccia sicuramente per noi…
Dice il Vangelo: “non è costui il figlio di Giuseppe ...?!?”
Quanti preconcetti (sulle persone) che disturbano la vista e deteriorano il cuore... non siamo capaci di vedere con il cuore... "l’essenziale è invisibile agli occhi" 
Il bene si può fare ovunque e comunque, ma a volte non tutti sanno leggere con occhi accoglienti il bene che viene fatto, allora non preoccupiamoci di ciò che possono pensare gli altri, facciamo il bene e noi leggiamo con gli occhi del cuore ciò che fanno gli altri...  chi non sa leggere bene le azioni che fanno gli altri è accecato dall’invidia, dalla gelosia... è un infelice!
Amici miei, noi vedremo vivere la nostra vita e fiorire la felicità in quel seme che saremo capaci di donare agli altri.
Ogni bene

don


Dal Vangelo secondo Luca

Lc 4,21-30

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

La vita è bella

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